Nathalie Moellhausen
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Intervista a Nathalie Moellhausen: “Scherma è passione, esperienza e arte”

Nathalie Moellhausen si racconta in un’intervista a Mam-e.it: una vita in pedana tra Olimpiadi, Mondiali, impegni artistici e il progetto “5Touches”

Nata in Italia il 1 dicembre 1985 da madre brasiliana e padre italo-tedesco, Nathalie Moellhausen è riuscita, assalto dopo assalto, a raggiungere il suo obiettivo: “diventare la migliore del mondo con la bandiera del Brasile”. Nathalie Moellhausen, Campionessa del Mondo di spada ai Mondiali di Budapest 2019, ci ha raccontato i suoi primi passi nel mondo della scherma fino ad arrivare ad un momento cardine della sua carriera: il passaggio dalla nazionale italiana a quella brasiliana, una scelta non compresa da chi era al di fuori ma che, per lei, si trattava di qualcosa di molto importante che andava al di là della finalità sportiva. Inoltre, Nathalie Moellhausen ci ha parlato della sua preparazione e partecipazione ai Giochi Olimpici di Tokyo 2020 fino ad arrivare al progetto 5Touches, un brand da lei creato capace di unire al linguaggio sportivo della scherma quello fisico, mentale, culinario, artistico e stilistico.

(Fotografo immagine copertina: Anka)

Nathalie Moellhausen
Nathalie Moellhausen, oro ai Mondiali di Budapest 2019 (Fotografo: Augusto Bizzi)

Intervista di Mam-e.it a Nathalie Moellhausen

Quando hai iniziato a fare scherma?

Io sono nata a Milano e la scherma era uno degli sport che veniva proposto a scuola. Mi ricordo che non c’era nessuna ragione in particolare per la quale mi sono avvicinata alla scherma. Non avevo nessuno in famiglia che fosse appassionato, a parte mio nonno che vedeva sempre la scherma alle Olimpiadi. Ho iniziato a praticare questo sport perché sono stata attratta dalla spada. Ero attirata dal fatto che questa disciplina sportiva fosse completamente diversa da tutte le altre. Inoltre, considerando la mia personalità e il fatto che mi piacesse fare cose fuori dal comune ho deciso di cominciare a praticare scherma. Ho iniziato a scuola a 5 anni e poi a 8 anni sono passata al club Mangiarotti, uno dei più antichi e prestigiosi circoli di spada di Milano e dell’intera Italia.”

Come è stato il tuo percorso iniziale nella scherma fino ad arrivare a muovere i primi passi con la Nazionale Italiana?

Da piccola mi ricordo che vinsi una gara importante a scuola contro un ragazzo (a quell’età ancora non c’era divisione tra maschi e femmine) e, da lì, i maestri di scherma parlarono con i miei genitori e mi invitarono ad andare al club Mangiarotti dove ho iniziato a fare spada, mentre prima per l’età potevo fare solo fioretto. Mi ricordo che il mio primo maestro polacco entrò in palestra e disse “voglio allenare lei” e, immediatamente, mi mise alla spada.

“Vinsi ogni tipo di torneo che ci poteva essere sia a livello regionale che nazionale fino a che, ad un certo punto, gli allenatori che lavoravano nella Nazionale mi hanno reclutato. Feci molto bene in un torneo di categoria superiore e da lì mi chiamarono in Nazionale. Mi ricordo quell’esatto momento in cui ricevetti la chiamata: era estate, ero in vacanza, stavo suonando la chitarra ed ero totalmente su un altro pianeta. Andai poi a fare il primo allenamento delle “Azzurrine” e, a quel punto, dalla Nazionale Junior il commissario tecnico della Nazionale mi invitò a fare una gara di Coppa del Mondo Junior a Palermo perché voleva vedermi gareggiare. Nonostante fossi ancora cadetta, a quella gara arrivai terza e mi si è aperto poi un mondo.”

Dopo aver vinto delle medaglie con l’Italia, Nathalie Moellhausen si è fermata per un periodo di stop e poi hai ripreso a fare scherma con la Nazionale Brasiliana. Che cosa ti ha spinto ad andare in Brasile?

Le vere motivazioni che mi hanno spinto a lasciare l’Italia per il Brasile non le ho potute mai rivelare né ai giornali, né alla Nazionale italiana, tanto meno a quella brasiliana perché avrei creato una speranza senza mai aver ancora compiuto la mia promessa diciamo, soprattutto a me stessa. Oggi posso assolutamente rispondere a questa domanda dopo aver vinto il mondiale con il Brasile, che è stato un evento storico nel 2019. Le ragioni e le motivazioni che mi hanno spinto a questo cambio sono legate ad un approccio mio rispetto alla scherma, che non è legato soltanto ad una finalità sportiva. Il mio lavoro è fare direzione artistica, sviluppare la scherma non solo come sport ma anche attraverso un linguaggio più artistico, attraverso progetti sociali che portano allo sviluppo di questa arte.

