BILLY WILDER 7 CAPOLAVORI MAGO COMMEDIA AMERICANA
Cinema,  Spettacolo

BILLY WILDER: I 7 CAPOLAVORI DEL MAGO DELLA COMMEDIA AMERICANA

Ricordiamo uno dei più grandi registi americani a 15 anni dalla sua scomparsa: Billy Wilder e il suo cinema naturalmente eversivo, con il racconto e la recensione dei suoi cinque film più belli

Sono uno scrittore, ma dopotutto nessuno è perfetto“. Questo l’epitaffio di Billy Wilder, che racchiude in una sentenza il genio e l’ironia di uno dei massimi innovatori della commedia americana, assieme a Blake Edwards e William Wyler. Wilder esordisce negli States nel 1942, con ‘Frutto Proibito’: a partire da allora prende il volo una carriera ricca di perle e caratterizzata da pochissime cadute di tono, rintracciabili forse nelle sue ultimissime prove registiche, come in ‘Che cosa è successo tra mio padre e tua madre?, commedia girata in Italia, che annovera nel cast la presenza degli improbabili Pippo Franco e Gianfranco Barra e di un ormai stanco e invecchiato Jack Lemmon. Lemmon: il vero alter-ego del grande regista di origine ebraica, nato in un paesino della Polonia e morto nella stessa Los Angeles a cui dedicò forse il suo massimo capolavoro: lo strepitoso e inquietante noir a tinte horror ‘Sunset Boulevard’ (Viale del Tramonto). La commedia per eccellenza sulla decadenza di Hollywood, così innovativa da creare una sorta di sotto-genere ancora oggi frequentato: si pensi a ‘Mulholland Drive’ di Lynch (un titolo che è già una cripto-citazione) e il più recente ‘Maps of The Star’ di Cronenberg. Ricordiamo il regista con le recensioni di quelli che riteniamo i suoi sette massimi capolavori, tratte dal nostro Dizionario del Cinema.

L’asso nella manica

Un uomo rimane intrappolato in una miniera. L’ambizioso giornalista Charles Tatum, relegato in un piccolo quotidiano di provincia, ritarda deliberatamente i soccorsi per poter sfruttare il clamore sviluppatosi attorno alla notizia. Uno dei film più incisivi e corrosivi di Billy Wilder, interpretato da uno straordinario Kirk Douglas, nei panni a lui congegnali dell’arrivista senza scrupoli. Il nichilismo e la bruta schiettezza con cui il tema è affrontato non fu molto gradito dal pubblico dell’epoca che ne decreto l’immeritato insuccesso. L’attore, qualche anno più tardi, avrebbe dovuto tornare a lavorare con Wilder in Stalag 17 , ma poi, inspiegabilmente, rinunciò alla parte. Fece la fortuna del suo sostituto, William Holden, che vinse l’Oscar.

Quando la moglie è in vacanza

Come un etnologo, Wilder racconta il maschio americano. Ma sarebbe niente: porta la commedia dove nessun altro l’ha più portata: alla diagnosi impietosa del rapporto tra individui e merci, tra sogni di cartone e meccaniche di potere. Tom Ewell di mestiere fa l’erotizzatore di romanzi, ed è succube – prima che del matrimonio – di film, romanzi, musiche, fotografie, film che Wilder sciorina, parodizza, rifà (Rachmaninov, Da qui all’eternità) col gusto sadico e quasi postmoderno di chi sa, almeno da Viale del tramonto , che la commedia e il cinema americano sono morti. Cosa succede quando in questo mondo irrompe una vera Marilyn? Qui Billy Wilder si scatena in una messinscena che usa la Monroe come uno strumento perfetto per entrate, uscite, sonorità, ma da grande maestro cinico le regala anche un paio di momenti di appena accennata malinconia.

