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FREDDIE MERCURY OGGI PIÙ VIVO CHE MAI

FREDDIE MERCURY OGGI PIÙ VIVO CHE MAI

Freddie Mercury oggi

Freddie Mercury oggi viene ricordato per aver dato l’annuncio ufficiale riguardo la terribile malattia che l’ha tormentato: l’AIDS. L’indomani, il 24 Novembre 1991, morirà. Ancora adesso il suo ricordo non si è spento, anzi, vien da dire che sia più presente che mai nell’immaginario e nella sensibilità collettiva. Non a caso il prossimo 29 Novembre uscirà in tutte le sale cinematografiche italiane il film Bohemian Rhapsody che si prepone di restituire un ritratto più fedele possibile del mitico frontman dei Queen.

Non è di certo semplice trovarsi davanti alla tastiera di un computer e dover scrivere a proposito di quello che probabilmente è una delle personalità più celebrate del XX secolo. Nonostante ciò parlare di Lui non si traduce solo in un onore, ma soprattutto in un dovere. Sì, un dovere. Leggende come quella di Mercury vanno ricordate e la percezione della loro presenza, nonostante l’assenza fisica, va assiduamente alimentata perché possiamo trarre dalle loro storie, per quanto travagliate, sia ispirazione, sia degli insegnamenti utili anche per la più banale delle vite. Ripercorriamo quindi per quanto possibile, i momenti essenziali della vita di quest’artista che oggi più che mai ha dimostrato di essere immortale.

La vita tra sogni, successi e difficoltà.

Freddie Mercury oggi è identificato dai più con il ruolo da frontman per la rock-band dei Queen, che obiettivamente è stato sì il culmine del suo percorso, ma appunto rappresenta “solo” la punta dell’iceberg. Scopriamo quindi i retroscena che lo portarono a diventare il mito che oggi tutti noi conosciamo.

Infanzia

Freddie Mercury, pseudonimo di Farrokh Bulsara, nasce a Zanzibar il 5 Settembre 1946 e qui trascorrerà i primissimi anni d’infanzia. Nel 1954, all’età di otto anni, si iscrive in un collegio scolastico britannico nei pressi di Mumbai (il St. Peter’s Boys School) ed è proprio in questo contesto che inizia ad essergli attribuito lo pseudonimo “Freddie”. Fin da subito dimostra di avere un grande talento in svariati ambiti come il disegno, ma anche lo sport. Praticherà infatti a livello agonistico pugilato e tennis da tavolo. Ovviamente, non ci volle molto tempo per scoprire anche la sua vocazione per il canto e fu proprio grazie al preside del collegio se Farrokh iniziò a prendere lezioni di canto e pianoforte, su consenso di entrambi i genitori.

Arrivo in Inghilterra

Trascorsa buona parte dell’adolescenza in India, Mercury all’età di diciotto anni approdò in quella che sarà la nazione che lo accompagnerà alla scalata al successo: l’Inghilterra. I primi tempi però non si rivelarono per nulla soddisfacenti e agiati. Qui perciò si cimentò in numerose attività oltre al canto, tra cui menzioniamo il suo periodo di lavoro presso un servizio di catering aeroportuale, l’impiego da magazziniere, giornalista per alcuni periodici londinesi e l’iniziativa di avviare una linea di abbigliamento. il tutto proseguendo i suoi studi in ambito artistico presso il politecnico di Isleworth.

Nascita del mito

 Dopo anni di tentativi di emergere collaborando con diverse band inglesi, nell’Aprile 1970 assieme ai compagni Bryan May e Roger Taylor fonda i Queen. Il logo fu appositamente disegnato dallo stesso Mercury, date le sue qualità in campo grafico, e sarà destinato a diventare uno degli stemmi più iconici della musica rock di tutti i tempi. Lo stesso frontman dichiarerà in tal proposito:

“It’s a strong name, very universal and immediate. It had a lot of visual potential and was open to all sorts of interpretations.”

