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Il fallimento di topshop: è la fine di un’era?

Il fallimento di topshop: è la fine di un’era?

Il fallimento di Topshop sembra sempre più vicino, l’azienda in amministrazione controllata dal 30 Novembre

Il fallimento di Topshop sembra sempre più vicino, la pandemia ha accelerato la crisi iniziata nel 2018. L’azienda del gruppo Arcadia, proprietà del magnate inglese Philip Green, è entrata in amministrazione controllata. I negozi resteranno aperti in attesa che si faccia avanti qualche acquirente, a rischio 13.000 dipendenti. Si vocifera l’interesse dal marchio Boohoo, ma è nota la politica del brand nel voler puntare esclusivamente sulla distribuzione online, questo porterebbe quindi alla chiusura dei 500 negozi targati Topshop.

Fallimento Topshop
Topshop- Tokyo Arcade

Il fallimento di Topshop: l’incapacità di adeguarsi ai cambiamenti 

Topshop viene definito high street brand, a metà strada tra il più economico fast fashion e il prêt-à-porter. Il suo obbiettivo era offrire ad un target più ampio la possibilità di indossare capi visti sulle passerelle. Fino al 2017 infatti il brand sfilava due volte l’anno alla London Fashion Week. L’errore è stato il fatto di non aver compreso la potenzialità della rete, attuando una conversione e un potenziamento della strategia digitale. É stato così superato da chi fa del digitale il suo punto di forza, ad esempio il già citato Boohoo e il più famoso Asos.  Ma anche dai brand del fast fashion che si sono radicati nel mercato scegliendo un segmento ben preciso: Pull & Bear e Bershka per un target più giovane, Zara si rivolge a chi segue la moda e non vuole perdersi nessuna tendenza.

Il Fallimento di Topshop
Toshop Oxford Circus

L’importanza della brand identity

Ma a chi si rivolge Topshop? Questo è il nodo della questione. Nella prima decade del 2000 era il brand più cool del momento, seguiva la tendenze e ha diffuso nel mondo l’estetica Brit che tanto piaceva. Le collaborazioni con giovani artisti emergenti come J.W. Anderson, le celeb in prima fila alle sfilate, Kendall Jenner e Cara Delavigne, Kate Moss e Anna Wintour. Le file interminabili davanti allo store di Oxford Street, le feste con fiumi di Champagne. Un mondo glamour e scintillante di cui il brand ora non fa più parte.

Il fallimento di Topshop
Philip Green circondato da modelle

Il declino 

Dal 2018 il declino. Philip Green, proprietario di Arcadia (che detiene anche Top Man, Miss Selfrige, Dorothy Perkins, Evans e Burton) viene travolto dall’accuse di molestie. La parabola del self made man, nominato Sir della regina, prende un’altra piega. Beyoncè annulla l’accordo per la produzione e la distribuzione della sua collezione Ivy Park, per scegliere poi Adidas. Poi il calo delle vendite, nel 2018 una perdita di 202 milioni di euro. La pandemia ha quindi accelerato un destino già scritto, frutto di strategie sbagliate e scandali che hanno coinvolto il proprietario.

 

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Michela Frau
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