Lenta ripresa del lusso: deboli segnali di ottimismo

Lenta ripresa del lusso: deboli segnali di ottimismo

Incoraggiante, seppur debole, ripresa del lusso: le migliori aspettative riposte del 2021

Dati incoraggianti per la ripresa del lusso. Trema la fascia medio bassa. L’economia globale traballa sotto la diffusione di Covid-19 che, a distanza di più di otto mesi dalla sua messa in circolazione, fa ancora vittime. Vite umane ed economia globale messe in pericolo, s’intende. L’incertezza è ancora tanta.

Tutto nelle mani del vaccino. Per Bertelli sarà la chiave di svolta per la ripresa del lusso

Il 2020 è stato un anno precario. Nessuno, mai, avrebbe potuto immaginare che l’intera popolazione globale sarebbe stata messa a rischio a causa di un virus che, dati alla mano, non è potenzialmente mortale, ma comunque aggressivo. Durante il lockdown imposto dal governo italiano abbiamo chiacchierato con protagonisti della moda come Martino Midali e Alviero Martini che ci hanno riferito la loro impressione durante l’emergenza pandemica. Commenti a caldo, spesso negativi, di imprenditori che erano costretti a fare quadrato con il fatturato in calo a causa della chiusura degli esercizi commerciali.

Di recente, però, Patrizio Bertelli, AD del gruppo Prada, si è detto ottimista per il futuro prossimo affidando, al vaccino, la ripresa economica. Antidoto, però, che tarderà ad arrivare come sostenuto, nelle scorse ore, da Massimo Galli (direttore del reparto malattie infettive del Sacco di Milano) che ha posticipato, di fatto, la campagna vaccinale a fine 2021.

Sebbene sia stato un periodo di riflessione, non credo che cambieremo radicalmente le nostre abitudini. Dubito che i nostri consumi subiranno modifiche sostanziali, piuttosto credo che cambieranno gli strumenti che sceglieremo di usare. Le abitudini e le consuetudini resteranno le stesse, il modo in cui ne fruiremo no”, ha dichiarato al giornalista economista Alan Friedman durante la Milano Digital Fashion Week.

I numeri della ripresa

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Cartier, Trait d’éclat

Dati incoraggianti per il segmento lusso che vede, tra i marchi protagonisti, Cartier. La griffe francese, nelle scorse settimane, ha riaperto gli store di Cina e Hong Kong. Bene anche il valore. Se all’inizio della pandemia, l’azienda valeva 80 franchi svizzeri, dopo il crollo di marzo a 49,4 franchi si è riportata a 62,6.

Buona anche la prestazione di gruppo Kering (cui fanno parte Gucci, Bottega Veneta, Saint Laurent, Balenciaga e Alexander McQueen tra gli altri) che si prepara a ripartire con 63 miliardi di euro di capitalizzazione ( a fronte dei 60 miliardi di marzo 2020 ) con l’obiettivo di ritornare in quota 72 miliardi. Rimane sorprendentemente invariato il valore di LVMH (che nel suo board vanta nomi come Dior, Loro Piana, Guerlain, Givenchy, Fendi, Celine e Bulgari solo per citarne alcuni), forte di una campagna vendita online senza precedenti.

Ripresa del lusso: male Moncler e Ferragamo

Le aziende italiane faticano per la ripresa. Prima di Covid-19, le azioni di Ferragamo quotavano 18, 035 euro. A marzo, quest’ultime, sono scese a 10 euro. Non se la cava meglio Moncler che, in piena pandemia ha visto scendere le sue azioni da 35,22 euro a 27,50 al 18 marzo. Una breve ripresa, da aprile a luglio (34,00 euro) sino alla ricaduta delle scorse settimane a 31,80 euro ad azione.

 

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Stefania Carpentieri
Articoli dell'Autore / Stefania Carpentieri

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