LO SPORT AL CINEMA: COME VIENE RACCONTATO

LO SPORT AL CINEMA: COME VIENE RACCONTATO

Sport al cinema. Quando penso al connubio Cinema-Sport mi viene in mente un’immagine che lo simboleggia alla perfezione: la scena iniziale di Toro Scatenato, ripresa fissa di un ring sul cui tappeto un pugile volteggia al rallentatore, come se stesse danzando, sulle note della Cavalleria Rusticana.

L’opera di Scorsese del 1980 . la migliore in assoluto tra le pellicole che parlano di sport, non solo perché unisce il fascino stilistico di un poetico bianco e nero alla cruda narrazione della vita di Jake La Motta, ma per la capacità di mostrare in maniera totalmente originale l’azione dell’evento sportivo non slegandola mai dalla parabola umana del protagonista, in questo caso realmente esistito ed interpretato egregiamente da Robert De Niro affiancato da unJoe Pesci in stato di grazia.

La nobile arte

Lo sport al cinema  fin dai tempi del muto ha avuto un ruolo fondamentale nella carriera di grandi artisti come Max Linder e Buster Keaton, ma come dimenticare la spassosa scena dell’incontro di pugilato in Luci della Città di Charlie Chaplin.

Rimanendo in ambito di cinema muto una delle prime fatiche di Alfred Hitchcock, ancora nel suo periodo inglese, ha per protagonista proprio un pugile e s’intitola The Ring; e persino Stanley Kubrick nel ’55 si è servito di un pugile per “Il bacio dell’assassino”, anche se in questo caso unicamente per fini narrativi.

Se Robert Wise ha voluto raccontare le gesta di Rocky Graziano in Lassù qualcuno mi ama affidandosi al giovane Paul Newman, in epoca più recente Michael Mann ha girato Alì trovando in Will Smith un perfetto Cassius Clay -Mohammed Alì per un film dai tratti epici.

Lontano dall’epica ma entrato senza dubbio nella storia del cinema è Rocky, della cui interminabile saga va ricordato senz’altro il primo film diretto da John Avildsen per l’ottima sceneggiatura; mentre i sequel perdono man mano in efficacia narrativa mantenendo solo il fascino delle scene di allenamenti ed incontri.

Per lasciare la nobile

Per lasciare la nobile arte vanno menzionati l’eccezionale Million Dollar Baby di Clint Eastwood che utilizza la boxe per parlare del degrado sociale della provincia americana e soprattutto dell’eutanasia.

Una delle pellicole moderne meglio riuscite sull’argomento pugilato, The Fighters di David Russell, ispirato alla storia vera dei pugili fratellastri Micky Ward e interpretati da Mark Wahlberg e Christian Bale, e, anche se eccessivamente lacrimevole, Cinderella Man di Ron Howard.

Dalla boxe al wrestling il passo è tutt’altro che breve ma The Wrestler di Darren Aronofsky è un film straordinario, del 2008, interpretato da un redivivo Mickey Rourke nel ruolo più intenso e difficile della sua carriera.

Ma gli sport preferiti dagli americani

Ma gli sport preferiti dagli americani, mica li  snobberà dalla Settima Arte?

Assolutamente no, e se esistono migliaia e migliaia di film sul football varrà la pena almeno citare qualche titolo tra i più significativi. Non è tra i lavori migliori del regista Oliver Stone, ma “Ogni Maledetta Domenica” è un ritratto impietoso di un mondo dorato e drogato in cui oltre a girare una quantità impressionante di interessi economici si alternano vicende umane distorte dal successo; ma non giriamoci attorno, sarebbe un film per pochi appassionati se non fosse per l’interpretazione di un immenso Al Pacino.

Meno campi da football

Meno campi da football e più contrattazioni nel dolce-amaro Jerry Maguire che sin dal titolo fa capire di voler spostare una volta tanto l’attenzione dai giocatori a quelli che ne curano gli affari economici e l’immagine, e Tom Cruise, brillante come sempre, è la ciliegina sulla torta blockbuster ideale.

Commedia cult è Il Paradiso Può Attendere, in cui il giocatore di football Warren Beatty all’apice del successo muore per errore del suo angelo custode e per tornare a vivere deve “accontentarsi” di un altro corpo.

