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Letteratura,  Spettacolo

Anthony Burgess: chi è lo scrittore di Arancia Meccanica

Anthony Burgess: scrittore, critico e compositore. La sua opera più famosa è Arancia Meccanica

Anthony Burgess è stato uno scrittore, critico, glottoteta, giornalista e compositore britannico. È considerato uno dei più grandi autori inglesi del Novecento e il suo romanzo più famoso rimane, fino ad oggi, Arancia Meccanica. Nel suo catalogo vanno però ricordati anche molti componimenti musicali: oltre 250, che lo hanno portato a considerarsi un compositore tanto quanto uno scrittore.

Anthony Burgess: una breve biografia

Anthony Burgess è lo pseudonimo di John Burgess Wilson. Nato a Manchester il 25 febbraio 1917, non è rimasto ancorato esclusivamente all’ambiente britannico. Laureato in letteratura e filosofia, fu insegnante in Inghilterra, Malaysia, in Asia sudorientale, USA e in Europa, in particolare a Roma. Il nome Anthony fu aggiunto durante la cresima. Nel 1956 cominciò ad usare il nome d’arte Anthony Burgess per la pubblicazione del suo primo romanzo, L’ora della tigre (Time for a Tiger), primo capitolo della fortunata Trilogia malese.

Nel 1959 gli viene erroneamente diagnosticato un tumore al cervello mentre si trova nel Brunei. Torna quindi in Inghilterra e, con la paura di morire nel giro di un anno, in soli dodici mesi scrisse ben cinque romanzi, tra cui Il dottore è ammalato e Il seme inquieto. La prima e vera passione di Burgess è però la musica: all’età di 14 anni imparò a suonare il pianoforte da autodidatta. Nella sua carriera, infatti, ha scritto molte composizioni musicali e ha affermato che  “vorrei che le persone mi vedessero come un musicista che scrive romanzi, non come un romanziere che scrive musica nel tempo libero”. La BBC Radio ha passato molte delle sue composizioni (oltre 250). La musica ha poi un posto prominente nelle sue opere letterarie, basti pensare all’importanza di Beethoven in Arancia Meccanica.

Tra narrativa e sceneggiature

Affianco ai lavori di narrativa, inoltre, Anthony Burgess si è distinto per opere di traduzione, di critica e di sceneggiatura. Da ricordare i lavori su James Joyce, autore molto importante nella sua storia poiché lo ha influenzato molto soprattutto nella creazione di neologismi. Tra le sceneggiature che portano la sua firma ci sono nomi molto importanti. La prima che si può ricordare è Mosè, la miniserie del 1974 diretta da Gianfranco De Bosio, con Burt Lancaster nei panni di Mosè e Mariangela Melato in quelli di Bithia e colonna sonora di Ennio Morricone.

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Anthony Burgess

L’opera però più famosa a cui ha preso parte è sicuramente lo sceneggiato del 1977 Gesù di Nazareth, diretto da Franco Zeffirelli. Lo sceneggiato vanta un cast stellare, tra cui si contano Peter Ustinov, Laurence Olivier, James Earl Jones, e due Nastri d’argento. Nel 1990, inoltre, il Teatro dell’Elfo di Milano rappresenta la sua opera per marionette, Le bleu-blanc-rouge et le Noir.

L’opera letteraria di Anthony Burgess è caratterizzata da una lingua particolare e, spesso, inventata, oltre che da una visione pessimistica della società e da protagonisti spesso maltrattati dalla vita. Si ricorda quindi la quadrilogia Enderby, M/F (1971), 1985 (1978), ovvero una rielaborazione di 1984 di George Orwell, e Abba Abba (1977), scritta presente anche sulla sua tomba. Alla fine della sua vita, le sue pubblicazioni ammontano ad una cinquantina. È proprio grazie a queste che, nel 1963, incontra Liliana Macellari, con cui ha una relazione extraconiugale e che sposerà nel settembre 1968. Rimasero assieme fino alla morte di Burgess, avvenuta nel 1993 a causa di un tumore polmonare. Le sue ceneri si trovano nel cimitero di Monaco.

