VI RACCONTIAMO LA PRIMAVERA ESTATE 2020

VI RACCONTIAMO LA PRIMAVERA ESTATE 2020

Da New York a Parigi, la primavera estate 2020 raccontata con occhio critico

Una New York deludente, una Londra quasi assente. A Milano qualcuno ha storto il naso mentre Parigi riconferma la sua egemonia. Le passerelle primavera estate 2020 lasciano, come sempre, un punto di riflessione.

A che punto è la moda, oggi? È nell’identico punto dove l’avevamo lasciata qualche anno fa. Probabilmente agli inizi degli anni 2000 quando ai sarti e stilisti qualcuno ha preferito la figura di un direttore creativo o, per meglio dire, l’immagine altisonante di qualcheduno che nulla conosce del mestiere.

L’effetto boomerang, quindi, è assicurato. Qualunque cosa venga lanciata alla fine torna dietro.

E se tanto mi dà tanto, qualcuno dorme sugli allori del passato.

New York Fashion Week

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La New York Fashion Week primavera estate 2020 ha inizio il 6 settembre. Il calendario è ricco di presentazioni ma molti sono i marchi semisconosciuti (il che non è un male).

Il quid in più è la possibilità di assistere da spettatore pagante ma non tutti gli show sono aperti a tutti, nessuno di questi è blasonato.

Jeremy Scott presenta la sua space-age con il tentativo conquistare nuove galassie. La sua è una collezione poco propositiva, esteticamente riluttante.

Disastrosa è anche la prova dell’attuale presidente dei CFDA Tom Ford che mette in scena uno spettacolo privo di eclettismo e che ripiega su un Blond look per smorzare gli animi intiepiditi degli addetti ai lavori.

Si distinguono Ralph Lauren, Michael Kors e Oscar de la Renta.

Ralph Lauren ci porta nel suo club con abiti glamour ispirati al vigore estetico degli anni ’30. La femminilità moderna oggi come all’ora, si declina in abiti dalla scollatura profonda per slanciare la figura. Lo stesso vestito da sera che nella notte newyorkese è stato indossato durante lo show da Bella Hadid, impeccabile nel luccichio delle rosse paillettes.

Michael Kors riserva attenzione agli anni ’40 con una collezione dall’eleganza austera. In passerella, Bella Hadid indossa una giacca imbottita in tessuto gessato da vera gangster. Il progetto punta sull’inconsistenza della fluidità.

Oscar de la Renta convince per il suo esotismo elegante. Laura Kim e Fernando Garcia omaggiano il fondatore della Maison con abiti che attingono alle radici latinoamericane dello stilista. Misurata, leggiadra, elegante: la donna disegnata dal duo di stilisti non perde occasione per sfoggiare tutta la sua classe, anche durante un safari avventuroso.

Marc Jacobs, infine, attinge al passato per la sua collezione primavera/estate 2020. L’omaggio a Karl Lagerfeld è evidente ma tra le sue muse compaiono anche la brillante Doris Day e Lee Radziwill.

London Fashion Week

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La storia non cambia per la settimana della moda londinese.

Nel periodo non proprio roseo per Londra, complice anche l’affaire Brexit (con un Boris Johnson nei guai dopo aver oltraggiato il buon nome della regina) gli unici a tener testa ad un settore (quello della moda) in crisi sono Victoria Beckham, Ports 1961, Erdem, Chalayan e Burberry.

Victoria Beckham presenta una collezione primavera/estate 2020 austera, autentica e fluida come impone la moda anni Settanta. Il progetto creativo dell’ex Posh Spice vanta look da business woman.

Karl Templer, per la collezione spring/summer 2020 Ports 1961 dà una scossa di colore con un’ispirazione esotico/hawaiano, volgendo l’attenzione alle opere di Matisse, ma anche ai colori saturi del periodo tahitiano di Paul Gauguin. 

Erdem, invece, si ispira alla fotografa italiana Tina Modotti. Moralıoğlu realizza, così, una collezione che rilegge la sua attività artistica; gli scatti, in bianco e nero, che immortalano le donne messicane.

Fonte di ispirazione per Chalayna è il colonialismo. Sfila il Sud America, dominato per tre secoli da spagnoli e portoghesi. Si esibisce anche il Giappone che, nel dopoguerra, ha subìto l’invadente presenza americana, vincitrice della Seconda Guerra Mondiale.

Chiude la settimana della moda londinese Burberry. La collezione proposta in passerella da Riccardo Tisci rilegge un momento fondamentale della cultura inglese, l’epoca vittoriana, attraverso alcuni look ispirati ai tempi della Regina Vittoria.

