Cinema,  Spettacolo

STENO: 100 ANNI DI MAGICA COMMEDIA

Nasceva il 19 gennaio di cent’anni fa il pioniere della commedia all’italiana, precursore e compagno di strada di Risi e Monicelli e dei cinepanettoni dei pargoli Vanzina. Le recensioni di 12 dei suoi film più belli

Steno, nome d’arte di Stefano Vanzina, padre nobile della commedia all’italiana e indiretto responsabile dei cinepanettoni dei figli Carlo ed Enricoè stato uno dei più grandi registi e sceneggiatori protagonisti del Rinascimento cinematografico italiano post-neo realismo, assieme ai giganti Risi e Monicelli. Meno nominato rispetto ai due perché il suo nome veniva oscurato da quello dei protagonisti dei suoi film di maggiore successo, i maggiori assi della commedia nostrana, Totò e Alberto Sordi. Ricordiamo Steno attraverso le nostre recensioni di alcuni dei suoi maggiori capolavori, a partire dalle perle girate  con il Principe De Curtis.  

Totò a colori (1952)
Nel ridente paesino di Caianello, il maestro Antonio Scannagatti, musicista e compositore, attende da quindici anni la risposta degli editori Tiscordi e Sozzogno riguardo allo spartito di una sua opera. Un giorno si decide e parte per Milano. La trama è solo un labile pretesto per le esilaranti esibizioni del comico napoletano. Memorabile la scena del vagone letto con l’ottima spalla Mario Castellani, ampiamente collaudata da Totò nei suoi spettacoli teatrali. Come suggerisce il titolo, si tratta del primo film a colori girato dall’attore.Totò e i re di Roma (1951)Il modesto archivista di un ministero, sposato e con cinque figlie a carico, spera inutilmente in una promozione. Dopo aver indispettito il suo Direttore Generale in un paio d’occasioni, il poverino è costretto a dare l’esame per procurarsi la prescritta licenza elementare. Come al solito, il film grava tutto sulle spalle del bravissimo Totò, aiutato nell’occasione da uno strepitoso Alberto Sordi che si fa notare nei panni del puntiglioso professore.

Totò Diabolicus (1962)

Il più astuto e malvagio di quattro fratelli, incredibilmente somiglianti l’uno all’altro, decide di eliminare gli altri tre per entrare in possesso di una grossa eredità. Escogita un piano diabolico e prende l’identità di uno di loro, un religioso. Totò puro, nel suo periodo migliore (anche se quasi cieco da ormai cinque anni), che ha sei ruoli diversi. Versione comica di Sangue blu (1949) di Robert Hamer con uno straordinario Totò (al posto di Alec Guinness che interpretava otto personaggi) che si fa in quattro nella caratterizzazione dei diversi fratelli.

I moschettieri del mare (1961)

Tre pirati scampano a un naufragio e riescono a impossessarsi di un galeone. Assieme ad altri compagni, i bucanieri riescono a raggiungere Maracaibo. Un film avventuroso di poche pretese, parzialmente ravvivato dalla bella e sfortunata Annamaria Pierangeli (morta suicida nel ’71), al suo ritorno in Italia dopo i fasti hollywoodiani.

Un americano a Roma (1954)

Alberto Sordi riprende il personaggio di Nando Mericoni, sperimentato con successo l’anno precedente nell’episodio più divertente di Un giorno in pretura
(sempre diretto da Steno). Un giovane romano, con il chiodo fisso dell’America, minaccia di buttarsi giù dal Colosseo per ottenere l’agognato viaggio negli Stati Uniti. Il film ha una trama deboluccia e una struttura quasi inesistente, anche se è tenuto in piedi da un Sordi a dir poco straordinario. Magistrale la lunga sequenza iniziale, quando il protagonista torna a casa dal cinema.

