jim morrison 50 anni
Rock,  Spettacolo

Jim Morrison moriva 50 anni fa 3 luglio 1971

A 50 anni dalla morte di Jim Morrison: La scomparsa di una leggenda

Moriva 50 anni fa Jim Morrison: Il leggendario frontman dei Doors se ne andava a soli 27 anni il 3 luglio 1971.

Jim Morrison scompariva 50 anni fa: Lo sciamano della dissacrazione

Poeta, compositore, cantante e frontman dei Doors, Jim Morrison va considerato nella sua complessità artistica e personale tra eclettismo e maledettismo. Bohèmienne moderno, riuscì a dirompere e fare breccia tra ipocrisie e accondiscendenze della musica, tra moralità, immagine e potere. Morrison fu sciamano della dissacrazione. Ci si liberò dei sorrisi dolciastri e deliziose armonie dei Beach Boys,  dei vestiti da damerini dei Beatles e il volto ancora troppo ammiccante del King Elvis. Un impeto eversivo, che si rivelò la rivoluzione che segnò la volta dei temi.

“Sono attratto da tutto ciò che riguarda rivolta, disordine, caos e, in particolare, da tutto il fare che all’apparenza è insensato. Mi sembra questa la strada che conduce alla libertà.”.

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Jim Morrison: Il Rivoluzionario

Jim Morrison 50 anni fa ha rappresentato una delle figure più emblematiche nella rivoluzione culturale degli anni Sessanta. Legato agli ambienti di Berkeley, attraverso la sua carriera personale e con i Doors si fece portavoce di tutta quella generazione pregna di passioni ed ideali rivoluzionari che cambiò il mondo in nome della libertà.

“Noi vogliamo il mondo e lo vogliamo subito”

Accanto alla letteratura della Beat Generation ed altri musicisti come Hendrix, Dylan, Joplin, il Re Lucertola si erge forse come il personaggio più sovversivo e decisivo nella rottura dei tempi. La sua è una forza distruttiva sinuosa e visionaria, capace di raggiungere un equilibrio sinergico tra eccesso e profondità, veemenza e consapevolezza, attraverso la quale acquisisce tutta la sua potenza sciamanica di profeta ed innovatore.

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La musica di Jim Morrison e dei Doors

Musica violenta, dissacrante, fondamentalmente ritmica e sussultoria. Una collisione di sonorità graffianti e dinamiche alternate alla psichedelia. Quella dei Doors è la ricerca di un’eccitazione assidue e pulsante, una disinibizione di un vero e proprio sfogo dionisiaco tra sensualità e perdizione. Morrison, voleva una musica aspra, profonda e potente. Una musica capace di evocare e trascendere mediante la sessualità intrinseca.  La musica doveva essere la manifestazione più appropriata della libertà, non solo la libertà sociale, ma liberazione espressiva dei propri impulsi ed istinti, dell’irrazionalità che muove il nostro più profondo essere.

I testi di Morrison: La poesia della musica

I testi di Morrison in fondo si sono sempre orientati verso questa funzione fondamentale nel contesto dell’opera. Il punto di arrivo in fondo a tutto era la creazione non di un pezzo semplicemente musicale ma di una vera e propria opera, nel senso più ampio del termine. Pensiamo anche all’importanza e la complessità di un brano iconico come The End, ricca di significati occulti e riferimenti suggestivi. Molto inchiostro si è versato sull’interpretazione di questo brano. Al di là di tutto però, ciò che risulta centrale è la capacità poetica di Jim Morrison.  La particolarità è la ricerca di nuovo modo di comunicare mediante il testo che non è pura sovrastruttura, ma parte integrante dell’opera. The End nella sua vesta ipnotica  rappresenta in maniera emblematica questa intenzione. Un altro esempio è  The Celebration Of The Lizard, valendosi di uno dei testi più espressivi della musica rock, farà del messaggio lirico il perno su c Morrison verterà le proprie qualità sceniche e l’espressione del suo alter-ego The Lizard King.

