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Cinema,  Spettacolo

Raya e l’ultimo drago: il 59° classico su Disney+ dal 5 marzo

Raya e l’ultimo drago, il 59° classico Disney, sarà disponibile su Disney+ da oggi 5 marzo. 5 motivi per guardarlo

Raya e l’ultimo drago è il 59° classico Disney e esce oggi, con accesso VIP, sulla piattaforma streaming Disney+. Emancipazione femminile, inclusività e diversità: sono questi i tre cardini del film, il primo ispirato al sud-est asiatico. Un viaggio in un mondo epico e mitologico in cui la fiducia è al centro. I motivi per guardarlo sono tanti, ma noi ve ne proponiamo 5.

Raya e l’ultimo drago: la trama dell’ultima uscita Disney

Kumandra è un mondo fantastico dove, circa 500 anni fa, uomini e draghi vivevano in armonia. Una forza malvagia, però, minacciava la terra e i draghi si sono sacrificati per poter salvare la vita degli umani. Oggi la minaccia è tornata e l’unica che può salvare il mondo è Raya, guerriera solitaria che dovrà trovare l’ultimo drago. La ragazza è completamente sola, ha con sé solo la spada del padre, morto tempo prima, il destriero e amico Tuk Tuk e una gemma che sembra magica.

Incontrerà quindi Sisu, una draghetta intrappolata nel corpo di una ragazza umana, e tra le due nascerà uno splendido rapporto. L’una il contrario dell’altra, impareranno entrambe a vedere il mondo con gli occhi dell’altro. Sisu aiuterà quindi Raya a superare i suoi limiti e la guiderà nella ricerca. La guerriera comprenderà quindi che il mondo non è completamente corrotto.

Un film sulla fiducia

Come già accennato, la fiducia è il sentimento che sta alla base dell’intera pellicola. La mancanza speranza è infatti il morbo più grande che affligge la società, rappresentato dai Druun. Questi sono infatti nubi maligne che trasformano le persone in pietra, ma nel nostro contesto socio-culturale sono l’immagine della nostra paura. Ed è proprio questa che porta alle frammentazioni, alle incomprensioni e alla perdita di fiducia nel prossimo.

In relazione alla sfiducia è inoltre molto interessante il personaggio di Namaari, amica d’infanzia di Raya. Le due sembrano essere molto simili, poiché entrambe hanno un passato oscuro e tendono a chiudersi al mondo esterno. Ma se Raya vede uno spiraglio di luce grazie all’intervento di Sisu, Nammari non ha altrettanta fortuna e, da amica, si trasforma in nemica a causa di un tradimento.

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Poster di Raya e l’ultimo drago

Empowerment femminile

Raya e l’ultimo drago si iscrive inoltre perfettamente nella nuova strada intrapresa dalla Disney da qualche anno a questa parte. Se molto spesso i personaggi principali dei classici sono femminili, è solo da qualche anno che le donne di casa Disney hanno mostrato di non avere bisogno di controparti maschili. La rivoluzione era cominciata con La Sirenetta, primo classico Disney in cui la principessa Ariel salva la vita al proprio principe e non aspetta inerte che sia lui a salvarla.

Questo trend si è poi rafforzato con Mulan, la guerriera che si arruola per salvare il padre, Rapunzel e, soprattutto, Frozen. Quest’ultimo è infatti visto come il classico per eccellenza che parla di amore tra sorelle (a quanto pare ci si dimentica di Lilo & Stitch…) e in cui il principe non solo non è necessario, ma assume un ruolo negativo. Non sono da dimenticare Ribelle – The Brave, in cui la principessa Merida si rifiuta di sposarsi, e Oceania, in cui la principessa Vaiana (Moana in originale) intraprende da sola un viaggio per salvare il suo popolo e la sua isola.

Raya si iscrive perfettamente in questo trend, poiché tutti i personaggi principali sono femminili e l’intero film si basa su rapporti e amicizie tra donne. Anche Namaari, personaggio negativo, è comunque una figura femminile solida e autosufficiente, un perfetto esempio di empowerment femminile.

Politica e attualità

Il film è inoltre probabilmente anche il più politico della casa di Topolino, in grado di riflettere la nostra realtà socio-politica attuale. Il messaggio che vuole lanciare è infatti quello di ascoltarsi a vicenda e aiutarsi, lasciando da parte le differenze e i pregiudizi. Nonostante la produzione sia iniziata cinque anni fa, ben prima che si pensasse anche solo ad una possibile pandemia, la rilevanza attuale è cresciuta man mano che andavano avanti i lavori. Ci sono infatti molte similitudini tra il virus e la minaccia esistenziale del film. In entrambe le situazioni l’unica cosa che può unire il mondo è la fiducia.

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Kelly Marie Tran, l’interprete di Raya

Cast e produzione

Il team di produzione è inoltre di qualità eccellente. I due registi non sono inesperti dietro la cinepresa: Don Hall ha infatti già diretto Big Hero 6, mentre Carlos López Estrada ha esordito con Blindspotting. In questo lavoro, oltretutto, si vedono i nomi di Paul Briggs, animatore di diversi classici Disney come Hercules e Zootropolis, oltre che head of story di Frozen, e John Ripa, che ha collaborato in Oceania e Zootropolis.

Anche il cast vocale è stellare. Vediamo infatti Kelly Marie Tran, apparsa in Star Wars – Gli ultimi Jedi, nei panni della protagonista Raya, mentre Awkwafina, che già aveva prestato la sua voce alla colonna sonora di Frozen II, sarà l’interprete della draghetta Sisu. Tra gli altri ci saranno inoltre Benedict Wong, già presente in Doctor Strange e Avengers: Infinity War, Sandra Oh, una delle protagoniste di Grey’s Anatomy, e Ross Butler, apparso in Riverdale e Tredici.

Purtroppo anche critiche

Il film, però, non è stato già esente da critiche. Il motivo principale è la mancanza di rappresentanza dell’Asia Sudorientale nonostante l’ambientazione sia proprio quella. La maggior parte del cast, infatti, è di origini est-asiatiche, così come l’interprete della colonna sonora Jhené Aiko. Tuttavia l’aggregatore di recensioni Rotten Tomatoes mostra il 96% di recensioni positive tra i professionisti e su Metacritic raggiunge il punteggio di 76 su 100.

 

Ricordiamo che Raya e l’ultimo drago è disponibile da oggi, 5 marzo, su Disney+ con accesso VIP. Clicca qui per scoprire i prezzi e le soluzioni di abbonamento alla piattaforma.

 

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