BABY – UN TEEN DRAMA AVVOLTO DA ATMOSFERE DARK

BABY – UN TEEN DRAMA AVVOLTO DA ATMOSFERE DARK

SIAMO IMMERSI IN UN ACQUARIO MA SOGNIAMO IL MARE

Se hai 16 anni e vivi nel quartiere più bello di Roma, sei fortunato. Il nostro è il migliore dei mondi possibili. Siamo immersi in quest’acquario bellissimo, ma sogniamo il mare. Ecco perché, per sopravvivere, abbiamo bisogno di una vita segreta. 

Questo l’incipit di Baby, il teen drama italiano ideato dal collettivo Grams (formato da giovanissimi sceneggiatori romani) e disponibile su Netflix dal 30 novembre. In poche frasi la voce narrante pone le basi del racconto, rendendo subito chiaro l’intento di fuga delle protagoniste dalla loro realtà, una gabbia dorata in cui si sentono in trappola.

LA TRAMA

La serie si articola in sei episodi e ruota intorno alle vicende di un gruppo di adolescenti della Roma bene. La storia si concentra in particolare su Chiara (Benedetta Porcaroli) e Ludovica (Alice Pagani), due sedicenni che vivono nell’esclusivo quartiere dei Parioli e frequentano l’Istituto Collodi, un elitario liceo privato.

Inizialmente la loro amicizia fatica a decollare. Infatti, le protagoniste all’apparenza non potrebbero essere più diverse l’una dall’altra. La prima è una ragazza acqua e sapone, poco incline alla trasgressione. Al contrario, lo spirito ribelle della seconda è evidente già ad una prima occhiata.

UNA FAMIGLIA ASSENTE

Ludovica è considerata un caso perso dal padre e deve portare il peso di una madre adolescenziale (Isabella Ferrari), che sperpera il denaro finalizzato al pagamento della retta della ragazza. Il padre e la madre di Chiara sono separati in casa, e questa respira tutti i giorni l’atmosfera pesante data dalla situazione. Entrambe subiscono il destino di genitori troppo concentrati a risolvere i loro problemi per poter dare alle figlie l’attenzione che meritano.

LA RICERCA DI TRASGRESSIONE

I comportamenti trasgressivi che le ragazze adotteranno – come l’abuso di alcol, i tradimenti e la promiscuità sessuale – sono dunque un tentativo disfunzionale di compensare questa mancanza d’amore, oltre che una ricerca di identità e una fuga dalla loro situazione. L’idea di partenza di non meritare di essere amate – come in una profezia che si autoavvera – non farà altro che coinvolgerle in relazioni, che rafforzeranno l’ipotesi iniziale.

È in questo contesto che si colloca l’incontro con Saverio (Paolo Calabresi), proprietario di un locale notturno, e il suo socio Fiore (Giuseppe Maggio). Questi ricorreranno a una sottile manipolazione, facendo leva sui loro bisogni e sulle loro insicurezze, per farle entrare in un giro di prostituzione minorile. L’ingresso in questo mondo torbido è graduale, le ragazze si illudono di avere il controllo sugli eventi e di avere compiuto una scelta. Non hanno la percezione che stia succedendo qualcosa di particolarmente grave, anche se nelle loro affermazioni si ha la sensazione di un sottofondo inquietante, come la colonna sonora che ci accompagna per tutta la prima stagione.

IL CASO DELLE BABY SQUILLO

Lo show si è ispirato al caso delle baby Squillo dei Parioli, un fatto di cronaca che nel 2014 ha sconvolto l’Italia. La triste vicenda vede protagoniste due adolescenti che – cadute nelle mani di sfruttatori – sono state portate a offrire prestazioni sessuali a uomini adulti.

Ma l’intento dichiarato della produzione era quello di trattare il tema marginalmente. Infatti la serie si serve dello schema del romanzo di formazione, e si concentra principalmente sui motivi che portano Chiara e Ludovica a imboccare quella strada pericolosa. Il risultato è che questo viene affrontato quasi di sfuggita ed essendo visto attraverso l’ottica delle ragazze inconsapevoli, si ha quasi la percezione che lo sfruttamento dei minori venga normalizzato.

Purtroppo questo tipo di narrazione non è stata gradita dal National Center on Sexual Exploitation degli Stati Uniti. Infatti l’organizzazione – avrebbe accusato il colosso dello streaming di promozione della prostituzione minorile – dichiarando che la serie ritrae “un gruppo di adolescenti che entrano nel mondo della prostituzione come se si trattasse di una versione glamour di una parabola di formazione.”

 

 

 

 

 

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Ilaria Elena Gianni
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