MODA SOSTENIBILE, I TERMINI E IL SIGNIFICATO REALE

MODA SOSTENIBILE, I TERMINI E IL SIGNIFICATO REALE

Cosa significa “moda sostenibile”? Come riconoscerla?

Nel mare magnum di terminologie, spesso abusate,ci imbattiamo nel termine “moda sostenibile“. Una tendenza, oramai, seguita da molti, anche da marchi discutibilmente eco-friendly. Quei brand, per essere più diretti con tale affermazione, che proclamano una produttività green ma che poi si rivelano dannosi nella loro produzione.

Qualche tempo fa, infatti, abbiamo messo nero su bianco un indagine elaborata – con non pochi rischi – della redazione di Report, l’unica trasmissione Rai in grado di stanare i furbetti e mettere in piazza le loro malefatte.

In una puntata, seguita da milioni di italiani e condivisa da altrettanti utenti, venne messo sotto accusa il modus operandi di alcune industrie del settore. Nomi e fatti che non potevamo mai immaginare. Eppure queste Maison, da tempo immemore, si proclamavano eco-friendly (qui l’articolo).

Ci chiediamo, dunque, se la sostenibilità non sia più una moda che un atteggiamento da condividere.

Bocciolo di cotone

Eco-friendly, Fast Fashion e Cruently Free. Cosa significano?

Spesso, i cronisti del fashion biz – e non solo – utilizzano termini in lingua inglese per enfatizzare la tendenza in atto. Parole d’effetto che in molti casi arricchiscono il lessico di un articolo e basta.

Ma cosa significano?

Eco-friendly. Eco-friendly è sinonimo di ecologico (ecologia dal greco: οἶκος, oikos, “casa” o anche “ambiente”; e λόγος, logos, “discorso”). L’ecologia studia l’evoluzione dell’etologia, la genetica e la biologia. In semplici parole, l’obiettivo è riconoscere la biodiversità, lo sviluppo degli ecosistemi  e i processi vitali con le loro evoluzioni.

Sostenibile, dunque, non potrebbe essere attribuito all’ambientalismo come spesso, invece, accade. L’eco-sostenibilità, ad ogni modo, punta a ridurre qualsiasi elemento che possa influire negativamente sull’equilibrio dell’ecosistema. Come, ad esempio, l’utilizzo massiccio di diserbanti nelle agricolture di cotone o l’emissione di percentuali elevate di CO2 nell’ambiente attraverso le industrie.

Cruently-free. Ossia libero di crudeltà nei confronti degli animali. Stella McCartney ne è la pioniera seguita da molti marchi – anche italiani – come Gucci, Vivienne Westwood, Versace e Armani. Esclusa la pelliccia e la pelle, le case di moda si sono riversate sulla faux fur ottenuta con materiale non organico e lavorato chimicamente. Va sottolineato, ad ogni modo, che anche la pelliccia di animale, quella reale, necessita di trattamenti chimici prima di essere distribuita sul mercato. Si capisce, da quanto scritto, che una vera correlazione tra eco-friendly e cruently-free non abbia ragione di esistere.

Fast fashion. Una spina sul fianco. Fast, ovvero veloce. Fashion uguale a moda. Una moda veloce, che sforna una collezione ogni 1/2 settimane non è assolutamente ecosostenibile. Anzi, l’impatto negativo sull’ambiente è impressionante. Non solo per la produzione, ma anche per il suo trasporto. L’assassino della biodiversità del nostro pianeta viaggia su ruote, su binari e nell’atmosfera. Più collezioni si creano, più le emissioni di anidride carbonica si libera nell’aria. Più richieste da parte dei clienti giungono, più intossichiamo la Terra.

Si racconta che i marchi del fast si stiano allineando con i brand di lusso, rispettando le regole etiche imposte dal Fashion Pact firmato dai big della moda durante lo scorso G7 tenutosi a Biarritz.

 

 

 

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Stefania Carpentieri
Articoli dell'Autore / Stefania Carpentieri

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