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Cinema,  Spettacolo

BAFTA 2017: KEN LOACH ATTACCA IL GOVERNO INGLESE

La 70a edizione dei BAFTA ha visto come protagonista – prevedibilmente – ‘La La Land’ di Damien Chazelle. A stupire è stata invece l’appassionata arringa di Ken Loach contro le politiche del governo inglese

BAFTA 2017: C’è chi ha fatto caso alla scollatura di Nicole Kidman, chi alla più sobria presenza dei reali d’Inghilterra, il principe William e la moglie Kate, chi si è fatto sedurre una volta ancora dall’ennesima serie di riconoscimenti per ‘La La Land’ di Damien Chazelle, film che ha conquistato il maggior numero di statuette della serata, senza tuttavia stravincere: solo 5 i premi conquistati su 11 nomination totali. Forse pochi, rispetto alle attese, ma comunque i più prestigiosi: Miglior Film; Miglior Regia; Miglior Attrice (Emma Stone); Miglior Musica Originale e Migliore Fotografia, mentre l’anno scorso fu ‘The Revenant’ con Leonardo Di Caprio a farla da padrone alla prestigiosa cerimonia cinematografica britannica, una vittoria che fece da battistrada per il successo degli Oscar.

Ma fortunatamente la serata dei BAFTA non si è risolta unicamente con la solite sfilate di rito, con i premi ritirati come pacchi postali, i ringraziamenti dei vincitori, le pailettes e la brillantina. C’è stata, fortunatamente, una sorpresa, che ha spostato per pochi minuti il senso della serata da quello di una sonnolenta cerimonia a quello di una forte querimonia. Questo grazie al regista Ken Loach, che ha approfittato del palco offertogli per il ritiro del premio per il Miglior Film Britannico (‘I Daniel Blake’, già vincitore della Palma d’Oro di Cannes), per far sentire la propria voce a proposito del tema dei sussidi di disoccupazione (al centro del suo film) e sulla promessa mancata del governo inglese, che ha deciso di non dare accoglienza alle migliaia di giovanissimi rifugiati in arrivo dalla Siria e da altre terre funestate dalla guerra. Quella di lasciarsi andare a discorsi accorati pro o contro una parte politica in contesti legati al mondo dello spettacolo potrà sembrare certo una moda negli Stati Uniti, ma per il regista inglese non rappresenta una novità. Loach, al contrario di altri colleghi e attori, non si è mai lasciato andare a proclami e inni retorici, è stato bensì sempre capace di prendere la misura dell’umile realtà dei più svantaggiati e di lottare per essi grazie alla sua arte e con le sue parole: tra i molti episodi, molti in Italia ricorderanno il suo dignitoso rifiuto a partecipare al Toino Film Festival nel 2012 per manifestare la sua solidarietà nei confronti dei lavoratori sottopagati del Museo del Cinema.

Queste invece, le parole di Loach di ieri sera: “Grazie all’Academy per aver veicolato le verità che il mio film racconta, verità che conoscono centinaia e miglia di persone in questo Paese, i più poveri e vulnerabili sono trattati dal Governo con una spietata brutalità che è scandalosa, una brutalità che cresce con la scelta di non accettare di dare rifugio ai bambini che abbiamo promesso di aiutare”. E ancora, alzando ulteriormente il tiro dell’arringaI film possono fare molte cose, divertire, terrificare, farci ridere e raccontarci qualcosa del mondo in cui viviamo – e il mondo reale sta diventando sempre più oscuro nel conflitto che si sta preparando tra poveri e ricchi e i privilegiati e le big corporations e i politici che parlano per loro”. 

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