La nascita del mito di Jim Morrison

James Douglas Morrison entra nel mondo pop nel 1966, dopo un diploma in cinematografia ottenuto all’UCLA di Los Angeles. Le sue prime composizioni risalgono a quei tempi, quando faceva parte di uno sconosciuto complesso, Rick & the Ravens.. Morrison fonda i Doors, con Ray Manzarek e John Densmore e con un quarto elemento, Robbie Krieger, chitarrista di flamenco e jazz. Il nome indica già un certo clima intellettuale richiamando le “doors of perception” citate in una celebre poesia di William Blake. Le porte che ci separano dalla vera e infinita realtà che il grande profeta inglese del Settecento aveva descritto nel suo Marriage of Heaven and Hell.

50 anni

Jim Morrison Poeta

Alla prima esperienza segue la nascita del mito Morrison, che già si impone come poeta tra i più vivi della nuova generazione. Jim tenderà infatti ad affermare sempre più la propria personalità di scrittore e negli ultimi anni si dedicherà anche alla cinematografia e alla sceneggiatura. Ricordiamo in tal senso che esistono due volumi che testimoniano l’esperienza letteraria di Jim: Lyrics To A Theatre Composition e The Lords / Notes On A Vision. C’è poi un filmato che comprende anche esibizioni live del group, Feast Of Friends, curato da Morrison e gli abbozzi di un secondo film e di uno sceneggiato in collaborazione con Michel Mc Clure.

Le esibizioni di Jim Morrison

E pensiamo alle esibizioni di Jim Morrison, dai famosi esordi al Whisky a Go Go di Los Angeles, al contrastato concerto di Miami che gli costò una denuncia per “atti osceni in luoghi pubblici e simulazione di copulazione orale“. L’esibizione perdeva tutta l’incrostazione “professionistica” che si portava dietro, e diventava un banco di prova via via differente per gli stimoli che Jim di volta in volta offriva..

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La crisi

Dopo i grandi successi,  The Doors e Stranger Days, pietre miliari della musica rock e contemporanea, si insinua una crisi. Una crisi di significati, ma anche stilistica. E le avvisaglie si manifestano nel terzo 33 giri del complesso, quel Waiting For The Sun che esce nel luglio 1969, anticipato da due singoli come Unknown Soldier e soprattutto Hellò I Love You che ottengono successi clamorosi. La raccolta considerata nel contesto della produzione della band, risulta debole per la incapacità di uscire dagli schemi costruiti nelle precedenti esperienze. Morrison stesso si dice distratto e sterile dal punto di vista delle idee.. Nell’estate del 1969, dopo il successo della mediocre Touch Me esce The Soft Parade. Un disco in cui Morrison sembra porsi in disparte, lasciando la composizione di quasi tutto il materiale a Krieger e assistendo in piena crisi allo sfacelo del gruppo, che ciononostante continua a vendere.

Morrison Hotel, quinto album uscito nel febbraio ’70,  vi è una ripresa in chiave prettamente musicale. La crisi  però, non viene completamente superata ma solo aggirata.

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A dicembre, sotto la minaccia di Morrison di non rinnovare il contratto in scadenza nel ’71, la Elektra pubblica una raccolta di successi. I Doors non accettano la speculazione ma non escono con materiale nuovo. Ad aprile di quest’anno Jim si ritira a Parigi; è l’ultima tappa della sua crisi. Crisi che sembra in certo senso superata, ascoltando i brani di L.A.Woman, il nuovo 33 giri pubblicato il mese seguente. Poi il 3 luglio l’agghiacciante notizia da Parigi, data dal manager Bill Siddons, che annunzia la morte di Morrison per un overdose di eroina.

Una morte misteriosa

Una morte imprecisa, casuale, silenziosa, una che non si sarebbe atteso da uno dei divi più ” rumorosi ” degli anni ’60. Al di là di ogni discorso e di ogni commemorazione, Morrison porta con sé nella morte la propria disperazione, la propria allucinata ricerca di vita. Sparisce come un fantasma: proprio ciò che stava diventando a dispetto della sua immagine e della sua musica, a dispetto della vita e della realtà che sembrava amare tanto.

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