Mio figlio Nerone (1956)

L’imperatrice Agrippina (Gloria Swanson) vorrebbe liberarsi dell’intrigante nuora Poppea (Brigitte Bardot) e mandare il figlio Nerone (Alberto Sordi), ozioso e dissoluto, a combattere contro i Britanni. Nerone, dal canto suo, cerca in tutti modi di eliminare la madre, ma ogni attentato ai danni della donna si rivela un fallimento. Grande cast per un film tutto sommato modesto che si risolve in un tour de force comico per Alberto Sordi, esilarante come al solito. Quest’ultimo tiene degnamente il confronto con Ettore Petrolini, che aveva interpretato il personaggio dell’imperatore romano negli anni Trenta.

La Patata Bollente (1979)

Un operaio di una fabbrica, attivista politico rispettato sia dai colleghi che dai superiori, salva un omosessuale da un pestaggio concedendogli ospitalità nel proprio appartamento. La convivenza, però, si prolunga oltre il previsto, preoccupando non poco la fidanzata dell’operaio e gli amici in fabbrica che cominciano a dubitare della sua virilità. Garbata l’interpretazione di Massimo Ranieri nella parte dell’omosessuale. Anche la Fenech è utilizzata meglio che in altre occasioni.

Piedone a Hong Kong (1974)

Continuano le avventure del commissario Rizzo, giunte al secondo capitolo della serie (un terzo, Piedone l’africano , verrà realizzato nell’80 con lo stesso regista). Questa volta il poliziotto della narcotici viene coinvolto in una rocambolesca vicenda tra Napoli e Bangkok. Simpatico come al solito Bud Spencer, ma la approssimazioni della sceneggiatura (con una cinese che si chiama Yoko!) e della regia non riescono a sollevare il film dalla mediocrità.

Mi faccia causa (1984)

In un tribunale romano, davanti al giudice Giovanni Pennisi, sfila un variegato campionario di vicende e di individui: una impiegata dello Stato che diserta l’ufficio per fare la squillo; un pugile fallito che ha rapito un cane a scopo di lucro; un mafioso che vorrebbe servirsi di un incidente d’auto come alibi per un omicidio; due tifosi scalmanati e altri ancora. Un imponente gruppo di interpreti italiani banalmente sprecato in un film che vorrebbe rifarsi a Un giorno in pretura (diretto nel 1954 dallo stesso Steno), ma che è ben lontano dai livelli del modello (in cui imperversava Alberto Sordi nel ruolo di Nando Mericoni).

Piedone al’africano (1978)

Il commissario Rizzo, detto «Piedone», stavolta è in missione a Johannesburg, dove ha l’incarico scoprire chi si nasconde dietro al contrabbando dei diamanti. Si fa aiutare da un cameriere napoletano, ex poliziotto, e dal piccolo Bobo, orfano di un agente africano ucciso in missione. Terza puntata della serie, condita, come le altre, con una buona dose di umorismo e scazzottate. Dignitoso e moderatamente divertente grazie alla presenza dell’inossidabile Bud Spencer, ma niente di più.

Capriccio all’italiana (1967)

Film a episodi, l’ultimo girato da Totò prima della scomparsa avvenuta il 15 aprile del 1967. Il principe della risata compare in due dei sei segmenti: nel primo (diretto da Steno) è un anziano signore che rapa a zero i capelloni; nel secondo (diretto da Pasolini) è una marionetta che recita l’Otello in un teatrino popolare. La pellicola si ricorda soprattutto per quest’ultimo episodio, il più personale e poetico, mentre gli altri sono piuttosto trascurabili.

Piccola posta (1955)

Con lo pseudonimo di Lady Eva, una donna gestisce una rubrica di consigli su un settimanale per signore. Tra le lettrici che invocano il suo aiuto ci sono una casalinga frustrata, un’aspirante attrice e una vecchia di ottant’anni. Commedia senza pretese di Steno, ma resa memorabile dalla Valeri e da un esilarante Alberto Sordi nel ruolo del cinico direttore di un casa di riposo per anziani.

Vuoi ricevere Mam-e direttamente nella tua casella di posta? Iscriviti alla Newsletter, ti manderemo due mail al mese con il meglio del nostro Magazine e riceverai subito un regalo!

CLICCA QUI PER SAPERNE DI PIÙ!