È MORTO AZZEDINE ALAÏA, LO SCULTORE DELLA MODA

È MORTO AZZEDINE ALAÏA, LO SCULTORE DELLA MODA

È morto Azzedine Alaïa, l’ultimo (vero) couturier del nostro secolo, aveva settantasette anni

Azzedine Alaïa, lo scultore della moda, è morto lasciandoci in eredità una sensibilità creativa difficile da riprodurre.

È stato il re della moda degli anni ’80, grande virtuoso della modellistica e del senso estetico.

Azzedine era nato a Tunisi il 26 febbraio del 1940.

La sua passione per la moda è stata coltivata seguendo il mito di Vogue e nutrita grazie alla perseveranza della sorella gemella che lo spinse a intraprendere la strada del fashion biz.

Appassionato di arte, il celebre couturier franco-tunisino frequentò l’Accademia delle belle Arti della sua città, dove studiò architettura.

Azzedine Alaïa
Azzedine Alaïa in uno scatto di Gilles Bensimon, 1987

I primi passi nella moda, tuttavia, non furono certamente positivi per Alaïa.

A diciasette anni giunse a Parigi, la capitale della Haute Couture e lavorò al servizio di Laroche.

Fu nel 1981, da autodidatta, che presentò al pubblico la prima collezione prêt-àporter.

Le sue clienti migliori erano donne di gran classe come Greta Garbo e la poetessa Louise de Vilmorin ma la donna che incarnò l’immagine dell’azienda fu la cantante Tina Turner.

Dress to Kill” era lo slogan in voga negli eighthies e il sarto lo fece sicuramente suo.

Scultura era il suo comandamento. Scandalo era ciò che suscitava in coloro che erano poco inclini a voltare pagina a favore di uno stile tutto nuovo, dimenticando i classici come Dior o Valentino.

Credo che le donne debbano essere seducenti, non tristi. C’è abbastanza tristezza nella vita ora, senza che anche le donne sembrino tristi”, dichiarò.

Ed ecco, quindi, che la sua felicità si traduceva in abiti sensuali, piccanti.

“They hold you tight and show you off (ti stringo ben bene e ti metto in vista) era il suo motto.

Azzedine amava “strizzare” le forme sinuose delle donne con abiti dall’effetto corsetto.

Lo stretch di lycra da lui utilizzato era modellato attraverso tecniche di taglio studiate in modo maniacale.

Un vero virtuoso che suscitò la curiosità della stilista tedesca Natalie Acatrini, che di lui disse: “Quest’uomo è un genio!”

Il suo successo, d’altronde, derivò dopo anni di apprendimento in materia.

Nel suo laboratorio, scomponeva gli abiti di madame Madeleine Vionnet e Cristobal Balenciaga.

Ne studiava i tagli, le proporzioni, i tessuti utilizzati per creare i capi.

Ecco che mise a punto  le sue famose cuciture a forma di spirale che modellavano e allungavano le gambe. Alzavano i glutei e stringevano la vita e sostenevano il seno.

Azzedine Alaïa, come può capitare a tutti i grandi artisti, abbandonò la moda dopo la morte della sorella.

Il grave lutto, perciò, lo tenne lontano dai riflettori ma non smise di lavorare per una ristretta cerchia di clientela.

La sua morte, resa nota solo poche ore fa, lascia un vuoto incolmabile per chi stimava la sua espressione artistica che si tramutava, sempre, in abiti scultorei.

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Stefania Carpentieri
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