La moderna musa di Tisci riemerge dai fasti del passato. Il designer, infatti, si immerge negli archivi della storica Maison e tenta una rilettura straordinaria delle prime creazioni di Thomas Burberry.

Lo spettacolo, inoltre, è carbon free sostenendo l’impegno all’ecosostenibilità.

Milano Fashion Week primavera estate 2020

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L’ecocompatibilità è il tema centrale della settimana della moda milanese. Lo è, invero, da tre anni ossia da quando Camera Nazionale della Moda Italiana e Eco-Age hanno dato il via al Green Carpet Fashion Awards.

La Milano Moda Donna, però, pare non abbia convinto molti. A distanza di giorni l’attenzione è catalizzata ancora su JLo in passerella da Versace come se le presentazioni in sé non fossero degne di nota.

Alessandro Michele, per Gucci, dopo il tema dell’aborto, valuta il problema dell’autodeterminazione sottolineando le poche virtù di una società aliena.

Il formalismo estetico di Prada è ormai una consuetudine in passerella quasi da spingere i giornalisti a non aggiungere altro rispetto alle passate collezioni.

Jeremy Scott, dopo la deludente collezione spring/summer 2020 che reca il suo nome porta in scena, a Milano, una Moschino ispirata al Cubismo di Pablo Picasso. Lodevole l’intenzione ma già nel 1988 ci aveva pensato Yves Saint Laurent.

Armani, invece, disegna una collezione ispirata dalla nuova borghesia. Lo stilista piacentino trova l’occasione anche di rilanciare la “Prima” una borsa a tracolla del 1995.

Paris Fashion Week SS20

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Le sfilate parigine si aprono all’insegna di Dior e Saint Laurent. Show che catalizzano l’attenzione su scenografie non equiparabili con nessun’altra.

Parigi si dimostra aperta non solo alla moda, ma anche all’arte. Mentre in Italia, ad esempio, nessun luogo di valore artistico è deputato al fashion biz, i parigini illuminano la Tour Eiffel. La collezione di Anthony Vaccarello, chiusa con una splendente Naomi Campbell, splende sotto il monumento simbolo della nazione, e questo è solo merito di un’organizzazione compatta, capace di valorizzare i beni del proprio Paese.

Una palette di colore audace è indice dell’esigenza che abbiamo, tutti, di dare un tocco di vivacità alla “monocromia” di questa società.

Se l’austerità del nostro tempo, imposta da una crisi economico-sociale – ci impone una certa rigidità nel costume, in controtendenza alle imposizioni di Milano, Londra e New York, Parigi è un giardino fiorito.

Lo è per Valentino che propone una collezione superba sia sotto l’aspetto creativo che progettistico. Pierpaolo Piccioli usa la tecnica del grisaille per gli abiti tonali e si ispira al Simbolismo per ricreare, su stoffa, una vegetazione androgina.

Arte e moda anche nella collezione Dries Van Noten disegnata a quattro mani con l’eclettico Christian Lacroix. Una ricchezza iconografica imponente, ispirata da Arles (città natale di Dries) e l’esperienza nell’atelier di Jean Patou.

Ma la Paris Fashion Week non è solo un “life is a flower“. Vivienne Westwood utilizza un linguaggio anticonformista per commentare la propria visione dell’epoca.

Si parla di un nuovo romanticismo che celebrare, però, culture differenti.

La collezione Balenciaga spring/summer 2020 estremizza la polissessualità. Tutto è esacerbato. I tagli sono generosi, i tessuti ondeggianti, gli accessori e le geometrie iper vistosi. Sembra di assistere alla sceneggiatura di un film distopico, tra abiti-baloon e uniformi da moda.

Olivier Rousteing per Balmain rilegge, invece, i canoni estetici degli anni 2000 con abiti iperfemminili ed individuale. “Non importano i giudizi e le mentalità“, dice. “Non mollare mai e credi in te stesso perché sei tu il miglior giudice e nessuno può esserlo per te“.

In conclusione

La parola eterogeneità è emblematica per carpire le tendenze della prossima primavera/estate 2020. Un flusso variegato di ispirazioni tendono a confermare l’esigenza di ritornare ad un certo vigore estetico. L’individualità è un punto cardine in ogni collezione. Stop omologazione è il grido che si erge da New York A Londra.

Però non dobbiamo dimenticare che non solo ai bambini è concesso sognare. E la moda è anche un sogno al quale possiamo abbandonarci.

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Stefania Carpentieri
Articoli dell'Autore / Stefania Carpentieri

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