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Covid: code e assembramenti davanti ai negozi delle città italiane

Si stabilizza la curva dei contagi e riaprono i negozi in alcune regioni, ma tornano gli assembramenti nelle vie delle città italiane – Ecco la situazione a Milano, Torino e Roma

Situazione Covid in Italia: code davanti ai negozi 

Negli ultimi giorni in Italia si è registrato un calo dei nuovi contagi da Covid-19. Ieri, domenica 29 novembre, i nuovi casi totali erano 20.648, quasi 6 mila in meno rispetto al giorno precedente, ma con un numero più basso di tamponi effettuati. Calano lentamente anche i decessi: ieri erano 541, più bassi rispetto ai giorni scorsi, ma comunque ancora molto preoccupanti. La pressione negli ospedali e nelle terapie intensive comincia a diminuire: in rianimazione sono stati registrati 9 pazienti in meno.

La curva si sta stabilizzando. Infatti, la percentuale tra positivi e tamponi è ferma all’11,7% come sabato scorso, e questo è sicuramente un dato positivo.

Da domenica alcune regioni italiane hanno effettuato il passaggio di zona. Piemonte, Lombardia e Calabria da rosse sono diventate zone arancioni. Mentre Liguria e Sicilia, precedentemente arancioni, sono diventate zone gialle.

È bastato un giorno di maggiori aperture e spostamenti per vedere le vie delle città italiane riempirsi di gente, senza il rispetto del distanziamento sociale.

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Le nuove zone Covid in Italia.

Covid: le code davanti ai negozi a Milano, Torino e Roma

Sono stati moltissimi i cittadini milanesi a riversarsi nelle vie del centro per approfittare delle ultime offerte in occasione del Black Friday e per fare i primi regali di Natale. L’assalto maggiore è stato nelle zone dello shopping per eccellenza: corso Vittorio Emanuele, corso Vercelli, via Torino e corso Buenos Aires. Ma in realtà, considerando le testimonianze di molti negozianti, sono state poche le persone a fare acquisti, soprattutto in zone come via Monte Napoleone o in Galleria Vittorio Emanuele.

Anche a Torino le strade si sono affollate, con tanto di veri e propri assembramenti. Già in mattinata in via Roma, via Garibaldi e via Lagrange si sono formate le prime code davanti ai negozi e ai bar. Molti commercianti hanno riaperto prolungando gli sconti per attirare i clienti.

Successivamente, nel pomeriggio la situazione è andata peggiorando. La folla è aumentata notevolmente e solo in pochi hanno rispettato l’invito alla prudenza della sindaca Chiara Appendino. Alberto Cirio, governatore del Piemonte, ha definito inaccettabile quanto successo a Torino e ha provveduto per chiedere maggiori interventi da parte delle forze dell’ordine.

Lo stesso scenario si è presentato a Roma. Anche nei giorni precedenti, tra venerdì e sabato, le vie dello shopping sono state assaltate dai cittadini. La folla era ovunque, dall’Appio al Tuscolano, fino a viale Libia. Questa situazione si era già presentata lo scorso weekend, ma è probabile che dal prossimo cambieranno le cose. Infatti, il Viminale emetterà forse delle circolari per potenziare in tutte le città italiane le vigilanze anti-assembramento nelle vie. Tali provvedimenti seguiranno il nuovo Dpcm, che sarà valido a partire dal 4 dicembre.

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La proposta di Giovanni Toti

Nel frattempo, Giovanni Toti, il governatore della Regione Liguria, ha avanzato una proposta, ovvero quella di creare una zona bianca, dove siano garantite maggiori libertà rispetto all’area gialla. Toti recapiterà tale proposta al governo, sperando di ottenere un riscontro positivo. Egli rivendica un Natale più libero, «perché è un pezzo importante dell’economia e della socialità del Paese. Se dovremo fare qualche altro sacrificio lo faremo a gennaio, tanto con il Covid dovremo convivere fino alla primavera».

Franco Locatelli, presidente del Consiglio Superiore per la Sanità, ha subito chiarito la sua opinione in merito: «Fino a dopo il periodo natalizio credo ci siano troppi rischi di assembramenti». Nel corso della trasmissione di Rai3 Che tempo che fa, ha introdotto il discorso sulle vaccinazioni, che già da gennaio potranno essere rese disponibili. «Anche se gli ultimi giorni hanno registrato un calo nei contagi – ha spiegato – non dobbiamo pensare che sia finito tutto: questo deve essere un messaggio motivazionale».

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