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Rivolta Capitol Hill: la guerra in USA che, per ora, conta 5 morti e 52 arresti

Rivolta Capitol Hill: la guerra in USA che, per ora, conta 5 morti e 52 arresti

Rivolta Capitol Hill. Gli scontri dentro il Campidoglio nel giorno in cui Camera e Senato hanno certificato la vittoria di Biden e Harris hanno traumatizzato il mondo. Intanto il Congresso certifica la sconfitta di Trump, ma i sostenitori del “Make America Great Again” non cedono. E le vittime salgono…

Rivolta Capitol Hill: una guerra che mette in discussione la democrazia

Parlando di ciò che è avvenuto lo scorso 6 gennaio presso il Campidoglio sono molti i punti che fanno storcere il naso agli americani e non solo. Una polizia inerme e completamente presa alla sprovvista, agenti federali che hanno ben deciso di farsi selfie con i rivoltosi che, intanto, hanno messo a ferro e fuoco il Campidoglio. Tante le critiche sui media contro la sicurezza, presente e per giunta in tenuta antisommossa in occasione delle proteste di Black Lives Matter, che non hanno saputo proteggere il fulcro della democrazia a stelle e strisce.

I media Usa definiscono l’accadimento come un “disastroso fallimento” nel sistema di sicurezza, domandandosi come sia potuto accadere che la sede del Congresso e della Corte Suprema, con un suo autonomo corpo di polizia composto da 1.700 agenti, sia stata presa d’assalto, nonostante la stessa Washington D.C. fosse in al corrente del raduno dei sostenitori di Donald Trump in occasione della formalizzazione della vittoria di Joe Biden.

 

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Ma chi sono i rivoltosi? Sostenitori di Donald Trump, del gruppo QAnon: complottisti di estrema destra secondo cui vi sia una trama segreta organizzata da un Deep State che agirebbe contro Trump e i suoi sostenitori, i quali, invece,  avrebbero assunto il potere contro il nuovo ordine mondiale.

Si contano già le vittime

Quattro morti, 13 feriti e 52 arresti. Questo è il bilancio emesso dal capo della polizia di Washington, Robert Contee, in una conferenza stampa, che ha fatto sapere che dei 52 arrestati 4 lo sono per possesso di pistole, uno per possesso di arma proibita, 47 per violazione del coprifuoco e ingresso illegale al Congresso.  Numeri ancora provvisori di una giornata di lutto per la democrazia americana. Il Congresso, attaccato, si è trasformato in un campo di battaglia, con i parlamentari costretti a fuggire indossando maschere anti-gas e la polizia armata che ha lasciato passare i manifestanti fino in alcuni uffici.

L’allarme resta alto, dopo un assalto costato 4 morti (tre per emergenze mediche e una per colpo da arma da fuoco al petto). Nella notte tra il 6 ed il 7 gennaio, inoltre, sono state trovate e disinnescate dall’FBI due bombe artigianali vicino al centro di Washington.

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Ultima vittima dell’assedio è un agente di polizia rimasto ferito, deceduto dopo 24 ore di agonia. Lo ha confermato la polizia del Campidoglio: il suo nome era Brian D. Sicknick ferito mentre si scontrava fisicamente con i manifestanti, ha avuto un collasso tornato al suo ufficio. Gli altri morti erano tutti manifestanti, arrivati da tutto il Paese: Ashli Babbitt, una veterana dell’aeronautica 35enne; Benjamin Phillips, 50 anni, dalla Pennsylvania; Kevin Greeson, 55 anni, dell’Alabama; e Rosanne Boyland, 34 anni, dalla Georgia.

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