Arancia Meccanica: il capolavoro immortale di Burgess

L’opera tuttavia più famosa di Anthony Burgess rimane Arancia Meccanica (A Clockwork Orange). Iniziato a scrivere nel 1961, il romanzo vide la luce nel 1962 ed è il suo lavoro di maggiore successo. Si narra la storia di Alex, quindicenne dedito alla violenza che, durante la notte, vaga per le strade con la sua banda di drughi per dar sfogo ai suoi istinti brutali. Un giorno, però, un colpo va male e uccide la donna che avrebbe dovuto rapinare.

Viene arrestato e, a causa di un ennesimo omicidio, viene sottoposto ad un esperimento pavloviano, la cosiddetta Tecnica Ludovico. Condizionato a provare repulsione per la violenza e il sesso, le autorità lo considerano idoneo alla vita in società. L’incontro con lo scrittore F. Alexander (a cui Alex aveva violentato la moglie) con le sue mire pubblicitarie lo portano ad un tentativo di suicidio, che però non va a buon fine e lo libera dal condizionamento. L’epilogo lo rivede, a diciotto anni, nella stessa situazione iniziale, ma alla fine sembra rendersi conto che deve lasciarsi quella vita alle spalle.

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Copertina di Arancia Meccanica della Einaudi

Arancia Meccanica è un romanzo ciclico e con una divisione molto rigida: sono tre parti ognuna divisa in sette capitoli (tranne l’edizione americana, che ha eliminato l’epilogo, trovandosi così con la terza parte di soli sei capitoli). La storia di Alex può essere vista come una vera e propria denuncia sociale attuata attraverso l’espediente della distopia. Dalla famiglia che si disinteressa alle attività del figlio al Governo che vuole affermarsi mantenendo il controllo sulla mente del singolo, è facile vedere come la libertà sia annullata. Il tentativo di eliminazione della violenza e del male è corrotto poiché si tratta dell’imposizione della visione delle alte sfere su cosa sia giusto e sbagliato.

Alex stesso è utile al messaggio di denuncia. È infatti un antieroe che si comporta in quel determinato modo semplicemente perché gli piace, non a causa di condizioni sociali o genetiche. È però anche un personaggio molto umano e che rappresenta l’umanità in tre modi: è aggressivo, è amante della bellezza e si serve del linguaggio. Alex è infatti il narratore della sua stessa storia e molto spesso rompe la quarta parete per rivolgersi direttamente al lettore. In questo modo diventa un protagonista piacevole a cui è facile affezionarsi, ma la sua cattiveria riesce sempre a tenere a distanza.

Il Nadsat e il film di Kubrick

Come già accennato nell’introduzione, Anthony Burgess è stato anche glottoteta. Questo vuol dire che si cimentava a creare linguaggi artificiali creandone un vero e proprio vocabolario con tanto di fonologia, grammatica. Tra i glottoteti più conosciuti c’è sicuramente J. R. R. Tolkien, Mark Okrand, che ha creato il Klingon, e George Orwell con la Neolingua per 1984. L’esempio migliore è sempre da rivedersi in Arancia Meccanica: il Nadsat.

Il linguaggio utilizzato da Alex utilizza diversi termini di origine russa. Il nome stesso deriva da un suffisso russo che vuol dire adolescente. La lingua viene usata quindi come antilinguaggio, ad indicare la distanza tra il protagonista e i suoi compagni drughi dalla società che li circonda. Sempre nell’edizione americana alla fine è disponibile un piccolo glossario, ma Burgess stesso scrive delle piccole descrizioni nella prosa di fianco ai termini più incomprensibili.

Dal romanzo è stato tratto l’omonimo film del 1971 diretto da Stanley Kubrick. La pellicola è una delle più amate della storia del cinema ed è basata sulla versione americana del romanzo. Kubrick decide infatti di terminare la storia con Alex in ospedale, lasciando quindi un finale aperto.

 

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