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Emergenza Covid, Beppe Sala: “La sanità lombarda è tutta da rifare”

Emergenza Covid, il sindaco di Milano Beppe Sala contro la Regione: “La sanità lombarda è tutta da rifare”

Beppe Sala – i problemi della sanità lombarda 

Il sindaco di Milano Beppe Sala ha rilasciato un’intervista al quotidiano la Repubblica, dove si esprime contrario rispetto all’attuale modello di sanità adottato dalla Regione Lombardia.

«Qui è tutto da rifare – ha spiegato –  dai medici di base ai rapporti con i privati. Tutti hanno visto le carenze e le difficoltà manifestate dalla sanità lombarda durante i mesi della pandemia». Inoltre, il primo cittadino milanese ha dichiarato di aver limitato le critiche nelle ultime settimane, «perché in certi momenti bisogna pensare alla comunità». Ma ora è tempo di pensare al futuro. Sala ha anche evidenziato i problemi riscontrati con le vaccinazioni antinfluenzali, arrivate in Lombardia con notevoli ritardi. La questione aveva sollevato vari scontri tra la Regione e i medici di base.

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Beppe Sala.

La critica di Sala colpisce l’operato di Attilio Fontana, presidente della Regione, da lui accusato di poca collaborazione. Per il sindaco di Milano, la gestione della sanità, praticata finora dal centrodestra, va radicalmente cambiata. L’importante al momento è «fronteggiare le sfide demografiche e sociali, per cogliere le opportunità tecnologiche e di innovazione clinica. Qui è necessaria un’universalità del servizio».

I cinque punti della riforma di Sala sulla sanità lombarda

Sala ha poi definito i cinque punti su cui sta lavorando insieme ai propri collaboratori. Il primo di questi è l’istituzione di un’Agenzia per il governo della sanità. Ci devono essere, ha spiegato il sindaco, responsabilità e competenze per ogni figura che rientri all’interno del sistema sanitario. Gli esempi presi in considerazione da Sala sono i sistemi già introdotti da alcune regioni, come Lazio e Veneto. «Quest’Agenzia – ha affermato – potrà anche assumere forma pubblica e avrà la responsabilità di coordinare l’intero sistema e di governare anche l’offerta del privato accreditato da forza e competenza».

Questo connubio tra pubblico e privato potrebbe portare a conseguenze scomode, come nel caso giudiziario in cui venne coinvolto anni fa Roberto Formigoni, ex presidente della Regione Lombardia. Per questo motivo, Sala afferma, va introdotto anche un sistema di rimborsi al privato, che tenga conto del risultato dell’intero percorso di cura. Questo «serve per garantire assistenza continua al paziente durante tutto il percorso medico».

I Distretti, il sistema dei medici di base e i Consultori

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Un altro punto della riforma prevede il ritorno ai Distretti, ovvero i luoghi fisici che offrono servizi sanitari di base. In questo modo, si evita che l’unico posto di cura sia l’ospedale, che invece deve far fronte alle patologie che richiedono un ricovero.

Da ripensare è anche il sistema dei medici di base, che secondo Sala non riescono ad esercitare bene il loro mestiere. Questo perché a Milano la loro età media di base è di 59 anni e assistono mediamente 1.400 pazienti. «La loro figura in Lombardia – ha detto il sindaco di Milano – è rimasta sempre più marginalizzata e non sono più stati coinvolti nei cambiamenti». Infine, sarà necessario investire anche sui Consultori, che costituiscono un importante tassello della sanità regionale.

Sala ha poi avanzato l’ipotesi di formare un Consiglio di indirizzo a livello lombardo, dove coinvolgere i sindaci dei capoluoghi di provincia.

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