GENDER GAP NELL’INDUSTRIA MUSICALE

GENDER GAP NELL’INDUSTRIA MUSICALE

Da Spotify al Primavera Sound Festival qualche passo verso una maggiore parità

Non è certo una novità che l’industria musicale sia caratterizzata da un forte divario tra i generi. Storicamente, infatti, le donne hanno spesso faticato ad entrare nel mondo della musica. Questo le ha portate per anni a ricoprire ruoli scarsamente decisionali, di mera apparenza.

Al giorno d’oggi, però, sembra che il problema del gender gap nell’industria musicale cominci ad essere preso seriamente. Si sta, infatti, gradualmente abbandonando l’idea stereotipata per cui la scarsa presenza femminile in un determinato campo sia da imputarsi ad una questione attitudinale. Se le donne scarseggiano nel mondo della musica, infatti, non è certo per una mancanza di richiesta o per una minor propensione a tale carriera rispetto ai colleghi uomini. La questione è molto più complessa ed ha radici profonde.  

LO STUDIO SUL GENDER GAP NELL’INDUSTRIA MUSICALE 

Il mondo della musica vanta ormai molti nomi di donne che dominano le classifiche mondiali. Da Rihanna ad Adele, da Ariana Grande a Taylor Swift moltissime star hanno portato un contributo femminile al mondo del Pop. I dati, tuttavia, non sono per nulla rassicuranti.

All’inizio del 2018 uno studio condotto dalla USC Anneberg Inclusion Initiative della University of Southern California ha confermato come il gender gap nell’industria musicale sia ancora profondo. Il progetto ha preso in considerazione 600 canzoni comparse dal 2012 al 2017 sulla Billboard Hot 100, la più importante classifica musicale statunitense. Solo il 22% del campione è riconducibile ad artiste donne.

Gender gap nell'industria musicale
Un’immagine dal Report realizzato dall’Annenberg Inclusion Initiative relativa alle nomine ai Grammy Awards

Il risultato ha mostrato, dunque, come le donne nella musica siano ancora sottorappresentate. Nel 2017 i cantanti inseriti nella classifica costituivano l’83,2% contro il 16,3% di artiste donne e questo divario è andato aumentando dal 2012 ad oggi. 

Il dato più preoccupante, però, è quello sulla produzione musicale. Considerando le prime 100 canzoni presenti in classifica negli anni 2012 2015 e 2017, è, infatti, emerso come il 98% dei produttori fossero uomini. 

LE ARTISTE

Sono molte, inoltre, le cantanti che hanno parlato apertamente delle difficoltà riscontrate nell’ottenere riconoscimenti in un mondo estremamente maschile. Tra esse spiccano nomi anche particolarmente importanti come BeyoncéLady Gaga Taylor Swift.  

Gender gap nell'industria musicale
Un manifesto promuove la presenza delle donne nel mondo della musica

La cantante Alessia Cara ha recentemente dichiarato in un’intervista: “Sarei interessata ad esplorare il mondo della produzione, ma per molto tempo pensavo non fosse possibile. Ci manca il supporto e di conseguenza anche la fiducia. Tutti i maggiori produttori sono uomini. I dirigenti che firmano e aiutano questi produttori sono uomini. Questo crea un ciclo di problemi che impedisce alle donne di scendere in campo“. L’immagine della cantante, dunque, è spesso ancora legata allo stereotipo della ragazza in grado di ballare e cantare, ma supportata da un team tecnico di uomini alle spalle. 

Questo rende difficile per le moderne artiste, in molti casi formate a tutto tondo con competenze tecniche elevate, raggiungere i ruoli dirigenziali al pari degli uomini. Mancano, infatti, delle strutture in grado di aumentare la visibilità delle donne nel mondo della musica e di promuovere le loro competenze all’interno del settore.

QUALCHE PASSO AVANTI CONTRO IL GENDER GAP NELL’INDUSTRIA MUSICALE

Gender gap nell'industria musicale
Una foto che promuove The EQL Directory di Spotify

Per quanto la strada sia ancora lunga, nell’ultimo anno sono stati fatti alcuni passi avanti per quel che riguarda il gender gap nell’industria musicale .  All’inizio del 2018 Spotify ha dato il via ad una collaborazione con Smirnoff che ha portato alla creazione dello Smirnoff Equalizer. Questo tool analizza le abitudini musicali dell’utente di Spotify fornendo la percentuale di artiste donne ascoltate rispetto agli uomini. Nel caso ci sia una grande sproporzione, poi, l’applicazione è in grado di creare una playlist maggiormente equa dal punto di vista del genere per ampliare il panorama musicale dell’utente.

Spotify ha poi dato il via ad un’altra iniziativa interessante. In collaborazione con SoundGirls ha creato l’EQL database per favorire le donne che lavorano nel mondo della musica. L’iniziativa parte dall’idea che uno dei motivi per cui le donne faticano a trovare lavoro in ambiti come la produzione musicale sia la mancanza di visibilità. Per ovviare a questo problema i due partners hanno deciso di raccogliere in un database le professioniste alla ricerca di lavoro in diversi ambiti dell’industria musicale. A sostegno di questo progetto è stato anche costituito l’ELQ Advisory Board un comitato di controllo formato da donne esperte di produzione musicale.

LE NOVITÀ AL PRIMAVERA SOUND FESTIVAL

Gender gap nell'industria musicale
La locandina del Primavera Sound Festival 2019

Un altro passo avanti verso una maggiore parità di genere è stato fatto dal Primavera Sound Festival. L’edizione 2019 del famoso festival di Barcellona, infatti, vede per la prima volta nella storia dell’evento una totale equivalenza numerica tra artisti ed artiste. Ad alcuni questa scelta potrebbe ricordare le tanto discusse “quote rosa”. Tuttavia, la fama delle artiste scelte (del calibro di Cardi B e Solange) fa ancora una volta capire come il problema stia nella visibilità.

Il titolo scelto per questa edizione del festival è “The New Normal“, un augurio, quindi, che la parità nell’industria musicale possa presto diventare “la nuova normalità“. 

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Elisabetta Moro
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