Due pellicole di ottima presa popolare sia per la sceneggiatura che per la costruzione generale e la scelta degli attori sono Il Sapore della Vittoria con Denzel Washington e Moneyball con Brad Pitt, ma negli anni ’70 è stato Robert Aldrich con Quella Sporca Ultima Meta a creare un immaginario alternativo attorno al mondo del football trasferendo l’evento sportivo in un penitenziario; e i protagonisti non sono più miti popolari strapagati che giocano per la fama, ma carcerati che vedono nel rettangolo di gioco il modo per prendersi la rivincita sugli abusi dei loro carcerieri e sulla vita che li ha portati su quella cattiva strada.

Sfida sportiva carcerieri

Emblema cinematografico dello scontro/sfida sportiva carcerieri – carcerati è Fuga Per La Vittoria di John Houston: in questo caso si parla di una partita di calcio organizzata durante la seconda guerra mondiale tra l’esercito tedesco e una rappresentativa di prigionieri degli eserciti alleati, e il fascino del film sta nell’unire la magnificenza di uno sport come il calcio all’intensità di una trama non tanto dissimile da Fuga Per La Vittoria, portando attori improvvisati come i calciatori Pelè, Ardiles e Bobby Moore a cavarsela al cospetto di inetrpreti come Michael Caine e Max Von Sidow.

Lo sport al cinema

Se il film di Houston racconta un momento storico attraverso un episodio sportivo frutto della fantasia degli sceneggiatori, Invictus di Clint Eastwood riporta fedelmente ciò che avvenne dalla scarcerazione di Nelson Mandela fino ai Mondiali di rugby da lui fortemente voluti in patria nel 1995 come Presidente del Sudafrica; e se parlavamo di tratti epici per Alì di Mann qui siamo al cospetto di Storia con la S maiuscola per eventi decisivi all’eliminazione dell’apartheid e alla conquista dei diritti civili in un paese per decenni martoriato dalle divisioni razziali.

In tema rugby

In tema rugby mi va di citare un piccolo gioiello cinematografico da pochi conosciuto, I Cinghiali di Portici di Diego Olivares, film italiano girato alle falde del Vesuvio con pochi mezzi e pochissimi finanziamenti ma non per questo scarso di contenuti né tantomeno di qualità.

A proposito del cinema italiano, lo sport è stranamente un tema poco sfruttato nel Belpaese, ma forse sarebbe meglio dire sfruttato male.

Nella nazione dei milioni di commissari tecnici

Nella nazione dei milioni di commissari tecnici il calcio ha avuto dimenticabili trasposizioni cinematografiche fatta eccezione per l’esilarante Il Presidente del Borgorosso Football Club in cui è più la finalità macchiettistica e dissacrante a farla da padrone grazie anche all’impareggiabile Alberto Sordi.

Con tratti ancora più comici si è parlato di calcio ne L’Allenatore nel Pallone e in questo caso si è arrivati alla capacità di sfruttare le varie componenti di questo sport senza mai mostrare l’intenzione di raggiungere un cinema di livello superiore ma di amalgamare fattori popolari e dialoghi divenuti memorabili attraverso il collante di un fuoriclasse della risata come Lino Banfi, e difatti il film di Martino è diventato un cult per più di tre generazioni.

L’Allenatore nel Pallone

Almeno un decennio prima de L’Allenatore nel Pallone era uscito al cinema un film a cui probabilmente andrebbe affibbiato un neologismo per non ripetersi, anche perché in fatto di cult trans-generazionale in Italia non è secondo a nessuno:

Febbre da Cavallo è una commedia divertente sul mondo dell’ippica, anzi sul mondo che ruota attorno all’ippica, in molti casi decisamente lontano dalla semplice passione sportiva, e a circa 40 anni di distanza l’opera di Steno ha ancora un appeal clamoroso su qualsiasi tipo di spettatore.

Ritornando al calcio raccontato nel cinema italiano è giusto segnalare L’Uomo In Più di Paolo Sorrentino che oltre ad essere uno degli esordi più folgoranti degli ultimi anni disegna la figura di un calciatore triste e solitario a disagio nell’ambiente calcistico che stava venendo fuori nei famigerati anni ’80.

Il Maledetto United

Tra le pellicole migliori girate sul calcio ci sono Il Maledetto United e Best, due film inglesi di egregia fattura basati su fatti realmente accaduti e sulla vita del campione George Best; interessante Sognando Beckham sulla variante calcistica femminile, mentre considero troppo edulcorato anche se dalle immagini spettacolari Goal! Il Film ed il suo seguito.

