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Il virologo Burioni torna in tv e spiega il vaccino contro il Coronavirus

Il virologo Roberto Burioni torna in tv a Che tempo che fa e spiega come funziona il vaccino Pfizer contro il Coronavirus

Burioni spiega il vaccino contro il Coronavirus

Dopo diversi mesi lontano dagli studi televisivi, è nuovamente apparso in tv il virologo Roberto Burioni durante la trasmissione Che tempo che fa di Fabio Fazio su Rai3.

L’annuncio del suo ritorno era avvenuto tramite i social della trasmissione e dello stesso Burioni, che comunicava di avere buone notizie rispetto al vaccino anti-Coronavirus. La presenza del virologo, infatti, è servita per dare maggiori delucidazioni sul nuovo vaccino prodotto dall’azienda farmaceutica Pfizer, ritenuto al momento sicuro per il 90%.

«È arrivato il momento di spiegarvi come questo vaccino funziona e cosa potrebbe succedere da qui ai prossimi mesi, perché ora cominciamo a vedere la luce in fondo a questo orribile tunnel» ha dichiarato il virologo. Burioni si era già presentato nello studio di Fazio durante la puntata in cui fu ospite in collegamento Anthony Fauci, immunologo della task force statunitense contro la pandemia.

Fauci, prima ancora dell’annuncio del vaccino di Pfizer, si era dichiarato ottimista rispetto all’arrivo di un vaccino nei primi mesi del 2021. «Alcune aziende lo stanno già producendo. Il vaccino dovrà essere disponibile in tutti i Paesi, anche quelli meno fortunati» aveva aggiunto.

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Anthony Fauci.

La spiegazione di Burioni del vaccino Pfizer contro il Coronavirus

Roberto Burioni ha spiegato, grazie anche all’aiuto di alcune grafiche, la funzionalità del vaccino anti-Coronavirus prodotto da Pfizer, come in una vera e propria lezione universitaria.

La diversità di questo vaccino consiste nell’iniettare un gene sintetico di RNA messaggero, che porta a produrre la proteina S del Coronavirus direttamente nel corpo del paziente. È così che successivamente il corpo reagisce con una risposta da parte del sistema immunitario, che si difende grazie alla produzione di anticorpi. In caso di contagio, il paziente sarà quindi in grado di debellare il virus.

Il vaccino Pfizer in questo modo evita di affrontare quel processo lungo e complesso di produzione della proteina S, per cui è necessario l’utilizzo di un bioreattore. L’azienda farmaceutica statunitense ha optato per questa strada di modo da accelerare i tempi di sperimentazione del virus sui pazienti volontari.

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Il vaccino Pfizer.

Infatti, Pfizer ha già concluso una prima fase di sperimentazione del vaccino su un gruppo di 40mila persone, suddiviso casualmente in ulteriori due gruppi. Ad uno di questi è stato iniettato il vaccino, mentre all’altro un semplice placebo, senza che ovviamente i volontari ne fossero a conoscenza. E poi ognuno ha continuato la propria vita normalmente.

«Ed è successa una cosa clamorosa, – ha spiegato Burioni – perché solo 94 persone si sono infettate e quasi tutte non erano state vaccinate. È così che Pfizer ha potuto affermare che l’efficacia del vaccino è per ora intorno al 90%. Lo studio deve ancora concludersi, ma finalmente possiamo dire di avere un vaccino funzionante».

È certo che i primi a ricevere il vaccino saranno coloro che più sono a rischio contagio, ovvero tutto il personale sanitario. Successivamente sarà invece indispensabile somministrarlo alle persone più deboli, come anziani e disabili. Ed infine si dovranno vaccinare anche tutti gli altri per evitare che il virus continui a circolare.

I malintesi di Burioni con il San Raffaele

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L’ospedale San Raffaele.

Il virologo Burioni ha poi parlato dei suoi malintesi con il San Raffaele, di cui è un noto ricercatore. L’ospedale, infatti, ha preso distanza dalle dichiarazioni eccessivamente allarmanti che il professore pubblica spesso sul suo profilo Twitter. L’ospedale ha detto che Burioni, non avendo un ruolo ospedaliero, non conosce la realtà dei pronto soccorsi e dei reparti Covid.

Ma a Che tempo che fa, Burioni ha dichiarato conclusi questi malintesi con il San Raffaele. «I cittadini devono sapere qual è il pericolo del virus. L’estate si è riempita di frasi come “virus indebolito”, affermazioni senza alcuna base scientifica. Bisogna rendere consapevoli le persone della pericolosità del virus, così che siano in grado di gestirlo senza andare nel panico» ha affermato il virologo.

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