Prada e sostenibilità: l’azienda non userà più pelle di canguro

Prada e sostenibilità: l’azienda non userà più pelle di canguro

Prada rinuncia alla pelle di canguro sostenendo l’iniziativa #salvacanguri della LAV

Prada sempre più ecosostenibile. L’azienda milanese, infatti, ha deciso di dare un segnale chiaro nel percorso della sostenibilità evitando la produzione di accessori in pelle di canguro.

Una scelta lodevole che vede la griffe (e gli altri marchi del gruppo Church’s, Car Shoes e Miu Miu) associarsi a due grandi griffe globali dello sportswear e del prêt-à-porter come Diadora e Versace.

La strage dei canguri: quando la moda è complice di uno sterminio

Miuccia Prada portrait
La signora del Made in Italy, Miuccia Prada

È il 2019 quando la LAV (Lega Antivivisezione Italiana) con un documento legale rende pubblici i nomi delle aziende che utilizzano, per la confezione dei loro prodotti, la pelle di canguro. In Italia si registrano ben 14 marchi. Tra quelli citati, si annoverano anche: Lotto, Pantofola d’oro, Dainese, Ducati, Gimoto, Alpinestars, Vircos, Salvatore Ferragamo, Moreschi, Moma e Fabi.

La gravità della situazione è alta. È ha rischio, infatti, la sopravvivenza dei canguri. Ad essere brutalmente assassinati sono anche i cuccioli. Una morte lenta e certamente dolorosa. Una caccia selvaggia e spesso mal gestita che vede vittime madri e figli che, orfani, si ritrovano impauriti e indifesi a vagar nella steppa.

Come sostenuto da Simone Pavesi (responsabile LAV Moda Animal Free): “Generalmente le aziende si limitano a verificare che l’approvvigionamento sia legittimo e rispettoso delle norme vigenti. Ma non indagano (o non vogliono indagare) se le norme che regolamentano le uccisioni sono applicate e se sono sufficienti ad assicurare adeguati livelli di tutela per gli animali, quali conseguenze possono avere le uccisioni di questi animali sull’intera specie, e così via. Abbiamo ampiamente dimostrato che la legge australiana non riesce ad assicurare un reale controllo sulle modalità di uccisione, e i sistemi di certificazione, come rivelato in passate inchieste, spesso presentano grosse mancanze e incongruenze“.

L’Italia è il maggior Paese che importa pelle di canguro

2012. Campagna contro Adidas e l’uso di pelle di canguro

Una vera mattanza, quella dei canguri. Tra il 2012 al 2016, infatti, il triste record di importazione  è stato registrato sul nostro territorio con oltre 2 milioni di pelli grezze utilizzate per produrre accessori sportivi, scarpe e accessori di lusso (qui il report completo).

Negli USA, il brand di abbigliamento sportivo Lotto è stato denunciato per aver venduto scarpe di canguro in California, Stato della costa ovest dove è stata bandita la vendita di prodotti realizzati con questa pelle. Secondo il Codice penale della California, articolo 653o, infatti: “È illegale importare in questo Stato a fini commerciali, possedere con l’intento di vendere o vendere all’interno dello Stato il corpo, o qualsiasi parte o derivato dello stesso…” . Il codice tutela ben 21 specie di animali, esotiche o protette. Tra queste figura, appunto, il canguro.

#Salvacanguri: la campagna LAV che ha convinto anche Prada che non utilizzerà pelle di canguro

Tra il 2000 e il 2018 sono stati uccisi oltre 44 milioni di canguri. Una strage, l’harvest, fuori controllo. Può la moda essere così insensibile al tema della sostenibilità? Già da anni, Stella McCartney e Vivienne Westwood stanno ottenendo ottimi risultati sul tema della salvaguardia delle specie in via di estinzione e sulla salute del Pianeta.

A questi marchi di caratura internazionale si sono associati, nel tempo, anche Armani, Prada e Versace, che hanno abolito l’utilizzo della pelliccia. La svolta di Prada è avvincente: la moda dimostra di saper guardare (green) al futuro. Perché la salute della Terra ha bisogno di azioni e non di promesse.

 

 

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Stefania Carpentieri
Articoli dell'Autore / Stefania Carpentieri

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