Spazio a parte meritano le opere di Ken Loach (Il Mio Amico Eric) e di Jafar Panahi (Offside) in cui il calcio assume risvolti sociali grazie alla maestria cinematografica di due registi che adoperano lo sport per evidenziare nel primo caso la decadenza psicologica di un uomo medio alle prese con i fallimenti familiari nell’Inghilterra moderna; mentre in Offside viene raccontato attraverso il divieto imposto alle donne di assistere alla partita di qualificazione ai mondiali del 2006 Iran-Bahrein, così come a qualsiasi altro evento sportivo, lo stato oscurantista e dittatoriale in cui versa l’Iran.

Ultrà

Al cinema è stata raccontata anche la degenerazione sociale collegata allo sport e ritratto crudo e realista è stato fatto da Ricky Tognazzi con Ultrà e da Lexi Alexander in Hooligans.

Sempre inglese e con la passione per il calcio a farla da protagonista è la pellicola tratta dal libro di Nick Hornby Febbre a 90°, mentre hollywoodiano che più non si potrebbe è The Fan con Robert De Niro ad interpretare un tifoso di baseball sin troppo morboso nei confronti del suo mito.

Divertenti anche se non qualitativamente eccelsi sono Bull Durham e Major League che col tempo hanno acquisito una fetta di pubblico affezionato che si è avvicinato al baseball grazie ai personaggi di Charlie Sheen, Wesley Snipes, Tim Robbins e Kevin Costner. Proprio Costner è interprete de L’Uomo Dei Sogni in cui il baseball assume significati addirittura mistici.

L’idolo delle Folle

È del ’47 uno dei film sul baseball più amati dagli americani: L’idolo delle Folle di Sam Wood è una parziale biografia del grande giocatore degli Yankees Lou Gehrig che morì a soli 37 anni a causa di un tipo di sclerosi che ancora oggi colpisce stranamente numerosi atleti.

Anche il basket può vantare gloria da grande schermo e d’istinto la memoria porta a He Got Game di Spike Lee, che riassume parte delle problematiche che ruotano intorno ad uno sport tanto popolare molte volte utile a distogliere i giovani da una vita di criminalità e miseria facendoli studiare e allevando il loro talento. Meno finalità sociali ma tanto successo al botteghino per il blockbuster Voglia di Vincere con Michael J. Fox licantropo.

Non dimentichiamoci Space Jam,

Non dimentichiamoci Space Jam, l’esperimento ibrido attori reali/cartoni animati di certo poco riuscito in confronto al simile Chi Ha Incastrato Roger Rabbit?, ma non lo dimentichiamo solo perché ci recita Michael Jordan, il più grande giocatore di basket che sia mai esistito. La grandezza del cinema non sta solo nel saper narrare storie legate allo sport, come potrebbe essere il biliardo de Lo Spaccone e de Il Colore dei Soldi, ma nella capacità oltre alle storie di inventarsi anche gli sport, come nel caso di Rollerball di Norman Jewison.

Non basterebbero centinaia di pagine

Non basterebbero centinaia di pagine per scrivere o anche solo per citare lo sport raccontato sul grande schermo ma sarebbe blasfemo non segnalare due pellicole che in maniera totalmente diversa parlano delle olimpiadi:

Momenti di Gloria di Hugh Hudson è l’emozionante storia di due corridori che si sfidano alle Olimpiadi di Parigi del ’24, entrambi britannici ma profondamente diversi; l’uno cristiano che pensa che correre sia un modo per rendere onore a Dio, l’altro ebreo che vuole vincere a tutti i costi per battere in questo modo i pregiudizi degli altri.

Mastodontico e affascinante lavoro cinematografico è sicuramente Olimpia – Apoteosi di Olimpia di Leni Riefenstahl, documentario che unisce alla rievocazione dei Giochi della Grecia classica la maestosità delle celebrazioni dell’Olimpiade di Berlino del 1936; e se è impossibile dimenticare che l’opera della regista è volta principalmente a magnificare in maniera propagandistica la Germania nazista è impossibile far si che ciò diventi un pregiudizio per oscurare la bellezza indiscutibile delle immagini delle gare e degli ambienti circostanti, con una tecnica di riprese che ha fatto scuola portando tutte le olimpiadi a venire ad essere trasmesse attraverso una lente cinematografica.

Leggendo questo articolo

Leggendo questo articolo ci ricorderemo tanti di quei film sullo sport che non  menzionati  istintivamente si avrà voglia di andare a cercare per rivederli ; eppure per concludere mi va di ricordare ancora un titolo, non un film, un documentario sul calciatore più grande di tutti i tempi raccontato, seguito e intervistato da uno dei registi più estrosi degli ultimi vent’anni, Maradona di Emir Kusturica.

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Alessandro Dalai
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