Freddie Mercury oggi più vivo che mai
Logo della rock band Queen, disegnato da Freddie Mercury

La prima esibizione ufficiale arriva qualche mese dopo in occasione di un concerto di beneficienza per la croce rossa, ma per giungere alla formazione al completo dei Queen si dovrà aspettare fino al 1971. Alla band si aggiungerà infatti il bassista John Deacon.

Il primo decennio dei Queen fu consacrato nel nome della stravanganza, espressa attraverso show dal grande impatto teatrale e costumi a dir poco eccentrici. Infatti le rock-star in questione erano solite concludere i loro concerti degli anni settanta lanciando rose al pubblico e brindare con Champagne intonando God save the Queen. Ciò contribuì a consolidare una forte sintonia con il pubblico, suggellando un legame che si rivelerà indelebile. A questo periodo, inoltre, coincide la presa di consapevolezza di Mercury del suo orientamento sessuale. I primi album vennero accolti di buon grado anche dalla critica, ma nonostante ciò Freddie Mercury e i suoi compagni non smisero mai di lottare per innovarsi e sperimentare inedite metodologie di produzione musicale. Ciò culminò nell’uscita di Bohemian Rhapsody, brano conosciuto in tutto il mondo (quali dei brani dei Queen non sono un successo globale?) al quale si dedicò quasi un mese per la registrazione.

Culmine del successo o inizio del declino?

Gli anni ottanta possiamo dire che furono un tempo di cambiamento e transizione. Freddie Mercury rivoluzionò radicalmente il suo aspetto, diventando il sex-symbol che tutt’ora è impresso nel nostro immaginario. Importante fu anche, appunto, l’influenza che la sua identità e il suo modo di porsi portarono nel mondo della moda di quegli anni. Anticipatore, anzi creatore, di tendenze non amava seguire le regole: era Lui a dettarle. Doveroso è citare la strabiliante esibizione al Wembley Stadium nel 1985, in occasione della quale i 72.000 spettatori rimasero ammaliati da quella che era palese a tutti fosse una leggenda vivente.

In questo frangente però inizia anche il “periodo buio” dell’artista, il quale si racconta iniziò a non lavorare più in condizioni psicologiche idonee. Nonostante gli eccessi, gli anni ottanta si dimostrarono generosi con i Queen, regalando a loro e ai fortunati che hanno avuto l’opportunità di viverli, duetti con Michael Jackson e il Magic Tour (1986), probabilmente considerato il più celebre della rock-band. La tournée contò un totale di circa un milione di fan accorsi ad acclamare i loro idoli e ogni appuntamento si concluse, come da tradizione, con God save the Queen cantata dal frontman abbigliato con corona e pelliccia: questa forse una delle immagini più emblematiche dei nostri tempi.

L’ultimo Mercury

Quando nel 1982 gli venne diagnosticata l’AIDS, Mercury non se ne preoccupò più di tanto e nascose la malattia, come fecero purtroppo in molti della sua generazione, anche agli altri membri dei Queen fino al 1989. Da quel momento le sue apparizioni pubbliche si fecero sempre più rare, tanto che i media e non solo sospettarono della sua condizione. L’ultima apparizione in diretta risale al 18 Febbraio 1990, quando la band ricevette un prestigioso premio ai Brit Awards. A discapito del manifestarsi di gravi sintomatologie, Mercury continuò a cantare fino a solo un mese dalla sua morte, sopraggiunta il 24 Novembre 1991 dopo una violenta broncopolmonite.

Il corpo fu cremato e le ceneri, sotto sue precise indicazioni, vennero consegnate a Mary Austin, una donna con la quale Freddie Mercury ebbe una storia particolarmente travolgente. Qui nasce il mistero: una volta effettuato il passaggio di consegne delle ceneri, la donna le seppellì in un luogo tutt’ora rimasto segreto a chiunque tranne a lei, esattamente come l’artista avrebbe voluto.

“If I die tomorrow I will not regret. I really did everything I could.”

Freddie Mercury oggi più vivo che mai
Freddie Mercury: ritratto di una leggenda

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Alberto Cappellaro
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