DIOR: EVOLUZIONE DELLA GIACCA BAR DI CHRISTIAN

DIOR: EVOLUZIONE DELLA GIACCA BAR DI CHRISTIAN

Giacca Bar: viaggio tra il passato e il presente del capo icona di Dior

È facile immaginare quanto un’intuizione furtiva abbia recato un successo difficile da quantificare per maison Dior: la giacca Bar è e resterà l’icona indiscussa della griffe.

In un’epoca – quella degli anni ’40- scandita dalla guerra e dalla brama di riscatto, la fulgida immaginazione dei couturier era alimentata sia dall’ordinario sia da una vibrante interpretazione del mondo.

Il fiuto di monsieur Christian Dior giunge dopo qualche sorso di buon liquore nel bar dell’Hotel Plaza Athénée, a Parigi.

È possibile dunque immaginare, come il corpo tarchiato di Christian, cercò in fretta e furia di abbandonare il locale alla volta di casa per schizzare su un foglio la silhouette dell’iconico capo.

Su quel pezzo di carta scrisse la storia della moda riflettendo, così, l’euforia del momento.

Dagli archivi

Dagli archivi della mente, il sarto di Normandia estrapolò le creazioni di Charles James, fiutando l’ingegno.

Il New Look si apprestava a interpretare il miglior sceneggiato che il “teatro della moda” avesse mai offerto ai suoi spettatori e con esso, anche la Giacca Bar.

Affinare il corpo senza strizzare la vita” era il desiderio di Christian Dior.

Da questa idea nacque il primo prototipo. Ad elaborarlo fu Pierre Cardin.

Spalle arrotondate, vita stretta, fianchi marcati e petto pronunciato: il responsabile dell’atelier lavora sul modello con precisione matematica, strutturando la giacca con pinces e intagli.

Ma alla prima prova, qualcosa andò storto.

Indossata dalla modella Tania, la Giacca Bar andava perdendo le sue volumetrie facendo scivolare nella disperazione il povero Pierre Cardin.

Mame Moda Dior evoluzione della giacca Bar di Christian. Tania indossa la giacca Bar
Tania indossa la giacca Bar

Con un guizzo, Pierre si reca in farmacia e acquista delle garze sterili. Giunge in atelier e le piega a fisarmonica, inserendole nelle falde che ricadevano piatte sui fianchi.

Lo sfarzoso recupero della Belle Époque e della visionaria eleganza dei tratti stilistici di Paul Poiret, infastidì Mademoiselle Coco Chanel, paladina della moda androgina.

Dior, non veste le donne, le imbottisce”, dichiarò aspramente.

Per quanto l’acerrima nemica si sforzasse di screditare l’artefice del ritorno alla femminilità, il 12 febbraio del 1947 sancì il successo unanime di Christian.

Il completo di punta del défilé, presentato al 30 di avenue Montaigne, era composto da una giacca in shantung di seta color avorio, con collo stretto e falde arrotondate.

Realizzò la volumetria della gonna in lanetta nera plissettata con 12 metri di tessuto, sottogonne in tulle e fodera di 3 metri in percalle e taffettà.

Questo look tenne impegnati i collaboratori di Dior per oltre 150 ore.

Come predetto dalla sua veggente Madame Delahaye, Christian Dior morì prematuramente a 52 anni, il 23 ottobre del 1957.

Dal giorno della sua dipartita, gli stilisti che si sono succeduti, hanno reso omaggio al “dittatore garbato” della moda, celebrandolo con la Giacca Bar.

A Yves Saint Laurent spettò il compito di prendere in mano le redini della maison.

Interpretò il DNA dell’azienda introducendo il suo tocco personale. La sua Giacca Bar si allungò, sfiorando il ginocchio. Rimase inalterata la silhouette.

Dopo tre anni di contributo alla griffe, Yves dovette abbandonare il suo incarico chiamato per il servizio militare.

Al suo posto giunse Marc Bohan che restò in Dior per ben venticinque anni.

Lo stilista inglese interpretò l’immagine della maison con garbo ed eleganza.

Nel 1989 Bohan lascia Dior per Norman Hartnell e al suo posto succede Gianfranco Ferrè.

Lo stilista italiano interpreta il know how della maison rispettando la grazia della prestigiosa griffe.

Figlio di studi architettonici, Ferrè introduce linee stilizzate e formali. Il minimalismo del sarto italiano si riflette anche nell’iconica Giacca Bar, da lui rivisitata come un gilet.

Mantenne inalterati la chiusura a tre bottoni e lo shantung di seta.

L’architetto della moda abbandonò il suo incarico nel 1997.

Gli anni d’oro di Dior recano la firma di John Galliano.

Il Pirata della moda, l’enfant prodige de la couture française diede prestigio a Dior con collezioni scenografiche e teatrali.

Furono quattordici anni d’inarrestabile successo. Nel suo immaginario, la Giacca Bar divenne un costume di scena, l’evoluzione individualista e contemporanea di un capo icona.

Il revers è stato stravolto, il pizzo e il broccato la rendono regale: John Galliano est un fou.

Galliano, a causa di una condotta discutibile, fu allontanato da Dior.

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Fu Raf Simons a raccogliere l’eredità lasciata da John.

Con lo stilista belga la maison francese recuperò il tradizionale tailoring.

Per lui, nessun coup de théâtre.

L’iconica jacket Bar riacquista la linea originaria.

Nel 2015, dopo lo scarso successo di Simons, in Dior subentra l’unica donna nelle vesti di direttore creativo della griffe.

Maria Grazia Chiuri attinge dagli archivi Dior per estrarre il coniglio dal cilindro.

L’amour sauvage di Christian Dior viene interpretato nella collezione Cruise 2018 con le stampe tratte dagli affreschi giganteschi trovati nella grotta di Lascaux nel 1940.

L’iconica Giacca Bar presenta una decorazione ad arazzo che riprende le pitture rupestri rinvenute nella grotta.

Dalla sua nomina, la stilista italiana non smette di omaggiare il couturier riproponendo, ad ogni collezione, il capospalla creato dal fondatore della maison.

Anche Kris Van Assche, ex direttore creativo di Dior Homme, ha voluto rendere omaggio al sarto francese proponendo la classica giacca in versione maschile per la collezione Forever Young autunno/inverno 2018-19.

 

Scopri la biografia di monsieur Christian Dior nella voce della Nuova Enciclopdia della Moda di Mam-e.it

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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Stefania Carpentieri
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