L'Italia un grande paese in affanno
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L’Italia un grande paese in affanno

L’Italia un grande paese in affanno. La pandemia non ha fatto altro che scoperchiare tutti i disastri di un paese vecchio che si basa sulla burocrazia

L’Italia un grande paese in affanno. La pandemia non ha fatto altro che scoperchiare tutti i disastri di un paese vecchio che si basa sulla burocrazia. Infatti la burocrazia è un cancro che occupa tutti i gangli del sistema paese, impedendone l’efficienza. Si spendono miliardi non per lo sviluppo ma per il mantenimento dello statu quo, situazione che paralizza efficienza e sviluppo.

La nostra burocrazia non è di taglio efficientista non si fonda su grandi scuole, non esprime l’eccellenza dei giovani ma invece è il rifugio di chi non ce l’ha fatta e non ce la farà.

La sfida dell’internazionalizzazione

Qui si gioca la capacità dell’Italia di aggredire con decisione il mondo ed esplodere le potenzialità delle nostre imprese, dei nostri saperi con strumenti di presenza nel mondo forniti di eccezionale capacità e talento manageriale.

Queste reti non ci sono o se ci sono sono vecchie poco professionali e mancanti del necessario spirito di imprenditorialità.

Il nostro Paese è ricco di eccellenze

Il nostro Paese è ricco di eccellenze, possiede il 70% del patrimonio artistic0 mondiale, produce la moda migliore, esporta cibi e vini di qualità senza confronto, ma non sa organizzare una rete di presentazione e commercio adeguata.

L’ICE è completamente acefalo e inadeguato, privo di professionalità, con scarsa conoscenza delle lingue e con quadri di livello non eccelso. Di fatto non coglie le opportunità di business che un grande paese, eccellente in arte cultura e beni artistici possiede e non espleta.

Il Paese deve scommettere sulla sua eccellenza

La vittoria della sfida nasce dallo sviluppo tecnologico che deve supportare le eccellenze italiane e dal costruire un sapere tecnologico (software) che ci permetta di esportare nel modo più poderoso i nostri beni artistici e la nostra cultura.

La sfida prima la deve vincere una politica alta, che sappia cogliere la sfida all’internazionalizzazione, che non si arrocchi nella piccola Italietta, che abbia una visione ampia della comunità internazionale e delle sue opportunità.

 

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