Ho deciso di smettere dopo le Olimpiadi di Londra 2012. Mi era stato affidato l’incarico di regista dell’evento di Gala per i 100 anni della Federazione Internazionale di scherma: un’esperienza lavorativa che ha cambiato la mia vita. È stato un evento che ha messo in scena la mia visione artistica e sportiva della scherma e che mi ha permesso di riflettere sul modo in cui ho vissuto i miei successivi anni di carriera sportiva. Durante quell’anno di pausa mi sono resa conto che era importante sviluppare la scherma a livello mondiale e poter espandere la bellezza di questo sport nel mondo. Il fatto di avere la doppia nazionalità per una nonna brasiliana mi ha permesso e mi ha spinto a fare questo cambio: volevo quindi diventare la migliore del mondo con la bandiera del Brasile.”

Nathalie Moellhausen
Nathalie Moellhausen in pedana (Fotografo: Augusto Bizzi)

È stato difficile il passaggio dall’Italia al Brasile?

Cambiare nazionalità viene tanto giudicato e non è mai facile, ma quello che per me era importante era divulgare lo sport e farlo al 100%. Ero curiosa di vivere questa esperienza, volevo mettermi in gioco in un contesto completamente nuovo. Tanti dicono che ho scelto la strada più facile, ma non è stato affatto così. Sono arrivata in Brasile come n°250 del ranking e ho dovuto risalire la classifica brasiliana per riuscire ad avere l’appoggio del club e della federazione. Ho in qualche modo ricostruito tutto da zero ed è stato come buttarsi nel vuoto.”

In Brasile, quanto ha inciso il livello mentale piuttosto che quello fisico?

Negli ultimi 7 anni l’aspetto mentale per me ha giocato tantissimo. Quando ho ripreso a fare gare per il Brasile, giocava tanto il fatto di non essere più italiana, ma brasiliana. Ci sono degli aspetti che indirettamente influenzano il tuo modo di fare scherma, ma bisogna imparare a tirare anche in queste situazioni di stress perché so che comunque è stata una mia scelta mettermi in questa situazione. L’aspetto mentale mi ha fatto lavorare molto su me stessa. Ho avuto vicino degli esperti che mi hanno aiutato molto nella preparazione mentale e che mi hanno permesso di prepararmi al meglio alle situazioni di gara. Come dico sempre, ritengo che la mente è un muscolo che va allenato come tutto il resto del corpo.

Come vivi il momento della pedana a livello mentale?

Quando si sta in pedana si parla di frazioni di secondo, basta un momento di esitazione mentale che si trasforma subito in un movimento parassita del corpo che, a sua volta, diventa un segnale debole che l’avversario può attaccare. La scherma non è ragione ma sentimento, è una sensazione. In pedana ci vai sì con la testa, ma anche con il cuore. Devi sentire le vibrazioni del tuo avversario. L’istinto è fondamentale ed è la cosa più difficile da sviluppare per un’atleta e la scherma ti insegna a svilupparlo.

Hai qualche rito scaramantico prima di scendere in pedana?

Per tanti anni ho avuto dei riti scaramantici, complice anche il fatto che mia nonna brasiliana era molto superstiziosa. Poi, ad un certo punto, con il tempo mi sono resa conto che ogni gara è un momento unico, fatto di sensazioni e cose uniche e non è mai possibile riprodurre una gara uguale all’altra. Non ho più quindi dei riti scaramantici, ma il giorno della gara compio determinati atteggiamenti e routine a livello mentale come, ad esempio, ho delle frasi che ripeto e mi visualizzo in testa la gara che dovrò affrontare.

Come è stato affrontare Rossella Fiamingo all’ultima Olimpiade di Tokyo?

Era un match atteso da tutti perché molto importante, al primo giro nessun match era come quello tra me e lei. Era sicuramente una sorta di finale olimpica anticipata. Quello che sapevo quando sono scesa in pedana è che stavo affrontando una delle atlete più forti del circuito (n°29 del ranking mondo) anche se io ero la n°3 a livello mondiale.”

“Nelle gare passate tra di noi c’è un trascorso di 5 vittorie sue ed una vittoria mia, tra l’altro la prima volta che si siamo affrontate. Il fatto di avere vinto soltanto una sola volta contro di lei è un chiaro aspetto che può giocare non solo a livello strategico ma soprattutto a quello mentale. Anche se sapevo di aver perso tot volte contro di lei, comunque sapevo che il momento che contava davvero era quello in cui stavo gareggiando. Infatti, quest’ultimo match è stato sicuramente il miglior match che io ho fatto contro di lei.”

