Musica,  Spettacolo

Il Signor G. esce di scena( Muore Giorgio Gaber)

Muore Giorgio Gaber. La canzone italiana piange uno dei suoi interpreti e autori più originali. Giorgio Gab, 63 anni, è morto ieri sera a Montemagno (Lucca) dopo una lunga malattia.

Nato a Milano il 25 gennaio del 1939 in una famiglia di appassionati di musica, Gaber cominciò a suonare la chitarra fin da bambino, senza smettere nemmeno quando una poliomelite gli pregiudicò l’uso della mano sinistra. Proprio come chitarrista, Giorgio Gaberscick (questo il suo vero nome) diede il via alla sua carriera musicale, suonando in un gruppo jazz di cui facevano parte anche Luigi Tenco, Gianfranco e Giampiero Reverberi e Paolo Tomelleri.

Sul finire degli anni Cinquanta, assieme all’amico Enzo Jannacci, iniziò a esibirsi al Club Santa Tecla di Milano dove, grazie a brani come Una fetta di limone, fece conoscere al pubblico i primi rock’n’roll cantati in italiano. Da allora la sua popolarità crebbe progressivamente, grazie ai tanti passaggi televisivi e a canzoni come La ballata del Cerutti, Benzina e Cerini, Goganga, Porta romana, Torpedo blu e molte altre.

Nel 1970 debuttò al Piccolo Teatro di Milano

Nel 1970 debuttò al Piccolo Teatro di Milano con lo spettacolo Il signor G., primo di una lunga serie di recital scritti assieme a Sandro Luporini. Proprio nel «teatro-canzone» Gaber trovò la propria dimensione ideale, rinunciando alla televisione e impegnandosi, nel corso degli anni, nella scrittura e nella realizzazione di spettacoli come Dialogo fra un impegnato e un non so, Far finta di essere sani, Anche per oggi non si vola, Libertà obbligatoria, Polli d’allevamento, Parlami d’amore Mariù e Il grigio.

Gaber si limitò a mettere in commercio le registrazioni live dei suoi spettacoli, tornando al lavoro in sala d’incisione con La mia generazione ha perso, album uscito nel 2001. Proprio fra pochi giorni, il 24 gennaio, arriverà nei negozi Io non mi sento italiano, disco ultimato nonostante lo stadio avanzato della malattia e nel quale Gaber, racconta un amico, «torna sui suoi temi più cari con amarezza ma senza chiudersi, affrontando le storture di un paese in cui non si riconosceva più»

«Era un attore che cantava, era puro teatro

«Era un attore che cantava, era puro teatro – ha scritto Michele Serra su Repubblica – era la canzone che si incarnava. Aveva talento, Gaber, aveva vita dentro e sapeva come esprimerla». Dario Fo, assieme al quale Gaber fece la sua ultima apparizione televisiva, lo scorso anno, ospite di Adriano Celentano, ricorda «un uomo divertente, uno che ha scritto canzoni epocali, che ha saputo bastonare la sinistra quando ce n’era bisogno e che ha fatto delle belle cose in teatro, un teatro assolutamente impegnato».

Commosso il ricordo di Giovanni Raboni, che sul Corriere ha scritto che «con Giorgio Gaber è scomparso un pezzo importante del nostro passato e dunque della nostra identità e dunque anche, oserei dire, del nostro futuro». Nanni Svampa, musicista accomunato a Gaber da un profondo legame con Milano, ricorda infine «la grande intuizione di Gaber: quella di anticipare l’analisi del privato quando era di moda il sociale. Lui era controcorrente in tutto».

Sono molti i personaggi del mondo della musica e dello spettacolo che ieri hanno espresso la propria commozione e il proprio rimpianto per un grande amico e collega. «Mio marito ha appreso la notizia con grandissimo dolore – ha detto Claudia Mori, moglie e portavoce di Adriano Celentano – per il momento non vuole rilasciare alcuna dichiarazione perché è ancora troppo scosso».

Semplice ma significativo il ricordo di Mina

Semplice ma significativo il ricordo di Mina, affidato a un necrologio pubblicato sul Corriere della Sera: «Non ti dimentico», ha fatto sapere la cantante dalla sua casa di Lugano. Enzo Jannacci, amico di Gaber fin dai tempi delle scorribande sul palco del Santa Tecla, si è chiuso nel silenzio, mentre Renato Pozzetto, per il quale negli anni Sessanta Gaber era «un divo», ha ricordato «un certo gusto milanese che ha trovato molti modi per esprimersi e che aveva in Gaber la sua radice e una sintesi perfetta: lui ha dato il suo colore, un colore inconfondibile, a quell’avventura».

Per Sergio Endrigo, Gaber «è stato un precursore dei tempi. Qualche volta lo criticavo – ha detto – in quanto idealista politico e qualunquista: oggi mi rendo contro che ha anticipato i tempi». Fra i primi a far visita alla camera ardente, allestita fino alle 13.30 di oggi all’interno del Piccolo Teatro di via Rovello, Franco Mussida della Pfm.

«Purtroppo non abbiamo mai cantato assieme – ha detto il chitarrista – ma c’è da dire che con Gaber abbiamo fatto tanti Cantagiro. Credo sia stato un musicista fuori dagli schemi che ha insegnato tanto ai tanti giovani che all’epoca intraprendevano questo mestiere.

Ha tracciato una via per tanti ragazzi

Ha tracciato una via per tanti ragazzi soprattutto per il suo modo di pensare e di agire». Migliaia di persone, secondo alcune stime addirittura diecimila, hanno affollato l’Abbazia di Chiaravalle e tutte le strade limtrofe per dargli l’ultimo saluto. Accanto al Presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, e a colleghi famosi come Adriano Celentano, tanta, tantissima gente comune. Chi non è riuscito a entrare in chiesa è rimasto fuori ad attendere la fine della cerimonia, per applaudire ancora una volta il Signor G. La camera ardente ha anch’essa accolto migliaia di persone.

Muore Giorgio Gaber

Fra queste, il sindaco di Milano, Gabriele Albertini, Alessandro Haber, Enrico Mentana, Giorgio Gori e Cristina Parodi, Paolo Rossi, Franca Rame, Memo Remigi, Franco Mussida e Franz Di Cioccio della Pfm, Mario Lavezzi, Marina Perzy, Andrea Jonasson, Valentina Cortese, Enrico Beruschi e Mario Capanna. (3 gennaio 2003)

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