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Emergenza Covid-19: rallenta la curva dei contagi, ma sono molti i decessi

In Italia rallenta la curva epidemiologica dei nuovi contagi, ma il dato preoccupante è quello dei decessi – Il 24 novembre se ne sono registrati 853

Finalmente, dopo circa cinque mesi, rallenta la seconda ondata della pandemia da Covid-19 in Italia. Negli ultimi giorni la curva epidemiologica si è abbassata: tra il 18 e il 24 novembre sono stati registrati 30mila nuovi contagi in meno rispetto ai sette giorni precedenti, quando si era anche raggiunto il record di nuovi positivi giornalieri dall’inizio dell’emergenza. Il calo registrato è del -10,6%.

La curva cambia direzione in tutte le Regioni italiane, compreso l’indice di contagio Rt.

Covid-19: rallenta la curva – La situazione nelle Regioni

La diminuzione più netta si è verificata nelle Regioni più colpite dall’inizio di questa seconda ondata. La Lombardia, infatti, nell’ultima settimana ha registrato una diminuzione nelle diagnosi dei nuovi positivi: il 24 novembre erano 4.886, quasi mille in meno rispetto al giorno precedente. Anche l’area metropolitana di Milano, la più colpita della Regione, comincia a vedere una lenta ma speranzosa discesa. L’assessore al Welfare Giulio Gallera ha definito “in miglioramento” la situazione della pandemia in Lombardia.

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Giulio Gallera.

Allo stesso modo, anche in Piemonte, Campania e Toscana si sta verificando un rallentamento nei contagi. Questo fa sì che gli ospedali e le terapie intensive abbiano maggiore respiro rispetto alle scorse settimane.

Altre Regioni sono ancora abbastanza stabili nei nuovi casi giornalieri. Si tratta del Veneto, dell’Emilia Romagna e del Lazio. Alcune piccole Regioni, invece, fanno eccezione. In Basilicata, Friuli, Sardegna, Calabria e Puglia, infatti, i casi sono ancora in leggero aumento.

Negli ospedali la pressione, che è arrivata a superare il massimo raggiunto durante la prima ondata di contagi, sembra ormai destinata a ridursi nei prossimi giorni, seguendo la discesa della curva epidemiologica. Nelle terapie intensive si è registrato un aumento del 5,6%, rispetto alla tendenza delle scorse settimane che andava dal 20% al 57%.

A scendere è anche la percentuale di positivi rispetto ai tamponi giornalieri effettuati. Nella settimana appena conclusa è stata del 14,59% rispetto al 16,18% delle settimane precedenti. Il numero di tamponi si è ridotto, ma nel complesso di poco. Ultimamente sono sempre più utilizzati i test rapidi antigienici, che non sempre vengono inclusi nel numero complessivo di tamponi giornalieri.

Il dato preoccupante dei decessi

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La terapia intensiva.

Ciò che, invece, non sembra per niente rallentare è la curva delle morti di Covid-19. Negli ultimi giorni si è verificato un grosso aumento di decessi: il 24 novembre ne sono stati registrati 853, circa 200 in più rispetto al giorno precedente; si tratta del dato più alto della seconda ondata. Il numero complessivo delle vittime è arrivato a 51.306 unità.

Franco Locatelli, il presidente del Consiglio Superiore di Sanità, ha affermato che «vedremo questi numeri di decessi così alti ancora per i prossimi dieci o quattordici giorni, ma auspicabilmente dovremo poi vedere un calo. È la parte più dolorosa e sofferta da affrontare». Il numero dei decessi, infatti, fa riferimento ai contagi verificatisi nelle scorse settimane, quando la curva epidemiologica era in rapida ascesa.

Gli sforzi fatti nelle ultime settimane sembrano quindi funzionare dal punto di vista dei nuovi contagi e dell’indice Rt. Sarà comunque necessario mantenere in atto delle misure di prevenzione, per evitare di sovraccaricare gli ospedali e le terapie intensive.

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