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Musica,  Rock

Vasco Rossi scrive a Cesare Cremonini sulla sopravvivenza

Vasco Rossi è un “Super Vissuto”, e lo racconta in una lettera a Cesare Cremonini per Vanity Fair

Nell’ultimo numero di Vanity Fair Italia, diretto questa settimana da Cesare Cremonini, il cantante di Zocca scrive una lettera sulla sopravvivenza e racconta le sue esperienze.

Vasco Rossi, vivere e sopravvivere

Il nuovo numero di Vanity Fair, disponibile dal 18 novembre, ha avuto un direttore speciale: Cesare Cremonini. Il cantante bolognese ha voluto dedicarlo a tutte le declinazioni della parola “vivere”. Tra i tanti personaggi coinvolti, protagonista è Vasco Rossi. Cremonini ha infatti chiesto a “Biasco” tramite mail di riflettere su cosa significa vivere in questi tempi difficili. L’invito è stato accolto dal rocker italiano che, in una lettera pubblicata sull’ultimo numero del magazine, si racconta al pubblico. Ed è un racconto di come è sopravvissuto per diversi decenni, dall’infanzia in un piccolo comune del modenese agli anni di piombo, fino all’approdo nel nuovo secolo attraverso la sua musica.

Dopo ben pochi convenevoli (non gli appartengono), Vasco dice: «Sono sopravvissuto alla “noia”. Vivendo a Zocca sapevo che da lì bisognava partire perché se sei in pensione ci stai benissimo, ma a 20 anni non c’è niente da fare. Il mio treno si è chiamato Punto Radio, una delle prime radio “pirata” o “libere”, che negli anni ’70 fondai con il mio gruppo di amici storici e che ebbe un successo enorme». Subito dopo sono arrivati gli anni di piombo, le Brigate Rosse – e anche a una donna femminista «che mi massacrava di parole, sincerità e dialogo nella coppia innanzitutto, e poi alla mia prima confessione di tradimento mi ha mollato!».

Una “vita spericolata”

Gli anni Ottanta poi sono stati quelli degli eccessi, tra cui la droga. Le conseguenze le ha scontate, ed è sopravvissuto anche lì. Ma quel decennio è stato anche quello più divertente, dice lui, quello in cui ha iniziato ad affermarsi come rocker, con “Ogni volta” e “Vita Spericolata“. Scritta, quest’ultima, in un campo sportivo prima di un concerto in Sardegna, mentre pioveva; e se tutti hanno associato quella canzone allo sballo, Vasco Rossi la intendeva come un apprezzamento a una vita imprevista e piena di guai, piuttosto che a una monotona.

vasco rossi vita spericolata

Gli ultimi anni del nuovo secolo lo hanno portato in cima alle classifiche della musica italiana e alla scelta probabilmente più trasgressiva per uno come lui, quella di una famiglia stabile – aveva già avuto due figli da due storie precedenti. E cita la compagna e artefice di quel “progetto”, Laura Schmidt, che l’ha reso possibile.

Il nuovo millennio

Il XXI secolo ha portato la depressione per Vasco, «quando gli amici hanno cominciato a morire intorno, Lolli, Massimo, Marietto…».  Ha scritto una canzone, “La fine del millennio” (2007) ed è sopravvissuto anche al millennium bug.

Gli anni ’10 hanno visto l’uscita di “Eh…Già“, intitolata canzone “più significativa e rappresentativa di inizio secolo”. Ha scritto canzoni “oneste e sincere”, le definisce così, ma è anche andato incontro nel 2011 a tre malattie mortali, che lo hanno portato al coma diverse volte.

«Sempre alla ricerca di un senso, sempre un po’ scomodo e pieno di domande alle quali devo ancora trovare risposte, tra “vivere o niente” le mie scelte le ho fatte e sono riuscito ad arrivare fino a qui, fino al 2020». E adesso, di fronte a una pandemia globale che ha colpito tutti, in un modo o nell’altro, ha una certezza. Che sopravvivrà anche a questo; anzi, ha concluso scherzosamente, «o forse, però, sai cosa c’è? C’è che morirò di noia per il lockdown». Ma non si lascia prendere dal pessimismo, e in realtà neppure dalla noia, perché è al lavoro su una nuova canzone (d’amore), in uscita il 1 Gennaio 2021.

Vasco Rossi è un Super Vissuto; curioso, come dice lui, “di vedere come andrà a finire”.

Autore: Chiara Anastasi

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