Milano Fashion Global Summit 2020
Moda

Milano Fashion Global Summit 2020: le sfide della moda

Termina oggi il Milano Fashion Global Summit 2020. Vediamo quali sono le sfide e le opportunità della moda e del lusso per i prossimi anni

Con l’incontro di oggi, 27 novembre, giunge al termine la diciannovesima edizione del Milano Fashion Global Summit 2020 (MFGS). Un evento organizzato da ClassEditori, e per la prima volta interamente in versione digitale. Una settimana in cui si sono susseguiti protagonisti della moda, del design, del lifestyle e della finanza nel tentativo di creare una nuova sinergia di idee per affrontare le sfide future del lusso e del fashion system. 

Challenges week: dopo la pandemia, quale sarà il destino della moda e del lusso?

Quando il mondo e l’ intera economia sono forzatamente messi in pausa, le idee non si fermano. Corrono. Quella di molti imprenditori, manager e di altri addetti ai lavori è una corsa che arriva come contraccolpo istintivo e necessario, un’istinto di sopravvivenza ma anche di rinascita.

Innovare, integrare e difendere. Sono queste le parole chiave per il futuro di molte aziende.

Al Milano Fashion Global Summit 2020, tra chi promuove un cambiamento di strategia di vendita e di produzione e chi parla di rivedere le modalità di approccio al cliente e perfino interi assetti aziendali, appare evidente che non si può fare a meno di cambiare.

In un simile scenario pandemico, cambiare è necessario ma anche inevitabile. All’unanimità, gli interlocutori del summit hanno affermato che i cambiamenti, seppur complessi e talvolta rischiosi, possono generare nuove opportunità e nuove risorse.

Il digitale: tra innovazione e integrazione

Protagonista indiscusso di questi nuovi scenari è sicuramente il web e tutto il mondo digital. Strumenti fin ora considerati “nice to have“, divenuti adesso “must have“, come ha sottolineato Tommaso Palazzi, fashion editor di MFFASHION.

Le nuove -ma alcune non troppo- tecnologie digitali, hanno rappresentato per molti l’unica àncora di salvezza in questo periodo buio, per altri invece sono state un valido strumento di esplorazione creativa e comunicativa. Nondimeno, per stilisti come Fausto Puglisi i social sono una cosa ovvia, «sono l’ABC perché riguardano la dialettica demografica stessa».

Fausto Puglisi, Milano Fashion global summit 2020
Fausto Puglisi, Milano Fashion global summit 2020

Come abbiamo visto, il digitale ha cambiato il modo di lavorare di designer, stylist e manager. Così, per esempio, i look creati per i grandi artisti hanno un eco mediatico del tutto nuovo che spinge stylist e designer a ripensare ai loro lavori.

Per molti creativi, il mondo del digitale offre nuovi stimoli creativi e nuovi punti di contatto con il pubblico. É il caso del Wonder boy di Balmain, Olivier Rousteing, che ha proposto la sua ultima collezione con una sfilata phygital. Una dimensione ibrida che coniuga reale e digitale, tra ospiti fisicamente presenti allo show e una serie di schermi-segnaposti raffiguranti  alcune celebrità care al marchio.

Inoltre, molti brand di moda sono recentemente sbarcati su Tik Tok. Balenciaga, Gucci e Burberry, grazie alla creazione di brevi video interattivi o challenges diventate virali, creano nuove forme di engagement. In questo modo, l’utente diventa parte dell’universo di marca, contribuendo alla costruzione della comunicazione.

Rivoluzionaria appare poi l’idea di Federico Marchetti,  presidente e amministratore delegato di Yoox Net-a-Porter group, che vede per il futuro della moda un incontro tra competenze artigianali e potere degli algoritmi in cui i big data sono al servizio della creatività. Immagazzinare dati significa sapere cosa il cliente vuole, dunque produrre solo ciò che viene venduto e conseguentemente ridurre notevolmente gli sprechi. Analogamente, durante il terzo giorno del summit, Giuseppe Donanzan, CEO di Prisma Tech ha dichiarato che «ci sarà un netto cambiamento nel retail e nella customer experience, grazie all’utilizzo di configuratori virtuali e all’uso della realtà aumentata».

Innovare e difendere: idee per una sostenibilità ambientale e sociale

Quando si parla di innovazione, non bisogna però dimenticarsi che la moda, soprattutto quella italiana, vive di tradizione. Costruisce la sua esclusività su heritage, persone e abilità uniche. Di ciò hanno parlato due pionieri dell’artigianato italiano: Stefano Gabbana e Domenico Dolce.

La coppia di stilisti ha fatto della tradizione e dell’italianità del marchio il suo tratto distintivo. Difensori del bello e del “fatto a mano“, hanno dichiarato che: «quando abbiamo dovuto tagliare qualcosa, un aspetto che proprio non abbiamo voluto toccare è stato quello dei nostri laboratori artigiani.» Per i due stilisti, l’Italia è una repubblica fondata sull’artigianato e la moda è: «cultura, stile di vita, rappresenta un popolo che la fa e che la vive. È costume. Non è la tendenza che dura dieci minuti».

Dolce e Gabbana
Dolce e Gabbana – Milano Fashion Global Summit 2020

Coltivare il bello è l’auspicio anche di Silvia Damiani, vice presidente di Damiani Group.Dichiara: «Auspichiamo che continui ad esserci la voglia del bello, soprattutto in Italia è un’esigenza intrinseca dell’uomo amare le cose fatte bene.»

Spazio alle nuove generazioni

Molti anche i personaggi intervenuti per sottolineare l’importanza della filiera italiana e sulla necessità di preservarla e valorizzarla. Brunello Cucinelli, scommette tutto sulla nuova generazione. «Nel futuro del settore ci devono essere molti giovani perché hanno una creatività diversa e nasceranno nuovi lavori che noi stessi ancora non conosciamo. Ci sarà un forte ritorno legato al ristrutturare, riparare e riutilizzare», ha dichiarato Cucinelli.

Cruciale l’ultimo incontro del summit, quello dedicato alla sostenibilità ambientale. Colpisce la varietà di figure che sono intervenute durante questa giornata. Dai responsabili di grandi gruppi come Kering e LVMH, fino a produttori locali come il Linificio e Canapificio Nazionale. Dal packaging riciclabile  all’utilizzo di energie rinnovabili, fino ad arrivare ai progetti più straordinari come la carta di credito in legno di Flowe. Sembra ormai evidente che il tema della sostenibilità è un argomento imprescindibile e trasversale che coinvolge tutte le aziende in diversi ambiti.

Kering Manifesto sostenibilità 2020
Kering Manifesto sostenibilità 2020

Innovare sì ma innovare bene. L’indice ESG (Environmental, Social e Governance) è oggi un parametro fondamentale per molte aziende e sul quale altrettante si stanno allineando.

Per chi invece, la sostenibilità è sempre stata un core business: «Proprio a seguito di questo periodo in cui siamo stati costretti a rivalutare i valori e le priorità di ciascuno, la sostenibilità ha acquisito una rilevanza ancora maggiore, soprattutto tra le nuove generazioni», dichiara Gabriele Maggio, CEO di Stella McCartney. La volontà del marchio è infatti quella di mantenere una leadership nell’ambito della sostenibilità, cercando di essere pionieri di nuove politiche sostenibili.

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