Gucci Epilogue e la trilogia introspettiva dell’amore

Gucci Epilogue e la trilogia introspettiva dell’amore

GUCCI, Epilogue: la trilogia introspettiva che parla d’amore e moda

Da diversi anni, ormai, Alessandro Michele per Gucci ci ha trasportati in nuovi mondi e nuove dimensioni, mostrandoci un’estetica fluida che scardina la tradizione eteronormativa del maschio bianco cisessuale, saccheggiando dai bauli della Storia e dell’arte. Lo riconferma presentando oggi il suo Gucci Epilogue, uomo e donna.

Michele ha dimostrato di amare le sfide, alcune criticate, altre apprezzate, e per questa nuova avventura dettata dalla distanza sociale, il designer romano si è imbarcato in una diretta streaming. Il tutto è visibile sui canali ufficiali di Gucci, cominciata alle 8 di questa mattina e che proseguirà per dodici ore. Inoltre, durante lo streaming è stata presentata la collezione, intitolata Epilogue. La diretta mostra anche lo shooting della collezione per la prossima campagna pubblicitaria, presso Palazzo Sacchetti a Roma . Alessandro Michele ha voluto scrivere un epilogo a conclusione dell’arco narrativo iniziato con la sua ultima sfilata, “An Unrepeatable Ritual“. La collezione era il capitolo iniziale che celebrava la magia della moda svelando ciò che si cela dietro le quinte di un’amata liturgia.

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Alessandro Michele e l’epilogo che non brilla.

Il capitolo finale di questa collezione si chiude con una lettera d’amore da parte di Alessandro Michele rivolta al suo team. Infatti, per l’occasione gli abiti e gli accessori non sono stati indossati da modelli professionisti, bensì dai suoi collaboratori.

La collezione conta settantasei look differenti, tutti scritturabili in quell’estetica barocca alla quale siamo avvezzi e riabbraccia gli eccessi e le stravaganze messe a lato negli ultimi mesi. Quindi, ricami e stampe fiorate di cappotti e di abiti si aggiungono ad avvolgenti eco-pellicce, blazer sciancrati incontrano pantaloni a coste, a zampa di elefante e in velluto e motivi tartan di gonne e giacche sono accostante a felpe e jeans. In questo mondo anni Settanta si alternano bandane, occhialoni, sia da sole sia da vista, e cappelli in paglia dalla falda larga. Il risultato finale è il solito pastiche di fluidità, ovviamente non musicale o letterario, e di elementi che riescono a trovare una quadra solo grazie alla visione di Michele.

Nonostante questa premessa, però, la collezione non è un degno epilogo e non brilla particolarmente. Non è nulla di nuovo o nulla che possa aggiungere un tassello in più all’estetica consolidata della casa di moda fiorentina che negli ultimi anni è stata pioniera e ha riacceso il dibattito sulle questioni di genere. Gli abiti sono sicuramente identificabili, eppure non si percepiscono.

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Il backstage della Gucci Epilogue

Nella diretta intervengono diversi personaggi come i fratelli D’Innocenzo che sono registi, fotografi, sceneggiatori e poeti e Alec Soth, fotografo americano. Tutti si riferiscono al loro lavoro ed esaltano la visione dello stilista di Gucci. Purtroppo, la diretta è veramente lunga, dodici ore sono troppe e la palpebra tende a calare. Ciò nondimeno, mostra un’altro lato della moda che spesso non è rappresentato abbastanza: il backstage di una campagna pubblicitaria. Effettivamente comprendiamo quante persone e quante maestranze siano necessarie per realizzare uno spot o un servizio fotografico e che con questa pandemia molti di questi professionisti non abbiano avuto la possibilità di lavorare. Perciò, apprezziamo il valore di questa presentazione ossia: l’importanza del team.

 

L’Epilogo in tre atti

Siamo al termine. Un libro letto al contrario. Un film visto in flash-foward. La collezione Gucci Epilogue è stata partorita in un crescendo di riflessione. Sul divano vintage di casa, tra una skype call di lavoro, nella limitazione personale e interpersonale.

Il percorso di Michele “somiglia a una favola in tre tempi. L’avvio di questa perlustrazione è avvenuto a febbraio. In quell’occasione ho voluto celebrare il rito magico della sfilata: una liturgia sacra e insostituibile attraverso cui il pensiero creativo si rende pubblico e si offre all’interpretazione di una comunità di spettatori emancipati. Di questo rito ho voluto mostrare ciò che ama nascondersi. Ho ribaltato i piani, portando al centro della scena i miei compagni di viaggio: quell’intelligenza collettiva, ispirata e sensibile, che rende possibile l’incanto della bellezza. Che impatti produce lo svelamento di ciò che costruisce l’illusione? Cosa accade al rito quando viene profanato? Come si riconfigurano la meraviglia, l’epifania e la suggestione?”, rende noto il designer attraverso il comunicato stampa.

Poi arriva maggio, i tempi corrono, dalla finestra la luce che illumina lo stesso divano, in quelle giornate in smart working è sempre meno fioca. “È stata una sperimentazione radicale in cui mi sono lasciato guidare dall’idea che la bellezza potesse manifestarsi, in maniera imprevedibile e meravigliosamente imperfetta, nell’assenza di controllo. In quella circostanza ho deciso di abdicare al ruolo di regista ossessivo. Ho voluto mollare la presa, rinunciare alla costruzione della scena e dell’azione, lasciando che fossero i miei modelli a costruire le loro stesse immagini. A improvvisarsi fotografi e cantastorie, produttori e scenografi? Cosa accade alla comunicazione quando cessa di diventare un atto unilaterale? Che vuol dire lavorare sulle condizioni che rendono possibile la coralità di una pratica espressiva? Cosa succede al prodotto creativo quando sfugge alla presa della predeterminazione?

L’atto terzo dell’Epilogo della Gucci Resort 2021

Poi giunge la conclusione. O l’inizio. Punti di osservazioni paralleli. Si stravolgono le regole. Si invertono i ruoli. L’epilogue di Gucci sigilla e chiude una trilogia d’amore. “L’interno si proietta all’esterno. L’invisibile prende forma, irradiandosi per autocombustione. Non solo. Con l’obiettivo di spingere fino in fondo l’analisi sui meccanismi che regolano il mondo della moda, questo intervento di rimescolamento verrà raccontato attraverso una prospettiva inusuale. Per una giornata intera chiunque potrà indagare, attraverso delle telecamere opportunamente predisposte, il processo attraverso cui l’ufficio stile incarnerà la nuova campagna pubblicitaria di Gucci. Cosa succede al rapporto tra realtà e finzione, quando lo sguardo si intrufola indiscreto tra i meccanismi di produzione di un’immagine? Cosa accade alla moda, e alla sua capacità seduttiva, quando il vero torna a essere solamente un momento del falso?

Creative Director: Alessandro Michele
Art Director: Christopher Simmonds
Photographer: Mark Peckmezian
Hair Stylist: Paul Hanlon
Make Up: Thomas De Kluyver

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Dario Conti
Articoli dell'Autore / Dario Conti

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