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Il Futurismo nella moda, la sua evoluzione nella Enciclopedia della Moda

Una corrente artistica che ha ispirato gli stilisti nel Novecento. La storia del Futurismo nella moda, estratta dalla nostra Enciclopedia della Moda

Da Giacomo Balla ai laboratori di moda europei e internazionali: la storia del Futurismo nella moda narra il legame indissolubile tra le due arti elitarie. Come gli stilisti hanno adattato tale corrente figurativa alle loro creazioni? Scopriamolo attraverso l’accurata voce dell’Enciclopedia della Moda di MAM-e.it, edizione 2021, in evoluzione sotto la supervisione dell’editor in chief, Stefania Carpentieri.

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La nuova Enciclopedia della Moda di MAM-e.it

A fine 2021 uscirà la nuova edizione cartacea dell’Enciclopedia della Moda a seguito dell’accordo con Intesa SanPaolo. Con oltre 4.800 voci catalogate in oltre 20 anni di lavoro consultate, giornalmente, da migliaia di persone nel mondo, l’Enciclopedia della Moda è il più autorevole strumento di ricerca nel mondo della moda. Infatti, oltre alla versione italiana sono state editate le versioni inglese e cinese con il  contributo dell’Istituto del Commercio Estero.La realizzazione è stata possibile grazie al sostegno di Pitti Immagine e Camera della Moda.

Il Futurismo nella Moda. Il manifesto

All’interno dell’Enciclopedia sono presenti:

  • tutte le 2.800 aziende più importanti che hanno determinato la storia della moda: dai grandi marchi internazionali ai piccoli artigiani;
  • gli stilisti che hanno cambiato il mondo del fashion, dai sarti che hanno rivoluzionato il costume di inizi Novecento ai grandi couturier che hanno permesso l’evoluzione estetica di questo fantastico mondo.
  • le scuole e le università più famose in tutto il mondo;
  • i personaggi che ruotano attorno al settore come PR, giornalisti ed editori di importanza internazionale.

Il Futurismo nella moda. Un estratto dell’opera enciclopedica di MAM-e.it

Futurismo e moda non sono voci antitetiche almeno per questa ragione. Infatti il fondatore del movimento, Marinetti, non solo evitò per tutta la vita di deplorare le insostenibili leggerezze della moda (come fanno di solito i poeti e gli intellettuali più pensosi) ma la assunse addirittura come il codice di comportamento ideale per gli artisti destinati davvero alla grandezza. Artisti invitati perentoriamente a rinnovare i loro modelli a ogni stagione come i couturirs di Francia. A quell’epoca, evidentemente, lo stilismo italiano era ancora di là da venire. Se questa fu l’ideologia del movimento, non dovrà allora meravigliare che proprio nelle loro proposte di abbigliamento i futuristi abbiano dato alcune indicazioni preziose per il costume quotidiano del XX secolo.

Soprattutto per merito di Balla, e poi di Depero, Prampolini, Thayaht e tanti altri. Innanzitutto mille intuizioni profetiche sono rintracciabili soprattutto in due manifesti per questo aspetto fondamentali. Il primo di Balla, Le vêtement masculin futuriste, 1914, del quale esiste una variante in italiano, guerrescamente intitolata Il vestito antineutrale. Il secondo, Ricostruzione futurista dell’universo, 1915, firmato a quattro mani dallo stesso Balla e da Depero. Nella Ricostruzione futurista, per la verità, il tema dell’abbigliamento non è toccato nella sua sostanza specifica. Salvo che per un accenno al “vestito trasformabile” nell’ottica di una rifondazione del mondo che tenga conto dei nuovi ritmi produttivi e sociali. Continua a leggere

 

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