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Achille Lauro da Ken a Barbie: nuovo album e rivoluzione fluida

Achille Lauro da Ken a Barbie: nuovo album e rivoluzione fluida

I look di Achille Lauro fluido e trasformista: irriverente e quasi rivoluzionario

Achille Lauro, il trapper italiano, è un campione del travestimento: da Ken a Barbie, la nuova icona dell’album 1990 (in uscita il 24 luglio), quella di Lauro è un’autentica rivoluzione fluida, o, per meglio dire, un rovesciamento di paradigma. Mille look, mille identità, mille modi di stare sul palco e di fare scena, ben al di là della musica. Antonio Ricci, creatore di Striscia La Notizia, sul Corriere della sera è tornato a parlare di lui usando parole durissime, accusandolo di essere tutto fumo, un prodotto del marketing fatto bene (benissimo si dovrebbe dire, fosse così). Del resto Striscia non è mai stata condiscendente con lui (vedi il caso del tapiro dopo Rolls Royce nel 2019).

Il pubblico italiano si divide fra detrattori e sostenitori, tra chi lo ammira e chi lo detesta, chi ascolta le sue canzoni e chi conosce solo il personaggio, chi tenta di ignorarlo e chi lo esalta. In ogni caso, ha raggiunto un momento di fama massima in Italia. Nel giorno del suo compleanno, vediamo allora come è nata l’icona Achille Lauro e soprattutto come è arrivato al grande pubblico.

achille lauro
L’immagine di lancio del nuovo album, 1990. Achille Lauro in versione Barbie.

Il rap del Quarto blocco

Dagli esordi con il collettivo romano del Quarto blocco ne ha fatta di strada, e ha cambiato anche di molto il suo modo di porsi in scena. Lauro De Marinis (questo il vero nome) ha costruito sapientemente col tempo il suo personaggio pubblico, crescendo come trapper duro e puro per poi abbracciare le nuove tendenze dello stile e infine capovolgerne l’estetica dominante. Sì sì, proprio così. Si confrontino le sonorità, i testi, ma soprattutto l’estetica degli esordi con quella attuale e sarà lampante l’evoluzione. Ad esempio in questo video del 2011, Il giorno del ringraziamento, Lauro è come espressività perfettamente coerente con la scena trap di allora. Sono i tempi di Rocciamusic, etichetta di Shablo e Marracash.
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Nel 2014 però la scena inizia a cambiare (sono gli esordi della Dark Polo Gang). I trapper escono dall’ombra e iniziano a farsi testimoni di una estetica godereccia, sempre cattiva, sempre aggressiva, ma più esibizionista. Tutte le musiche hanno bisogno di dirigersi ad un pubblico e dunque di costruire o propagare un’identità. In questi anni il trap spinge sui soldi, sulle macchine, sulle donne. Cattivo gusto? Forse. Qualcosa di strano? Non proprio, visto che sono gli stessi modelli che propone la tv da anni (e che noi ormai abbiamo metabolizzato, volenti o nolenti). Questa nuova estetica è però vincente e in ascesa: il messaggio subliminale è quello della riscossa, della rivincita, della rivolta al successo (donne e soldi). Si guardi questo featuring del 2014 con Marracash.

Poi succede qualcosa di inaspettato. Non solo Lauro cavalca l’onda dello stile, degli abiti firmati e griffati, ma comincia a vestire un’estetica fluida e a divincolarsi dalla violenza della prima scena, per accentuare i tratti dance, liberatori e a volte libertini tout court; inizia a parlare al positivo e non al negativo, a giocare col nonsense e non più con la violenza semantica. Fino a quella meravigliosa rivoluzione di Sanremo 2020, che alcuni fanno finta di non capire.

Achille Lauro e il look fluido: l’apoteosi di Sanremo 2020

L’esibizione di Lauro a Sanremo 2020 è un autentico capolavoro, a mani basse. Format televisivo nazionale, massima risonanza, rete ammiraglia dei lustrini e del perbenismo collaudato, evento musicale in cui spesso vince la mediocrità. Cosa fa Achille Lauro? In tre minuti accende il Festival, fa impennare lo share, sconvolge tutti e sovverte il cauto e lento modello sanremese. La sua performance brucia tutti i dibattiti sulla parità di genere e porta all’attenzione nazionale, come immagine concreta non come discorso, un modello, una estetica tutta diversa, sottratta finalmente al gioco dei dominatori e dei dominati; delle maggioranze e delle minoranze.

Il miracolo è che lo abbia fatto lui, un trapper, che con quell’esibizione, in cui pesantemente truccato si denuda in paillettes, o veste i panni di Elisabetta I o della Marchesa Casati, capovolge il paradigma machista del rap. Lo annulla e ne impone un altro. Lo fa nel programma di punta della rete più ipocrita, lo fa baciando il suo chitarrista (tutto teatro s’intende – vedi), cantando ai nostalgici reazionari un bel “Me ne frego”, più d’annunziano che mussoliniano; spogliandosi diventando icona classica di San Francesco, per i più bigotti.

Beh la rivoluzione di quella performance è chiara. Con le armi dell’irriverenza e del sovvertimento dei significati, Lauro riesce a mandare un messaggio chiaro, inclusivo; di rottura con gli schemi stessi del mondo cui appartiene, da sempre ostile a questo tipo di espressività. Lo fa, inoltre, uscendone vincente e rafforzato come cantante e come artista.

Il post Instagram dopo Sanremo

Per chiarire ancora di più (ai duri di cuore, ovvio), lo stesso Lauro aveva messo nero su bianco sul suo profilo Instagram: “Cinquantenni disgustosi, maschi omofobi. Ho avuto a che fare per anni con ‘sta gente volgare per via dei miei giri. Sono cresciuto con ‘sto schifo. Anche gli ambienti trap mi suscitano un certo disagio: l’aria densa di finto testosterone, il linguaggio tribale costruito, anaffettivo nei confronti del femminile e in generale l’immagine di donna oggetto con cui sono cresciuto. Sono allergico ai modi maschili, ignoranti con cui sono cresciuto. Allora indossare capi di abbigliamento femminili, oltre che il trucco, la confusione di generi è il mio modo di dissentire e ribadire il mio anarchismo, di rifiutare le convenzioni da cui poi si genera discriminazione e violenza”.

Ripetiamo: tutto ciò sia stato ben espresso con una performance. Potrà piacere o no, ma questo marketing che cavalca semplicemente l’onda della liberazione dei tempi, come intende Ricci, è geniale e, udite udite, manda messaggi migliori dello spettacolo medio di questo paese. Potrà piacere o no, Achille Lauro è un artista.

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Federico Demitry
Articoli dell'Autore / Federico Demitry

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