PAUL POIRET, IL VISIONARIO DELLA MODA

PAUL POIRET, IL VISIONARIO DELLA MODA

A 140 anni dalla sua nascita, grande tributo a Paul Poiret

Paul Poiret, primo sarto di cui i critici hanno memoria, era nato il 20 aprile del 1879.

La moda scorre gli scorre nel sangue. Veloce. Figlio di commercianti di stoffe, Poiret sente il richiamo dell’abbigliamento fin dalla giovinezza.

La moda ha bisogno di un tiranno“, dichiarò. E in lui, molti ne vedono un redentore.

Il couturier dovette fare i conti con un padre ostile, contrario al mestiere di modellista tanto da costringere il figlio a fare da garzone in una bottega di ombrelli.

Ma la sera, quando faceva rientro a casa, dalla sua sacca tirava fuori ritagli di seta.

Assecondando il genitore, infatti, nel tempo libero continuava a coltivare il suo sogno realizzando abiti per una bambola e disegnando toilettes di fantasia.

Ad incoraggiarlo a lottare per i suoi sogni fu Madame Chéruit che dirigeva Maison Raudnitz. Vedendo i suoi lavori, infatti, decise di comprarne alcuni stimolandolo a non mollare.

Fece il giro di tutti gli atelier convinto che il suo talento potesse essere apprezzato da qualcuno. E nel 1898 Doucet lo prende con sé assicurandogli, negli anni a venire, il ruolo di modellista.

Durante la sua permanenza in atelier produsse la celeberrima mantellina rossa abbottonata sulla schiena che venne prodotta in quattrocento esemplari.

Nel 1900, dovette prestare servizio militare e, al suo ritorno, venne chiamato alla corte di Worth. Questa esperienza, però, lo segnò profondamente non avendo avuto la possibilità di esibire il suo talento. Atto negato dai figli del sarto, tali Jean-Philippe e Gaston.

Le dichiarazioni di Gaston che fecero saltare i nervi a Poiret

Ragazzo mio“, gli disse Gaston, “voi conoscete la Maison Worth, che veste da sempre le corti di tutto il mondo. La sua clientela e la più altolocata e la più ricca, ma oggigiorno questa clientela non indossa più soltanto abiti da cerimonia. Capita che le principesse prendano l’autobus e passeggino a piedi per le strade. Mio fratello Jean ha sempre rifiutato di produrre un certo tipo di vestiti, perché sente di non averne l’inclinazione, capi semplici e pratici, che tuttavia vengono richiesti. Siamo nella situazione di un famoso ristorante nel quale non si vorrebbe servire altro che tartufo. Ecco perché abbiamo bisogno di creare un reparto di patatine fritte”.

Di quella infruttuosa collaborazione rimarrà solo una toilette per la contessa Greffuhle: l’abito “Byzantine” ricamato con fili di oro e strascico bordato da zibellino.

“Io ho dichiarato la guerra al busto”

Con questa dichiarazione, Paul Poiret si faceva portavoce di un nuovo stile che rinnega lo sfarzo della Belle Époque.

Nel 1903, al numero 5 di Rue Auber apre la sua attività: due saloni dietro l’Opéra.

Il denaro gli fu offerto dalla madre: 50.000 franchi.

Si circonda dei più dotati illustratori come Erté, Mariano Fortuny, André Derain, George Lepape, Paul Iribe e Raul Dufy.

Crea fantastiche vetrine per attirare l’attenzione dei clienti: un promemoria gradito alle sue clienti.

Trova ridicolo dover dividere il corpo della donna tra seno strabordante e lungo derriére sul retro.

Nel 1905 crea un mantello-kimono battezzato “Révérend”, modello che fece da prototipo a successive creazioni.

Nello stesso anno sposa Denise Boulet, sua amica dall’infanzia. “Era molto semplice ma seppi cogliere la sua bellezza nascosta. Scura, slanciata, giovane, sciolta, senza ombra di cipria o belletto“. disse.

Molte donne vollero essere come lei.

Nel 1906 realizza la Vague, una vestigia a tutta altezza con taglio sotto al seno.

Il senso creativo di Paul Poiret verte su un unico perno: la libertà.

Le sue creazioni

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Al posto del busto, Paul Poiret introduce il reggiseno e giarrettiere leggere; ai colori pastello predilige toni vivaci e stampe floreali.

Come tutte le grandi invenzioni, anche quella era stata fatta nel nome della libertà […] fu ancora nel nome della Libertà che raccomandai l’abbandono del corsetto e l’adozione del reggiseno che da allora affatto la fortuna“.

Nel 1910 inventa la famigerata jupe entravé: una sottana che scende fino alle caviglie, così stretta da impedire un andamento naturale e veloce.

Per tale motivo questo capo cadrà presto in disuso.

Dal neoclassicismo all’orientalismo, il passo è breve.

È con i Balletti Russi che Poiret sperimenta nuove estetiche. Gli allestimenti barocchi dell’opera Sheherazade di Diaghilev lo stimolano a realizzare calzoni alla zuava, turbanti e kaffetani. Egli scopre la magia dell’Est.

“Milleduesima notte”, un evento unico e raro.

Nel 1911 distribuisce inviti per l’evento “Milleduesima notte” che si svolge l’11 giugno 1911 nel giardino di Maison Poiret.

Io stavo in fondo, simile ad un sultano con gli occhi bistrati e la barba bianca, e tenevo in mano una frusta d’avorio. Attorno a me, sui gradini del mio trono, le concubine, sdraiate e lascive, sembravano aspettare e temere al tempo stesso la mia collera. Era lì che, a piccoli gruppi, venivano condotti gli invitati, giunti a ossequiarmi con i loro salamelecchi come vuole la tradizione islamica“.

Il tracollo finanziario e l’oblìo di Paul Poiret

La notorietà del sarto era evidente a tutti ma la sua smania di protagonismo iniziava ad intaccare, come un tarlo, la sua percezione creativa.

Fu il primo couturier a creare a produrre un proprio profumo (1911) e balzare agli onori della cronaca con la sua discussa gonna pantalone. Creazione che scomodò persino papa Pio X che la ritenne immorale.

In questo periodo della sua vita si riflette l’ombra di Coco Chanel, rea di aver inventato “lusso per la povertà”.

La stilista gli ruberà ben presto la scena costringendolo ad accumulare un milione e mezzo di franchi di debiti, spesi col tentativo di riavvicinarsi alla sua clientela con feste opulente.

Colto alla sprovvista e umiliato dalla business woman, tenta una rivincita durante l’esposizione dell’Art déco del 1925.

Espone i suoi modelli su tre barconi fatti allestire sulla Senna. Il costo di tale installazione è talmente alto che i suoi finanziatori rifiutano di accollarsi le spese portandolo, così, in bancarotta Paul Poiret.

Abbandonato dalla moglie si ritira a dipingere in Provenza.

Scrive nel 1933: ” Sono solo anche se mi restano ancora alcuni amici e ho dei nipoti che adoro e che credo mi vogliano bene, benché li sgridi spesso, perché vorrei che sapessero tutto quello che so io. Sono tornato con passione alla pittura, che ho sempre amato e praticato, e nulla mi sembra più bello che esprimere con i colori. Quasi fossero grida che si elevano, tutta l’emozione che mi suscita lo spettacolo della natura […] Mi hanno proposto di rimettermi in attività. Potrebbe succedere. Mi sento troppi abiti sotto la pelle.

Muore nel 1944 povero e dimenticato da tutti.

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Stefania Carpentieri
Articoli dell'Autore / Stefania Carpentieri

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