spettacolo, cinema: addio a Paolo Villaggio spirito libero
Cinema,  Spettacolo

ADDIO A PAOLO VILLAGGIO, SPIRITO LIBERO

Se n’è andato, a 84 anni, Paolo Villaggio. Burbero nella vita, geniale nell’arte. Le idee e i personaggi più belli del grande attore genovese

Paolo Villaggio è nato nel 1932, a Genova. Se n’è andato oggi a Roma, al Policlinico Gemelli, dove era ricoverato da alcuni giorni. A dare la notizia è stata la figlia Elisabetta, su Facebook, con queste poche e semplici parole “Ciao papà ora sei di nuovo libero di volare“.

La sua straordinaria ironia e autoironia – quelle di un pezzo unico del cinema comico e della satira italiana – erano già perfettamente presentate nel titolo della sua biografia del 2002 ‘

Villaggio è stato uno dei più grandi attori comici italiani. Ma imprendibile, bizzoso, difficile da paragonare ad altre piccole o grandi maschere del nostro cinema. Forse solo ad Alberto Sordi, per la capacità di mettere alla berlina i vizi e le false virtù dell’italiano medio.

Ma se l’attore romano, per farlo, doveva rivolgersi sempre a personaggi e macchiette diversi, Villaggio ne aveva trovata una perfetta, assolutamente non intercambiabile proprio perché da lui stesso forgiata: quella del ragionier Fantozzi. Anche qui tutto nacque da un libro, una pietra miliare della satira italiana, poi seguito da ‘Il secondo tragico libro di Fantozzi’. 

Attraverso le peripezie del suo personaggio più celebre – e alle geniali riproposizioni cinematografiche di Luciano Salce in bilico tra le opere di Jacques Tati, Bunuel e Stanlio & Ollio – Paolo Villaggio ha raccontato con sarcasmo e inedito sadismo la parodia dell’uomo medio italiano, perseguitato da tutti, in tutto incapace, attorniato da colleghi e amici storditi (quasi) quanto lui e da seviziatori blasonati sprezzanti come kaiser austroungarici venuti dall’ottocento.

Fantozzi ha fatto centro perché è l’italiano medio che lavora in ufficio con te e, se non lo trovi al tuo fianco, allora potresti essere proprio tu.

ma c’è un prima e un dopo-Fantozzi: prima ancora delle storie del ragionier ‘Ugo’, Paolo Villaggio ha recitato in altre deliziose commedie di altri grandi anarchici del cinema, ancora Luciano Salce, Marco Ferreri e Monicelli, dopo la sua apparizione ha in qualche modo replicato la sua maschera principale (con i film di Neri Parenti)  oppure l’ha sdoppiata nevroticamente (‘Dottor Jekyll e gentile signora’ e ‘Fracchia la belva’).

Ma Villaggio è stato anche uno straordinario e tenerissimo prof. per la Wertmuller, un onirico personaggio di Fellini, uno straordinario burbero per Ermanno Olmi.

In ultimo, Paolo Villaggio è stato un maestro di onestà, e per questo è apparso sempre meno in televisione: la sua lingua è sempre stata sciolta, fino alla fine. Se sentiva che tutto andava a rotoli lo diceva, se gli andava di comporre un saggio sulla libertà di pensiero nella storia umana, lo scriveva.

Era padrone di una virtù oggi rarissima: ascoltarlo e vederlo sullo schermo provocava sempre una sorpresa, un motto di curiosità, una reazione, di sprezzo o simpatia. Non ha mai lasciato indifferenti.

E, siamo certi, non ha mai avuto al suo fianco se non persone in cui credeva e da cui era amato e rispettato.

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