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A PRIVATE WAR: AL CINEMA UN’EROINA DEL GIORNALISMO

A PRIVATE WAR: AL CINEMA UN’EROINA DEL GIORNALISMO

Nelle sale la storia di Marie Colvin interpretata da Rosamund Pyke

La storia della donna considerata una delle più indomite reporter di guerra degli ultimi decenni sarà al cinema da stasera. Alta, bionda, con una benda da pirata sull’occhio destro: non bastasse la sua vita sui campi di battaglia, Marie Colvin avrebbe già la perfetta immagine da eroina. A portare sullo schermo la sua storia è Matthew Heineman, che debutta come regista, mentre Rosamund Pike interpreta la protagonista.

 

IL FILM

Il film è basato sull’articolo scritto da Marie Brenner per Vanity Fair nel 2012. La trama copre un arco di undici anni. La storia prende il via nel 2001, quando Marie perse l’occhio destro a causa di una granata in Sri Lanka e si conclude nel 2012, quando morì in Siria su probabile ordine di Assad.

La scelta del regista è chiara: non vuole trasformare la Colvin in un’eroina drammatica tramite una storia romanzata dai toni edulcorati. Il film dunque è crudo e non risparmia agli spettatori il dolore e la violenza dei campi di battaglia. Le scene di guerra si susseguono una dopo l’altra in un alternarsi quasi caotico: il luogo cambia ma le sofferenze dei civili sono sempre le stesse.

Il film rispecchia il lavoro portato avanti dalla reporter che per anni ha lottato per raccontare la verità. Marie non era interessata ai tecnicismi bellici, ma al lato umano, privato, degli scontri. Il risultato è un quadro introspettivo e intimo di una vita che sembra quasi fatalmente legata ai campi di battaglia e alle sofferenze altrui.

 

UN’EROINA UMANA

A private war al cinema marie colvin
La reporter Marie Colvin

Marie Colvin è una delle figure più importanti del giornalismo moderno. Inviata per Foreign Affairs, prima, e per il Sunday Times, poi, vinse numerosi premi nel corso della sua carriera. Fu la prima ad intervistare Geddafi dopo il 1986 e nel 1999 a Timor Est salvò la vita 1500 donne e bambini a rifiutandosi di abbandonarli all’assedio delle forze indonesiane.

Nonostante la sua forza e il suo incredibile coraggio, Marie è molto di più. Una donna che fa un mestiere da uomo e sfrutta il suo far parte del sesso considerato “debole” a suo vantaggio. Marie è forte ma non rinuncia alla femminilità: smalto rosso e filo di perle, indossa lingerie La Perla sotto il giubbotto antiproiettile e non ha paura di dichiararlo. Pur avendo visto il peggio dell’umanità rimane in grado di ridere e raccontare aneddoti divertenti ad una fesa.

C’è però anche un lato oscuro. Da dove deriva il bisogno della reporter di mettersi sempre in pericolo? L’istinto che la spinge continuamente verso le guerre pur desiderando una vita normale? Sembra quasi una maledizione che la spinge a fare ciò che le riesce meglio: sfidare il pericolo per dar voce a chi altrimenti finirebbe dimenticato. Eppure Marie non è certo insensibile al dolore e alla paura che la tormentano portandola all’alcolismo e alla sindrome post traumatica. Il vero coraggio però, a suo dire è proprio questo, agire e portare avanti la propria causa nonostante le difficoltà.

 

 

ROSAMUND PYKE

Private War al cinema
Rosamund Pyke interpreta Marie Colvin in una scena di Private War

A Private War” non sarebbe stato lo stesso senza l’incredibile interpretazione di Rosamund Pyke. L’attrice mette tutta sè stessa nel calarsi nei panni della giornalista. Pyke ha dichiarato di aver studiato attentamente la giornalista: “Volevo che le persone si appassionassero a Marie quanto me. Dovevano vedere la passione che infuocava il suo corpo. Era nei suoi gesti. Era nella sua risata. Era nel modo in cui teneva la sua benda sull’occhio. Nel modo in cui camminava“.

Rosamund Pyke non nasconde la sua enorme ammirazione nei confronti della giornalista attraverso cui passa l’impegno messo nell’interpretazione. “Marie ha sconfitto ogni stereotipo” riflette l’attrice, “Era una “donna-uomo?” Assolutamente no. Era competitiva nei confronti delle donne più giovani? No, assolutamente no. Era esigente ed ambiziosa? Certamente. Era priva di paura? No, Aveva molta paura ma agiva comunque: questo è il vero coraggio. Ho subito pensato: ‘Voglio conoscerla’. Vorrei averla conosciuta. Vorrei poter uscire a bere un martini con lei“.

 

A Private War” è dunque prima di tutto un omaggio a Marie Colvin. Non solo per la passione con cui la sua figura è stata rappresentata, ma anche e sopratutto perchè porta avanti la sua missione: parlare della violenza guerra e ricordarci del dolore privato di chi altrimenti resterebbe senza voce.

 

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Elisabetta Moro
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