STORIA DEL TUTÙ, DAL TEATRO ALLA MODA

STORIA DEL TUTÙ, DAL TEATRO ALLA MODA

Dai balletti russi ai sodalizi con i grandi couturier: la storia del tutù, simbolo classico della moda

Il legame tra moda e balletti classici si snoda nel periodo contemporaneo attraverso un personaggio chiave: Sergei Diaghilev: l’artista che ha legato la storia del tutù ai grandi sarti della moda.

Sergei Diaghilev, l’antesignano di un sodalizio che dura secoli

Tutto ruota attorno ai primi anni del Novecento. Per convinzione, tra il 1900 al 1908.

Questo periodo storico traccia l’inesorabile declino dello sfarzo, della linea ad “S“, che simboleggia ricchezza e nobiltà.

I tempi, però, sono destinati a cambiare come i venti che soffiano sulle epoca più lontane.

Le donne vogliono salire a cavallo, fare lunghe passeggiate senza quegli ingombranti panier; persino imparare a guidare una bicicletta, indossando una tenuta sportiva.

Nell’aria si respira la febbre d’Oriente.

Il tutù firmato da Eugène Lamy per “La Sylphide”

I teatri pullulano di rappresentazioni sceniche e le riviste pubblicano racconti ambientati nelle città ad Est del mondo.

Parigi è il palcoscenico di una nuova rivoluzione culturale ed estetica. Figura chiave di questa nuova era è l’impresario russo Sergei Pavlovich Djaghilev.

Egli, infatti, si trova a Parigi per organizzare una mostra d’arte sovietica assieme a Leon Bakst (qui la sua storia) che fu co-protagonista del successo dei Balletts russes.

A questi uomini e artisti di fama internazionale s’intreccia la storia di una delle donne più controverse del Novecento: l’Isadorable Isadora Duncan (qui la sua storia).

La nota ballerina indossa cromatismi vivaci e abiti decorati con segni grafici inediti che influenzano inevitabile lo stile dell’epoca.

Questo periodo, inoltre, segna anche l’avvicendarsi di svariate sperimentazioni: dal tentativo di allinearsi con l’Art Nouveau alla ricerca cromatica dei fauves. È il macro successo delle rappresentazioni teatrali innesca un sodalizio artistico – fra teatro e moda – destinato a essere suggellato per lungo tempo.

La storia del tutù. Quando i sarti sperimentano nuovi scenari

La moda nutre il bisogno di oltrepassare la comfort zone cercando di legare il suo glamour al teatro.

Nome altisonante in tale tematica è quello di Gabrielle Chanel, attratta da Diaghilev e dalle sue rappresentazioni.

Nel 1924, infatti, grazie a Sergei, Jean Cocteau  e Pablo Picasso, apre il varco alle collaborazioni sopracitate. L’occasione è le “Train Blue”, balletto portato in scena al Téâtre Champs Élysées di Parigi.

L’influenza di Gabrielle è tale che molti suoi colleghi calcano le sue orme.

Prima, però, è doveroso fare un passo indietro.

La storia del tutù giunge ai nostri giorni attraverso fonti storiche che lo collocano nel Seicento. Il capo però, non è destinato a mantenere la sua foggia originaria. L’attuale veste, infatti, deve la sua linea ad alcune trasformazioni attuate nel Settecento.

Probabilmente è alle ballerine francesi Marie Camargo e Marie Sallé che si deve tale trasformazione. Le due danzatrici alleggeriscono le forme adattandole alle nuove richieste sceniche. Sallé, inoltre, alle strutture ingombranti sceglie una semplice tunica di mussolina, detta “alla greca“.

La trasformazione completa dell’indumento si ha, però, con Eugène Lamy, costumista de “La Sylphide“, definito l’inventore del tutù. Il look è composto da corpetto aderente con ampia gonna a campana, a più strati, lunga fino a sfiorare la caviglia. Questo modello sarà un esempio di evoluzione del tutù romantico.

Gli stilisti e il tutù. Storia di un sodalizio

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Da Gabrielle Chanel a Yves Saint Laurent, la moda s’inchina al teatro. Sono in tanti, infatti, a realizzare i costumi di scena, tra cui il tutù.

E per tal motivo, una mostra al Centre National du Costume de Scène, Moulins ne celebra i fasti.

Centotrenta costumi che permettono di comprendere l’importante sodalizio che ha segnato la storia del costume e della moda.

Tra i vari sostenitori di questa incredibile fusione, anche Christian Lacroix, Gareth Puig, Viktor & Rolf.

E ancora, Givenchy, Maria Grazia Chiuri per Christian Dior (costumi per il balletto dell’Opera di Roma), Olivier Rousteing per Balmain e Jean Paul Gaultier.

Non solo tutù.

In mostra, sino al 3 maggio 2020, anche gli abiti di scena disegnati da Gianni Versace per Maurice Béjart, Rei Kawakubo per Merce Cunnigham, Iris Van Herpen per Benjamin Millepied.

 

 

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Stefania Carpentieri
Articoli dell'Autore / Stefania Carpentieri

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