LOEWE: L’OLOCAUSTO È DI MODA? LA POLEMICA

LOEWE: L’OLOCAUSTO È DI MODA? LA POLEMICA

Arrivano le scuse dopo la pessima figura fatta da Loewe con la capsule collection ispirata a William de Morgan. L’Olocausto è di moda?

L‘Olocausto è di moda? La polemica arriva dall’altro capo del mondo. Diet Prada, infatti, schernisce Loewe, la griffe spagnola che si è ispirata all’artista William de Morgan. Il look ricorda vagamente le uniformi utilizzate ad Auschwitz e altri campi di concentramento.

Non è mai stata nostra intenzione e ci scusiamo con chiunque abbia pensato che siamo stati insensibili al tema. I prodotti presentati sono stati rimossi dalla rete commerciale“, viene sottointeso in una nota.

La casa di moda, tra le più importanti in territorio iberico, si scusa sottolineando che mai avrebbe creduto di urtare la sensibilità dell’opinione pubblica.

In passato, anche il marchio di moda low cost, Zara, fu al centro di uno scandalo dopo aver commercializzato una t-shirt a righe con stella a sei punte attribuibile alla stella di David.

Anche in quell’occasione, il capo della discordia fu ritirato dal mercato con tanto di scuse al seguito.

Ma Zara si dimostrò recidiva visto che nel 2007 aveva creato una borsa cn segni simili alle svastiche nazifascita.

Il confronto

La moda al centro delle polemiche. Nel 2011 anche John Galliano cadde nella trappola razzista.

L’1 marzo del 2011, Dior licenzia in tronco lo stilista John Galliano dopo le frasi filonaziste e antisemite, pronunciate ai danni di un gruppo di ragazzi, in un bar parigino. Visibilmente ubriaco, il pirato della moda inneggiava ad Hitler, proclamando il suo amore nei riguardi del Führer.

L’episodio, accaduto il 24 febbraio dello stesso anno, fu archiviato dalla Maison francese con il licenziamento “per il carattere particolarmente odioso del comportamento e delle parole tenute da John Galliano.

Chi dimentica è complice? Assolutamente no, vogliamo essere garantisti ma in questo periodo storico, dove l’escalation di odio soffoca tutta l’Europa, una leggerezza di questa portata non passa inosservata.

Non deve per onestà intellettuale. Per le vittime della Shoa, circa sei milioni nel mondo. E per Liliana Segre e tutti i sopravvissuti di una delle pagine più dolorose che la storia ha scritto nel corso del suo tempo.

 

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Stefania Carpentieri
Articoli dell'Autore / Stefania Carpentieri

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