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#Unfit: il documentario sulla psicologia di Donald Trump

#Unfit: il documentario sulla psicologia di Donald Trump realizzato da Dan Partland

In vista delle elezioni americane del 3 novembre 2020, Dan Partland, regista e produttore, ha realizzato #Unfit. Si tratta di un documentario che studia il fenomeno Trump sotto un punto di vista psicologico, esplorando la personalità e l’immagine politica dell’attuale presidente americano.

La prospettiva non è politica o governativa, ma totalmente psicologica e comportamentale. «Sono partito dall’idea che c’era qualcosa di sbagliato, – ha affermato Partland – ma non volevo usare la politica per spiegarlo. Mi sono chiesto: quali sono gli aspetti psicologici che accomunano gli autocrati della storia contemporanea? Sono gli stessi che possiede Donald Trump?».

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#Unfit.

Così il regista si è affidato all’analisi di psicologi, psichiatri, storici e comunicatori politici che hanno individuato i motivi che rendono Trump inadatto (unfit appunto) al ruolo istituzionale che ricopre. Ad intervenire in queste analisi sono anche degli ex collaboratori delle amministrazioni repubblicane precedenti a Trump, come quella di George Bush.

Nell’insieme si crea un mosaico fatto di materiale repertorio del mandato presidenziale di Trump emerso dalle conferenze stampa, dal rapporto con i media, dalla sua rappresentazione machista e visionaria della realtà, e l’indagine cinica di esperti che ritengono pericoloso sottovalutare Trump.

Grazie a questo documentario, Dan Partland rompe la regola del silenzio e fa sì che esperti e studiosi si espongano a denunciare il pericolo che costituirebbe la rielezione di Trump. In particolare, ciò che di più spaventa è il suo atteggiamento negazionista e superficiale nei confronti della pandemia da Covid-19, che ha portato a disastrose conseguenze in tutti gli Stati Uniti.

I temi affrontati nel documentario su Trump

Il documentario su Trump si apre con il Programma di affidabilità personale, ovvero uno screening previsto per i candidati militari che entrano a far parte dell’esercito. Si tratta di un protocollo molto rigido e approfondito di valutazione, previsto per ogni singolo membro dell’esercito. Ma non è previsto per il presidente americano, che di fatto è il capo di tutte le forze armate.

Lo stile politico di Trump è basato sulla guerra del nemico che è sempre alle porte, quel nemico che minaccia gli Stati Uniti. Questo ha alimentato in molti americani una paura dell'”altro“, del “diverso“, tanto da arrivare all’innalzamento del muro al confine con il Messico. Tutto ciò a favore della supremazia militare americana e del conservatorismo bianco, che stanno alla base dei consensi a favore di Trump.

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Il muro al confine tra Stati Uniti e Messico.

Trump: un “narcisista maligno”

Trump ha un’arma vincente a suo favore, e la sa anche usare egregiamente: il lessico. Da sempre, il presidente si è autocelebrato come superuomo, ed è anche in grado di insultare gli avversari senza un minimo di diplomazia.

Fin dai primi anni come uomo d’affari, Trump si è costruito l’immagine di sé come benefattore dell’umanità. E anche oggi, egli si considera come vittima di un sistema che deve combattere da solo in una continua battaglia con i suoi avversari.

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Donald Trump da giovane.

Lo psicologo John Gartner, docente della John Hopkins e fondatore di Duty to Warn (associazione che si occupa di salute mentale), ha attribuito a Trump la sindrome del “narcisismo maligno“. Essa è stata identificata da Erich Fromm negli anni ’60, e prevede disturbi psicologici come paranoia, narcisismo e sadismo.

Ad intervenire sono anche Billy Kristol, analista politico, George Conway, avvocato e marito di Kelly Conway, ovvero la consigliera del presidente, e infine Richard Painter, avvocato e consigliere etico durante la presidenza di Bush.

Insieme gli studiosi definiscono pericoloso il comportamento psicologico di Donald Trump, che è stato definito da Justin Frank come “sociopatico, truffatore, misogino, razzista e sadico”.

Gli esperti intervistati in #Unfit, però, non hanno l’obiettivo di condannare i disturbi mentali come impedimento per ricoprire delle cariche politiche. Infatti, essi riportano due esempi dove le sofferenze mentali si sono dimostrate funzionali. Si tratta dei due casi di Abramo Lincoln e Bill Clinton.

Ma la differenza di Trump è che egli è sempre stato un politico senza scrupoli, arrogante e violento.

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