DOLCE & GABBANA, CROLLA L’IMPERO CINESE

DOLCE & GABBANA, CROLLA L’IMPERO CINESE

È divorzio tra Dolce & Gabbana e Cina: Ynap e Tmall salutano – senza inchino – la griffe italiana

Il dubbio che dietro la polemica del cannolo ci fosse dell’altro è stato subito fugato: 再见 – arrivederci – cari Stefano e Domenico. La Cina non perdona ai Dolce & Gabbana lo scivolone sul cannolo e intanto, Chiara Ferragni, scrive di Karma.

Cosa è accaduto.

Il sequel tra Dolce & Gabbana e la Cina ha avuto risvolti noir. Se troppo lungo sarebbe stato il cannolo offerto alla modella dagli occhi a mandorla, il legame tra la griffe italiana e il mercato cinese ha avuto le ore contate.

Ynap, il colosso dell’e-commerce cinese ha difatti sospeso il marchio da tutte le piattaforme gestite.

A questo hanno fatto seguito anche TMall di Alibaba, Secco, Xiaohongshu e JD.com.

Dolce & Gabbana, crolla l'impero cinese. Comunicato stampa
Il comunicato che esprime il dispiacere del team Dolce & gabbana per quanto accaduto

Il danno non è attualmente quantificabile ma è assolutamente certo che, a causa dell’annullamento di “The Great Show“, il mega evento che si sarebbe dovuto tenere a Shanghai il 21 novembre scorso, la griffe italiana ha perduto ben 20 milioni di euro per la sua organizzazione.

Il mercato cinese traina il fatturato della Maison

Stefano Gabbana, in queste ore al centro della polemica per il messaggio privato offensivo nei riguardi della popolazione cinese ma smentito dall’interessato, non ha mai nascosto il ruolo decisivo del mercato cinese per il fatturato annuo del marchio.

Secondo le stime, infatti, la piazza cinese rappresenterebbe circa il 30-35% delle vendite della griffe che, tradotti in conio, sarebbero 1,3 miliardi di fatturato per 50 boutique sparse in tutto il Paese.

Uno sgambetto a Dolce & Gabbana e al Made in Italy, tutto.

Sul web si è scatenata una bagarre alla battuta migliore sull’affaire D&G VS Cina. In effetti, lo spot pubblicitario incriminato non era sicuramente adatto in un Paese in cui la forma vale più della sostanza.

Cosa potrebbe mai insegnare, agli occidentali, un popolo che permette la mattanza di Yulin, la pelliccia di Murmanski o Dogaskin o lo sfruttamento minorile nelle fabbriche?

E perché gli stessi italiani si fanno beffa di un marchio italiano che professa l’italianità in tutto il mondo?

Quello che è successo oggi è stato molto sfortunato non solo per noi, ma anche per tutte le persone che hanno lavorato giorno e notte per dar vita a questo evento“.

Sarte, costumisti, modellisti, disegnatrici e ricamatrici. Ore di intenso lavoro ora chiuso in qualche scatolone in procinto di far rientro in Italia.

Sudore, tachicardia, spilli che si conficcano nelle dita e ore di sonno perdute, date in pasto ai leoni di tastiera che non vedono il danno economico in questa storia, piuttosto il pretesto per criticare un marchio che da trentatré anni porta con orgoglio la bandiera del nostro Made in Italy, nel mondo.

E se la nota influencer italiana non perde attimo per conficcare una freccia avvelenata nella ferita aperta di Stefano, c’è da aspettarsi che il “Karma” possa colpire chiunque, anche chi, secondo Roberto Cavalli,non ha spontaneità e amore in ciò che fa.

 

Video di scuse di Stefano Gabbana e Domenico Dolce al popolo cinese.

 

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Stefania Carpentieri
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