Nathalie Moellhausen
Moellhausen-Fiamingo alle Olimpiadi di Tokyo 2020

Come è stata la tua preparazione al match contro la Fiamingo?

Prima dell’inizio delle Olimpiadi sapevo al 50% che lei poteva essere la mia sfidante a Tokyo 2020. Sapere di poter gareggiare contro di lei mi ha dato modo di lavorare su aspetti tecnici diversi che sono riuscita a mettere in gioco. Io paragono il combattimento di scherma ad una relazione: spesso vuoi usare un linguaggio e fare in modo che anche chi hai di fronte lo segua.”

“So che ho iniziato questo combattimento 3-0 per lei e stavo ripiombando nel passato non facendo nulla di quanto preparato nei mesi prima. A quel 3-0 ho detto o cambio o finisce malissimo e da 3-0 siamo passati a 5-6 per me fino ad arrivare punto a punto al 9 pari e, nell’extra time ha poi vinto lei. Continuava a portarmi dove era a suo agio e io cercavo di non farmi tirare dentro. Sapevo che nel mio primo match alle Olimpiadi avrei dovuto fare qualcosa che era contro la mia natura, ma me la sono giocata sicuramente al mille per mille.

Nel corso della preparazione olimpica di Nathalie Moellhausen, quanto ha inciso non allenarsi in determinate strutture?

Personalmente per me è stato l’anno di miglior preparazione in assoluto, non mi sono mai sentita così pronta. Anzi, la pandemia non è stato un ostacolo ma mi ha creato una forte motivazione. Mi dispiace solo non aver fatto gare, perché sono quelle che ti abituano al ritmo della pedana.

Come sono state queste Olimpiadi di Tokyo 2020 rispetto alle precedenti?

Le Olimpiadi che ho vissuto sono tutte diverse tra di loro e sicuramente questa ha una sua unicità. L’organizzazione in Giappone è stata eccellente. È stata un’emozione molto forte non avere il pubblico durante le gare perché l’energia non era la stessa, non c’era la solita atmosfera da palcoscenico. Eravamo però già preparati a tutto questo. Per noi atleti è stata dura doversi allenare in casa e non tutti hanno potuto avere la stessa preparazione prima di arrivare all’Olimpiade a causa delle diverse restrizioni nei vari Paesi. Il dislivello di preparazione infatti è stato enorme, anche per il fatto che non c’è stata nessuna gara dall’inizio della pandemia fino alle Olimpiadi, nessun punto di riferimento per gli atleti.

Una particolarità di Tokyo 2020?

Sicuramente, la cosa particolare che ho fatto a queste Olimpiadi di Tokyo e che non mi è mai capitato nella mia vita è stato dormire su un letto di cartone.

Avendo partecipato a tre edizioni dei Giochi Olimpici (Londra 2012, Rio 2016 e Tokyo 2020), qual è stata per te l’Olimpiade più significativa?

Sicuramente l’Olimpiade di Rio 2016, unica al mondo per l’atmosfera brasiliana e per il fatto di averla vissuta da atleta di casa.”

Quali sono i tuoi obiettivi e progetti per il futuro?

“In questo momento sono occupata con il progetto “5Touches” che, per il momento, è una piattaforma online dove presento determinati servizi come, ad esempio, la mia esperienza professionale o gli esperti con i quali ho lavorato vengono messi a disposizione delle persone che ne vogliono usufruire. L’idea di “5 touches” è quella di utilizzare la scherma non solo attraverso il linguaggio sportivo ma anche tramite quello: fisico, mentale, culinario, artistico e stilistico.

Nathalie Moellhausen
Il progetto 5Touches di Nathalie Moellhausen

Ad esempio, la parte fisica riguarda un servizio a domicilio di fitness e, da settembre, proporrò anche la parte riguardante la scherma, ossia la mia preparazione sportiva, il mio lavoro di gambe ecc.; la parte stilistica riguarda una linea di moda dove propongo gioielli e sportswear; nella parte artistica propongo opere d’arte ispirate alla scherma; la parte mentale riguarda un format dove le persone possono avere accesso alla mia esperienza personale “behind the mask”, dove potersi confrontare ed avere dialogo anche con gli esperti che mi hanno aiutato; la parte culinaria ovviamente riguarda tutto quello inerente l’alimentazione da seguire.”

Per concludere, tre parole per spiegare che cosa è la scherma per Nathalie Moellhausen

Scherma è passione, esperienza e arte.”

 

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Editor: Marta Colletto

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