12 anni morte Cucchi
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12 anni dalla morte di Stefano Cucchi, interviene Fedez:”Lo stato apra gli occhi”

Chi era Stefano Cucchi?

Stefano Cucchi, Nasce a Roma il 1 Ottobre 1978. La vicenda Stefano Cucchi inizia invece nella serata del 15 ottobre 2009, quando viene arrestato perché trovato in possesso di droga. Stefano è un geometra 31enne romano; una sera i carabinieri lo fermano nel parco degli Acquedotti: trovato in possesso di alcune sostanze e pastiglie per l’epilessia di cui soffre, lo portano in caserma e dispongono per lui la custodia cautelare in carcere. Sette giorni dopo muore all’ospedale Pertini. È l’inizio di una lunga e complessa vicenda giudiziaria alla ricerca della verità, che verrà portata avanti prevalentemente dalla sorella di Stefano, Ilaria Cucchi.

I fatti: così è morto Stefano Cucchi

Il giorno dopo il fermo, convalidano al giovane l’arresto e il processo per direttissima. A fine udienza il giudice dispone che Cucchi rimanga in custodia cautelare nel carcere di Regina Coeli, in attesa di un’udienza che si sarebbe dovuta tenere il mese successivo. Le condizioni di Cucchi, tuttavia sono già abbastanza gravi, perciò viene visitato dal medico del tribunale, e successivamente anche dall’infermiera del Regina Coeli, la quale dispone un immediato trasferimento al pronto soccorso del Fatebenefratelli. Cucchi rifiuta il ricovero; le sue condizioni tuttavia si fanno sempre più gravi, fino al ricovero nel reparto detentivo dell’ospedale Sandro Pertini, dove muore il 22 ottobre. Al momento del decesso pesa 37 chili. In sei giorni la sua famiglia non ottiene il permesso di vederlo.

Tanti processi, ma chi ha davvero ucciso Stefano Cucchi?

Nella prima indagine, l’ipotesi dell’accusa è che Cucchi sia stato “pestato” nelle celle del tribunale, e che poi lasciato morire di fame e di sete in ospedale. Nel processo di primo grado, però, i giudici arrivano a un’ipotesi diversa: nessun pestaggio, ma morte per “malnutrizione”. Ilaria Cucchi, a seguito di questa sentenza, annuncia ricorso in Cassazione. La Suprema corte decide la parziale cancellazione di questa sentenza e ordina un processo di appello-bis per omicidio colposo per i medici. Confermata invece l’assoluzione dei tre agenti di polizia penitenziaria e degli infermieri. L’appello bis termina con una nuova assoluzione per i dottori.

La tenacia di Ilaria e della sua famiglia portano, alla fine del 2915, all’avvio di un’inchiesta-bis. Nel gennaio del 2017 la procura di Roma chiede il rinvio a giudizio de tre carabinieri che hanno arrestato Cucchi, per omicidio preterintenzionale, e di altri due militari per calunnia e falso. Accolta la richiesta della procura, si rinviano a giudizio i carabinieri, tornando finalmente a considerare il “pestaggio” come causa principale della morte di Cucchi.

L’11 ottobre 2018 arriva una svolta nel processo-bis. Per la prima volta c’è l’ammissione di un pestaggio: Francesco Tedesco, uno dei tre carabinieri sotto accusa per omicidio preterintenzionale, chiama in causa due colleghi e li accusa di avere picchiato Cucchi.

12 anni morte Cucchi
Uno dei tanti processi per Stefano Cucchi

Un nuovo filone di indagine, e la condanna definitiva

Tornando alle vicende giudiziarie, dopo la denuncia di Tedesco si apre un nuovo filone di indagine per la falsificazione degli atti sul pestaggio di Cucchi. Vengono iscritti nel registro degli indagati altri tre carabinieri, aggiungendosi agli altri cinque già a processo. Da questo momento sono sempre di più le intercettazioni ritrovate, che provano il depistaggio dei carabinieri. “Bisogna avere spirito di corpo, se c’è qualche collega in difficoltà lo dobbiamo aiutare” dice un vicebrigadiere in una telefonata al maresciallo.

Nel 2018 si parla della vicenda di Stefano Cucchi, non solo per il processo ai carabinieri, ma anche per l’uscita del nuovo film “Sulla mia pelle“. Il film viene presentato alla 75esima edizione del festival di Venezia , e racconta gli ultimi giorni di vita del giovane. La sceneggiatura si basa sui racconti familiari e sugli atti dell’inchiesta.

Il 17 aprile 2019, la Procura di Roma chiede il rinvio a giudizio per gli otto carabinieri nell’inchiesta dei depistaggi successivi alla morte di Cucchi. Il 16 luglio 2019, il Gup dispone il rinvio a processo per gli otto carabinieri. Si apre così il vero e proprio processo. Il 14 novembre 2019, condannano i due carabinieri a 12 anni di carcere per omicidio preterintenzionale. Finalmente un po’ di luce per Ilaria Cucchi e la sua famiglia, che dichiara: “Oggi comunque vada sto facendo pace con quest’aula, sono commossa”.

22 ottobre 2021: 7º memoriale Stefano Cucchi, “Umanità in marcia”

A 12 anni dalla morte del giovane geometra romano, organizzato un memoriale in suo onore. Il programma prevede, a partire dalle 18, una commemorazione al parco degli Acquedotti, davanti alla targa che porta il nome di Stefano. Sabato, invece, si corre con la staffetta dei diritti, in partenza alle ore 14, dalla targa di Stefano Cucchi. “Un percorso che farà tappa nei luoghi simbolo della storia di Stefano, ogni tappa rappresenta un diritto da conquistare”. La staffetta terminerà alle ore 18 a Piazza Montecitorio, dove iIlaria Cucchi e Fabio Anselmo risponderanno alle domande della stampa.

12 anni morte Cucchi
Fedez registra un video, per il 7º Memoriale dedicato alla morte di Stefano Cucchi. “lo stato deve aprire gli occhi”

Fedez sostiene il memoriale Stefano Cucchi: “Lo stato deve aprire gli occhi, e imparare errori”

Ilaria ha pubblicato sul suo profilo Facebook un video di Fedez, con il quale il cantante da il sostegno al settimo memoriale per i dodici anni dalla morte di Stefano Cucchi. ” Nutro un’immensa ammirazione nei confronti di Ilaria, perché ci ha insegnato una grande lezione, ovvero che quando si ha una verità da difendere non bisogna mai abbandonarla, perché prima o poi la verità verrà a galla”, ha detto il rapper milanese. ” Ci ha insegnato anche che lo stato ha il dovere di difendere i propri cittadini, ce lo ha ricordato più che altro. In particolare le istituzioni e le forze dell’ordine dovrebbero avere a cuore la protezione dei più deboli, perché non c’è niente di più viscido che essere forte coi più deboli e servizievole coi potenti. Lo stato deve aprire gli occhi, accettare i propri errori e maturare. Lo stato può commettere errori, ma scaricare la responsabilità sulle vittime è diabolico”.

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