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Ferragni: Uffizi come sfondo. Allarghiamo il dibattito

Ferragni: Uffizi come sfondo ad una sua foto-è questo lo scandalo?

Ferragni: Uffizi sullo sfondo di una foto della famosa influencer ed è subito polemica. Con la consapevolezza di intervenire su una polemica di cui è stato già detto (quasi) tutto, tentiamo di allargare la riflessione, provando ad andare oltre la polemica.

Cosa è successo?

Il mondo social, quello che non può esimersi dal seguire Chiara Ferragni, si è espresso su una foto che la ritrae alle Gallerie degli Uffizi di Firenze. L’influencer stava lavorando ad un progetto, non ancora reso noto, per Vogue Hong Kong. Il marito Fedez, sui social, ha preso le difese della moglie.

Arte pura vs logiche di mercato: dibattito superato o attuale?

Da una parte, i difensori dell’arte pura, dall’altra i sostenitori della causa (che sa di retorica) del maschilismo contro la Ferragni. Forse nessuno ha assoluta ragione. Forse, come sempre, per dare un giudizio (anche se non sempre è richiesto, ma come un gatto che si morde la coda, anche questo è frutto del nostro tempo…) dovremmo fare una riflessione a più ampio respiro. Parlare di Chiara Ferragni e dell’arte significa parlare del mercato e dell’arte, perché la Ferragni rappresenta un brand. Lei stessa è l’esempio perfetto di cosa sia il personal branding, l’arte di fare di sé un vero e proprio marchio.

La polemica non è nuova. La televisione, per esempio, era inizialmente considerata un medium piuttosto “volgare” rispetto alla carta stampata o al cinema. Ma la televisione ha avviato quel processo di arricchimento reciproco tra logica di mercato e cultura, accogliendo grandi maestranze, spesso provenienti dal mondo del cinema. O dal mondo dell’arte. Basti pensare a Salvador Dalì, per esempio, che si mise alla mercé della bieca economia realizzando materiale pubblicitario per il ‘mass media’ (per usare un termine un po’ desueto, ma calzante per quel contesto storico) per eccellenza: la televisione, appunto.

Ferragni-Uffizi come sfondo: allora cosa c’è di nuovo?

Sottolinea benissimo Guia Soncini:

Hanno torto gli offesi, quelli che cianciano di “mercificazione della cultura”, evidentemente convinti che Michelangelo dipingesse gratis

Innegabile, però, che oggi, nel nostro tempo, è in corso un fenomeno ancora più ampio. L’accostamento ieri-oggi non deve essere così immediato. Non può. Ogni tempo ha le sue peculiarità. E Chiara Ferragni è figlia (a volte artefice, quasi) del nostro tempo. Nel settore della moda, ma anche in quello della cucina e delle narrazioni mediali è in atto una tendenza tipicamente propria del nostro tempo: l’ancoraggio alle proprie radici culturali.

Ferragni Uffizi

Perché? In un mondo dove tutto è disponibile per tutti (su Internet possiamo comprare qualsiasi cosa, proveniente da qualsiasi parte del mondo), la strada vincente per differenziarsi è passare attraverso la propria storia, le proprie radici, la propria unicità e originalità. E cosa c’è di più unico e originale dell’arte? Alcuni, come Chiara Ferragni e Vogue (che l’ha ingaggiata) hanno capito che per essere diversi nel mare magnum che è il nostro tempo, bisogna attingere alle unicità. Come ha sottolineato Fedez, Sandro Botticelli non ha bisogno di Chiara Ferragni. Forse nemmeno Chiara Ferragni in quanto tale ha bisogno di Sandro Botticelli. Ma il mercato sì.

La comunicazione al centro

Come dice Fedez, i giornalisti hanno bisogno di ‘qualcuno’ (il nome della moglie anziché il nome Gallerie degli Uffizi) per vendere qualche copia in più. È vero. Così come anche Chiara Ferragni, la manager di successo degli anni 2000 ha bisogno di ‘qualcuno’ che parli di lei. È chiaro che lo “scandalo” di ieri non fosse previsto e architettato. Però, continuando a far parlare di sé, Chiara Ferragni continuerà a vendere e guadagnare. Non si parla solo di copie di giornali, ma anche di vendere se stessi. Questo è il nostro tempo, il nostro oggi: è l’epoca della comunicazione imperante, del guadagno a colpi di clic.

Allora cosa c’è di strano in ciò che ha fatto la Ferragni? Se anche l’intimità della casa, per esempio, viene “dissacrata” con centinaia di storie al giorno che cinquant’anni fa avremmo, anacronisticamente parlando, percepito come lesive della “privacy”. Le categorie del passato sono saltate. Su questo, non sulla foto, dovremmo riflettere e prendere consapevolezza.

Il dettame di oggi è comunicare per vendere. Chiara Ferragni arriva, però, anche a vendere per comunicare. Vendere la sua immagine per comunicare quanto di bello ci sia nel nostro Paese. Chissà che qualcuno, magari, decida di non fare “swipe up” sulla storia successiva ma di aprire un libro di storia dell’arte.

 

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