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RIO 2016: L’ITALIA E LA SINDROME DELL’ARGENTO

Conclusa l’Olimpiade di Rio 2016 con una spettacolare e coloratissima cerimonia. L’Italia porta a casa un bottino di 28 medaglie, come a Londra e a Pechino. Cosa è mancato alla nostra spedizione per un successo ancora più convincente ?

Il bilancio di Rio 2016 è roseo per l’Italia: 8 ori, 12 argenti e 8 bronzi. Stessi numeri di quelli delle due passate edizioni olimpiche  ma pesa il numero degli argenti e i tanti quarti posti collezionati: un dato che fa riflettere. É lecito ritenersi più che soddisfatti per i risultati dei nostri campioni, ma cosa è mancato per portare a casa un bottino ancora più trionfale? Cosa ci ha fatto perdere nei momenti più decisivi la possibilità di accedere al podio o di conquistare la medaglia del metallo più pregiato?

A UN SOFFIO DAL PODIO: Sono stati dieci, in totale, i quarti posti collezionati: è come se a un passo dal podio, nel momento più decisivo e delicato, molti atleti italiani si siano fermati, portati via dall’emozione e dalla troppa pressione subita. Tra questi esempi non possiamo sicuramente annoverare la sfortunata performance nel ciclismo di Nibali: caduto a pochi chilometri dal traguardo e, con tutta probabilità, da un oro trionfale. Poco imputabile all’emotività anche la sofferta e chiacchieratissima débâcle di Federica Pellegrini nei 200 stile libero: la campionessa veneta ha concluso la sua Olimpiade in tono minore solo a causa della particolare eccellenza delle avversarie di quest’edizione.
Sembra però possa valere un discorso diverso per le altre discipline: nella ginnastica ritmica siamo finiti per due decimi fuori dal podio, sopratutto a causa di qualche errore ai nastri che ha condannato le atlete italiane a farsi scavalcare dalla Bulgaria. Quasi certamente tradita dall’emozione anche le arciere e Petra Zublasing alla carabina, un errore allo sparo finale e addio al sogno olimpico. Un’altra medaglia persa all’ultimo respiro quella di Vanessa Ferrari nel corpo libero, all’ultima diagonale. Perso il podio in extremis anche per il canottaggio, disciplina che ci ha donato momenti indimenticabili nelle scorse Olimpiadi.

ARGENTI AMARI: a bruciare ancora di più sono stati i tanti secondi posti. Se negli sport di squadra non si può rimproverare molto ai ragazzi del beach volley e al Setterosa, amareggia il secondo posto per la pallavolo, conquistato ieri: gli azzurri sono stati meritatamente battuti da un Brasile fortissimo e incoraggiato dal pubblico di casa, ma sono state anche le tante imprecisioni in battuta e in ricezione a condannarci a un risultato che poteva essere ribaltato. Tanto rammarico anche per gli altri argenti, tra questi Elisa di Francisca al fioretto, battuta all’ultima stoccata dalla russa Deriglazova, e la Flamingo, fatalmente rimontata a un passo dal trionfo. Nonostante i complimenti, meritati, del presidente del CONI Malagò, rimane il dubbio che molti azzurri non siano partiti per Rio 2016 con la giusta carica e saldezza psicologica e che il team Italia abbia vissuto tensioni che alla fine hanno influito sui risultati finali.

In attesa del prossimo appuntamento a Tokyo, nel 2020, a rincuorare sono le performance convincenti di alcuni atleti naturalizzati italiani: ottimo il bronzo di Chamizo, originario di Cuba che ha battuto nella finalina (ironia della sorte) l’americano di chiare origini italiane Frank Aniello Molinaro, per non parlare delle grandi prestazioni del volley di un altro cubano: la “Pantera” Juantorena, sue anche le lacrime  più convincenti del team italiano dopo la sconfitta di ieri.

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