Viale del tramonto

Uno squattrinato sceneggiatore accetta di lavorare alla dipendenze di una vecchia e dispotica stella del cinema, da anni fuori dal giro. Quando il rapporto con la donna finisce per diventare quasi morboso, il giovane cerca, invano, di andarsene. Forse il migliore dei film su Hollywood, un ritratto al vetriolo dell’industria del cinema americano, impietosamente messa a nudo dall’anticonformista Wilder con una buona dose di humour nero. Il film si aggiudicò tre Oscar (sceneggiatura, colonna sonora e scenografia) e sicuramente ne avrebbe meritati altrettanti per il film, la regia e la magnifica interpretazione della Swanson. Il ruolo di William Holden doveva essere inizialmente interpretato da Montgomery Clift.

Uno, due, tre

Incaricato dal superiore di badare alla sua giovane figlia, C.P. MacNamara, direttore della Coca-Cola a Berlino Ovest, scopre che la ragazza si è sposata con un fanatico comunista di Berlino Est. Commedia dal ritmo vertiginoso, scritta dal regista assieme al fedele I.A.L. Diamond (sulla base di una commedia di Ferenc Molnár) e interpretata da uno straordinario James Cagney, mai così energico. Una pungente satira del comunismo, della guerra fredda, ma anche del capitalismo più sfrenato. Terminato il film, Cagney si ritirò dalle scene fino al 1981, anno in cui tornò a recitare in Ragtime di Milos Forman. In assoluto uno dei film più divertenti di Billy Wilder, anche se, paradossalmente, uno dei suoi meno fortunati.

La vita privata di Sherlock Holmes

Questo atipico, ma estremamente personale, film wilderiano offre uno sguardo malinconico sul celebre investigatore. Recitazione, fotografia e colonna sonora sono strepitose in questa dimenticata pellicola, la cui reputazione dovrebbe tornare alta negli anni futuri. Concepito inizialmente per una durata di tre ore e mezza. Una sequenza di 12 minuti (The Dreadful Business of the Naked Honeymooners) è stata restaurata per il laserdisc. Girato in Inghilterra. Panavision.

L’appartamento

Una delle commedie più belle e più amare di Billy Wilder, una di quelle in cui il denaro è più protagonista dei rapporti umani. Con Baciami, stupido e Non per soldi ma per denaro potrebbe costituire una ideale trilogia su cosa significa «vendersi». È infatti questo, forse, il tema dei tre film, in cui delle vittime meschine devono scegliere fra la propria dignità e gli agi o il successo. Un cinema di dilemmi morali, questo del Wilder maturo, di queste cupe commedie in bianco e nero, claustrofobiche (memorabile l’ufficio kafkiano ricostruito in trompe-l’œil dallo scenografo Alexander Trauner), ciniche, velocissime. Tre lezioni di messinscena, di rabbia che diventa mira millimetrica sul montaggio, sulla scrittura, sul gioco d’attori (qui Lemmon è già crepuscolare come in certi ritratti a venire di piccoli borghesi frustrati, e la MacLaine fa le prove per il successivo Irma la dolce ). Cinque Oscar.

A qualcuno piace caldo

Nella Chicago degli anni Venti, due musicisti jazz sono testimoni involontari del massacro di San Valentino. Trovandosi nella necessità di sparire dalla circolazione, i due si travestono da donna e si aggregano a un’orchestrina femminile in viaggio verso Miami. Una commedia ormai entrata nella leggenda, interpretata dallo scatenato duo formato da Jack Lemmon e Tony Curtis (qualche anno più tardi avversari in La grande corsa ) e da una sensuale ma anche autoironica Marilyn Monroe. Praticamente perfetta la sceneggiatura scritta dal regista assieme a I.A.L. Diamond, sulla falsariga del cinema americano del passato. La celebre battuta finale («Nessuno è perfetto») doveva essere provvisoria, sostituita in sede di riprese da qualcosa di migliore (!). Sei nomination all’Oscar, e una statuetta vinta, quella per i migliori costumi.

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