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Caso Alberto Genovese – Parla la ragazza: “Ho avuto paura di morire”

Ecco gli aggiornamenti sul caso Alberto Genovese – Parla la ragazza vittima della violenza sessuale: “Ho avuto paura di morire”

Caso Alberto Genovese

«Ho avuto paura di morire. Ho avuto paura di non rivedere più la mia famiglia e i miei amici». Queste le parole della diciottenne che, secondo le accuse, è stata stuprata e drogata dall’imprenditore Alberto Genovese, arrestato lo scorso 7 novembre a Milano per violenza sessuale.

La ragazza ha mandato un audio alla trasmissione Live – Non è la D’Urso di Canale 5, dove racconta i terribili gesti di cui è rimasta vittima lo scorso ottobre. Infatti, nella notte tra il 10 e l’11 ottobre, la ragazza riuscì a scappare dall’attico di Genovese, rinominato Terrazza Sentimento, dopo essere stata violentata e drogata per circa venti ore di seguito.

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L’audio della diciottenne a Live – Non è la D’Urso.

«Io non ho mai percepito queste feste come un ambiente pericoloso. Andavo lì per divertirmi, ma poi si sono trasformate in un inferno» ha affermato la diciottenne. L’imprenditore milanese ha sempre organizzato party esclusivi e festini all’interno del suo appartamento in centro a Milano. Queste feste ospitavano, tra gli altri, anche giovani modelle. E l’elemento principale era la droga.

Caso Alberto Genovese: gli attacchi alla diciottenne

La giovane nell’audio ha tenuto a sottolineare l’ingiustizia degli attacchi ricevuti in questi giorni: «Io che sono la vittima mi sono sentita giudicata e attaccata. Manca molta sensibilità riguardo l’argomento, perché la gente specula e attacca senza sapere. Mi hanno dipinta in tanti modi, cosa che non giustificherebbe comunque quello che ho subito, però mi infastidisce perché non penso sia giusta questa violenza mediatica».

Il fenomeno a cui la ragazza fa riferimento è il cosiddetto victim blaming, o colpevolizzazione della vittima, che consiste nel considerare la vittima di un crimine o di un atto ingiusto come responsabile dell’accaduto. Nel caso specifico della violenza sessuale, questo concetto è legato alla tendenza ad accusare la vittima in base ai suoi stessi comportamenti. Abusi e stupri sarebbero quindi causati dal tipo di abbigliamento, dall’assunzione di alcool o sostanze stupefacenti, dal proprio stato civile o lavoro.

Sono tutti elementi che, per molte persone, vanno a giustificare la violenza commessa, e soprattutto non vanno a colpevolizzare interamente colui che l’ha messa in atto. Questo meccanismo si crea sia che la vittima sia di sesso maschile che femminile, ma a ritrovarsi al centro di queste accuse sono sempre più giovani ragazze, come in questo caso.

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Il victim blaming.

Nell’audio la diciottenne ha anche rivolto un appello comune: «In questo momento chiedo a tutti un minimo di umanità. Al momento sono in cura da psicologi, ma sono fragile e questo odio gratuito mi fa stare male. Ho diciotto anni, ho appena finito gli studi e faccio la modella: mi sono sentita definire escort, che prendevo dei soldi per andare a queste feste. Ma non è così, io mi sono ritrovata in un inferno». La ragazza, infatti, ha spiegato che non aveva mai avvertito alcun pericolo all’interno di quei party, perché spesso incontrava anche personaggi famosi, da Belen Rodriguez ad Alba Parietti. Ma i nomi di questi personaggi dello spettacolo, emersi perché a stretto contatto con l’ambiente di Genovese, hanno affermato di essere estranei all’accaduto.

Le altre testimonianze e le parole di Daniele Leali

Nel frattempo, sono state rese pubbliche altre testimonianze di ragazze che spesso frequentavano le feste di Genovese. Una di loro ha affermato: «Ogni settimana ci sono molti di questi party, con giovani ragazze e uomini facoltosi. Esiste anche una chat con noi modelle, dove ci avvertivano delle prossime feste e noi decidevamo di andare come ragazze immagine. Io ricevevo 300 euro. Spesso succede che ti facciano proposte di altro genere, ma poi decidi tu se accettare o meno».

In un’intervista a Non è l’arena, Daniele Leali, amico di Genovese e PR delle sue serate, ha dichiarato di non sapere che la ragazza avesse diciotto anni. In più, ha ammesso che quella sera c’era un’atmosfera divertente e tranquilla. Ha anche smentito di aver introdotto alla festa dei piatti pieni di droga. Una ragazza ha prontamente negato questa dichiarazione, dicendo che era proprio Leali a portare i vassoi pieni di cocaina.

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Daniele Leali intervistato a Non è l’arena.

Inoltre, Fabrizio Corona, che ha ammesso di aver frequentato queste feste per molti anni, ha ribattuto immediatamente le parole di Leali attaccandolo: «Non è vero che non sapeva che la ragazza aveva solo diciotto anni. Queste feste a Milano sono all’ordine del giorno e i reati sono quattro: violenza sessuale, lesioni, sequestro di persona e spaccio di cocaina. Tu Daniele vuoi dire che non ti drogavi insieme agli altri?».

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