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Moda

Carlo Capasa: la moda valorizza l’Italia ma a Milano manca ancora un Museo della Moda

In attesa della Fashion Week milanese, in partenza il 21 settembre, il presidente della Camera della Moda Carlo Capasa ci racconta i nuovi scenari della moda italiana tra ripartenze e inesorabili attese.

Dolce&Gabbana, Valentino e Alberta Ferretti hanno recentemente scelto Venezia per le loro sfilate. Cosa ne pensi? Milano potrebbe perdere il suo primato nella moda? 

Io credo sia una cosa bella che alcuni brand italiani abbiamo scelto di sfilare a Venezia perché hanno presentato le loro collezioni di alta moda. In passato hanno sfilato a Parigi, o in giro per l’Italia come Dolce&Gabbana, quindi la scelta di una città ricca di arte e storia come Venezia mi è sembrata bellissima. Dobbiamo valorizzare tutte le cose belle che abbiamo e la moda in questo è uno strumento straordinario. Milano rimane comunque il centro della moda ma è bello valorizzare tutto lo stivale, lo facciamo a Firenze con il Pitti, a Roma con Altaroma. Non escludiamo di vedere la moda anche in altre città per valorizzarle come meritano. Specialmente le collezioni di alta moda o le capsule collection speciali possono creare altri momenti di narrazione parallele da vivere nelle città di tutta Italia.

Le collezioni di prêt-à-porter continueranno a sfilare in Calendario per la Milano Fashion Week, tranne Valentino che tornerà a Parigi sebbene il suo contributo per l’Italia durante la pandemia sia stato notevole. Milano resta il cuore pulsante della moda. Infatti non dobbiamo dimenticare che durante la settimana della moda abbiamo un movimento sostanziale di buyer, clienti provenienti dall’estero e giornalisti che si muovono in oltre 800 showroom sparsi in tutta la città.

Con Stefano Boeri abbiamo parlato dell’Italia che riparte, dagli eventi di Venezia al Salone del Mobile fino adesso ad arrivare alla Fashion Week. Tra le sfilate in presenza e quelle in digitale, secondo te si tornerà ad una serie di sfilate solo in presenza o ci saranno ancora sfilate in digitale? 

Il Supersalone di Boeri è stato un messaggio molto forte e sicuramente la settimana della moda si pone in questa stessa scia di ripartenza. La moda di settembre continuerà in formato ibrido ma ci sarà una fortissima presenza di sfilate in presenza. Su 175 eventi in 6 giorni, 125 saranno in presenza di cui 45 sfilate su 65 saranno in presenza. Questo vuol dire che ci si sta muovendo per il ritorno delle sfilate dal vivo. Tuttavia non dobbiamo dimenticare che il digitale ha dato una grande mano soprattutto agli emergenti. Infatti, continueremo a trasmettere sulla nostra piattaforma. La scorsa edizione, tra le altre settimane della moda siamo stati l’edizione digital più seguita con 56 milioni di stream registrati. Per questa edizione continueremo ad utilizzare piattaforme per raccontare la moda. Le due modalità non collidono, anzi il digitale aiuta gli emergenti che hanno meno budget e aiuta a sperimentare contenuti video che rendono la moda anche più accessibile.

La pandemia ha influito anche sui modi di vestire, prediligendo un abbigliamento più casual, meno formale anche durante le occasioni importanti. Ci sarà un ritorno all’abito formale, elegante? secondo Carlo Capasa

La moda va sempre avanti anche quando sembra tornare indietro. La moda più elegante, pre-pandemica, era spesso legata agli eventi, soprattutto quelli familiari, quindi se non ci sono eventi viene meno l’esigenza di vestiti eleganti. La ripresa degli eventi spinge la moda anche a diventare più costruita quindi ci sarà il ritorno al capo più elegante. Dall’altro lato però non possiamo ignorare il cambiamento apportato al modo di vestite. Rimarrà idea di comfort, ma abbiamo anche una grande tradizione di sartoria che dobbiamo innovare ma non tralasciare.

Com’è la situazione delle aziende di moda italiane che collaborano con Camera della moda? I fatturati sono in ripresa?

Si, principalmente grazie all’estero perché in Italia non abbiamo ancora ripristinato il numero di turisti alla quale eravamo abituati e che incidevano notevolmente sul fatturato del mercato interno. I dati dell’Italia dunque sono ancora bassi perchè non c’è turismo estero. Nel frattempo, siamo ripartiti soprattutto in Cina grazie al digitale dove abbiamo registrato 30 milioni di visitatori. Quest’anno speriamo di raddoppiare il fatturato in Cina. Oggi siamo i primi esportatori di beni di lusso con 6miliardi di euro, seguiti dalla Francia con 5.6miliardi. Tra tutti i principali paesi di esportazione, siamo cresciuti a due cifre. Nel 2021 ci aspettiamo una crescita di almeno il 21% rispetto al 2020, recuperando così 15miliardi sui 23miliardi persi.

Invece, un Museo della Moda a Milano si farà?

Ci abbiamo provato e ci proviamo. Stiamo continuando a cercare un’occasione per poterlo fare. C’è l’ esigenza di avere questo tipo di spazio a Milano. Adesso abbiamo due musei del design e non c’è nemmeno un museo della moda. Noi stiamo spingendo con il governo e con le istituzioni locali ma non sembra concretizzarsi nessuna idea. È ancora tutto molto lontano, purtroppo.

Prospettive per questa fashion week che sta arrivando?

Rinnoviamo il nostro impegno per la sostenibilità ambientale, per l’inclusione delle diversità e continuiamo a dedicare molta attenzione ai giovani, inserendo in calendario un evento dedicato proprio al Fashion Graduate. Quest’anno non faremo green carpet ma faremo un sustainable fashion awards nel 2022 con nuovi partner.        Carlo Capasa

Milano Fashion Week 2021
Milano Fashion Week 2021

Questo sforzo su sostenibilità ha un seguito reale o per i produttori è faticoso cercare di sostituire materiali non sostenibili con altri sostenibili?

Si sta seguendo questa strada ed è il futuro. Chi non si adegua rischia di rimanere fuori. Si sta facendo molto anche sull’economia circolare. Nei prossimi mesi nasceranno dei consorzi dedicati alla produzione moda. È cresciuto il business dei capi vintage e dei siti di affitto e rivendita abiti. Anche i singoli brand adesso pensano a creare degli spazi per il rent dei propri abiti. Inoltre, si lavora su tanti fronti, dall’emissione di Co2, allo spreco delle acque senza trascurare l’etica del lavoro. Sostenibilità è anche sostenibilità umana. Sta morendo la filosofia dell’usa e getta, sarà bello poter passare un capo ai nostri figli e addirittura ai nostri nipoti.  Dobbiamo tornare a capire il valore di quello che indossiamo.

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