DUCA BIANCO, DUCA ETERNO, UOMO INDIMENTICABILE

DUCA BIANCO, DUCA ETERNO, UOMO INDIMENTICABILE

Il Duca Bianco: icona del nostro tempo

Stabilire da dove iniziare non è semplice. C’è così tanto da raccontare sul Duca Bianco che si ha quasi la sensazione di non riuscire a farcela. A proposito di David Bowie sembra che sia già stato detto e scritto tutto. Esistono appunto saggi, siti web, libri, documentari, articoli di giornale… però crediamo valga la pena ripetere e ripetersi. A maggior ragione oggi, 10 gennaio, anniversario della morte di quest’uomo indimenticabile.

L’eredità che ci ha lasciato è incommensurabile e comprende un vasto patrimonio musicale, artistico e visuale inteso nel senso più lato del termine. Di lui abbiamo appunto moltissimo materiale fotografico dal quale si evince quanto egli fosse metamorfico e camaleontico.

Icona di stile, intuì molto presto che la cura di sé stessi e della propria immagine è di fondamentale importanza per un artista. Perciò, di David Bowie ne sono esistiti moltissimi e quasi tutte queste identità ci appaiono essere in aperto contrasto tra loro, pur rimanendo fedeli ad un unico uomo, un unico artista e a un unico genio visionario.

In seguito però vogliamo soffermarci su una figura in particolare, che appunto si identifica nel purosangue alter-ego del Duca Bianco. Vediamo quindi di chi si tratta e soprattutto che immaginario ruotava attorno a questo nome che l’accompagnò per il resto della sua carriera.

L’aristocratico thin White Duke

Come detto in precedenza, Bowie era in grado di trasformarsi e reinventare la propria immagine come pochi altri hanno saputo fare. Il Duca Bianco infatti è conseguente al periodo Glam Rock di pochi anni prima. In questo contesto si è conosciuto un David Bowie eccentrico, colorato e teatrale, che stupiva il mondo grazie alla sua originalità nel presentarsi. Nel lasso di tempo che però va dal 1976 al 1979 il cambio di rotta è radicale: vediamo infatti un uomo sobrio, elegante, nobile per l’appunto. Una figura eterea e dalle connotazioni quasi ieratiche, il Duca Bianco si mostra attraverso un immaginario che lo affiancherà per il resto della sua vita.

Cinema, fotografia e pittura

In questi anni l’artista si evolve ed esplora anche il mondo del cinema (protagonista in L’uomo che cadde sulla Terra), della fotografia e della pittura. Si legò a quest’ultima a tal punto da abituarsi a portare in tour un blocco di fogli dove poter realizzare degli schizzi qualora si sentisse ispirato. Principalmente dipinse opere post-moderniste, ma si appassionò in maniera molto vivida all’arte contemporanea in generale. Proprio per questo organizzò alcune mostre personali e si prepose di aiutare giovani talenti emergenti, conferendo loro visibilità.

Ovviamente venne influenzata anche la sua produzione musicale che, a cavallo tra anni ’70 e ’80, virò verso uno stile minimalista e ambient.

David Bowie e un suo ritratto di Iggy Pop

Compositore concettuale

Tutto questo indusse il Duca Bianco a spingersi oltre: nel 1977 inciderà infatti l’album Low, che gli diede accesso al mondo della musica concettuale.

Tra liriche rade e musica sempre più astratta i suoi brani si distanziarono sempre più dal “plebeo” mondo del pop e del rock. Malgrado la potente aura intellettuale e impegnata, l’album scalò le classifiche e si posizionò al secondo posto in Gran Bretagna, a riconfermare quanto Bowie fosse amato e seguito dai suoi fan.

Incredibile fu anche l’ammirazione che riuscì a riscuotere tra i suoi colleghi, i quali apprezzavano all’unisono il suo lavoro e la sua capacità di cogliere lo zeitgeist. Tra gli altri citiamo Philiph Glass, il quale disse a proposito di Low:

È un’opera geniale e d’incomparabile bellezza.

Non si dovette aspettare molto perché Heroes vedesse la luce e si imponesse nel panorama musicale mondiale come il lavoro più celebrato di Bowie. L’album e l’omonima title track vennero registrati a Berlino e pubblicati il 23 settembre 1977. Anche se non subitaneamente, raggiunsero i vertici delle classifiche inglesi e non solo.

David Bowie, l’uomo dei record

Insomma, il Duca Bianco rappresentò e rappresenta tutt’ora una fetta importante di storia musicale, artistica e poetica. Nella sua carriera ha avuto il merito di essere uno degli artisti a vendere il maggior numero di album (che ammontano a 150 milioni di copie) e non stentiamo a individuarne la ragione.

Leggi anche

Freddie Mercury oggi più vivo che mai

Vuoi ricevere Mam-e direttamente nella tua casella di posta? Iscriviti alla Newsletter, ti manderemo due mail al mese con il meglio del nostro Magazine e riceverai subito un regalo!

CLICCA QUI PER SAPERNE DI PIÙ!

Alberto Cappellaro
Articoli dell'Autore / Alberto Cappellaro