CONDÉ NAST SAREBBE CON L’ACQUA ALLA GOLA?

CONDÉ NAST SAREBBE CON L’ACQUA ALLA GOLA?

Brutte notizie per Condé Nast: in ballo la chiusura di tre magazine

L’indiscrezione porta la firma dell’autorevole quotidiano The New York Times: Condé Nast sarebbe ancora in crisi.

Il condizionale è d’obbligo ma i rumors, sempre più insistenti, vorrebbero la chiusura di tre magazine: W – di otto uscite annuali -, il semestrale Brides e Golf Digest.

Secondo Edmund Lee e Sapna Maheshwari, – giornalisti che hanno firmato l’articolo – nel solo 2017 l’azienda ha perduto circa 120 milioni di dollari.

 

Cosa è accaduto?

Mame Moda Condé Nast sarebbe con l'acqua alla gola. Beyoncé Vogue Settembre 2018
Beyoncé sulla copertina di Vogue America settembre 2018

La digitalizzazione ha creato un taglio profondo nell’editoria stampata. L’emorragia provocata è diventata, negli anni, sempre meno gestibile. Le perdite finanziare, chiaramente, sono state arginate con manovre nette, dalla chiusura di alcune riviste fino al licenziamento del personale.

Solo nell’ultimo decennio, Condé Nast ha dovuto ricorrere ai ripari ponendo fine all’edizioni stampate di Self e Teen Vogue e licenziando ottanta impiegati. In Italia, la sforbiciata è stata data alle edizioni Vogue Uomo, Vogue Bambini, Vogue Sposa e Vogue Gioiello.

Nel 2016, inoltre, l’ennesimo taglio aveva visto protagonista il mensile Wired, oggi consultabile solo online.

E se di crisi reale si parla, l’occhio andrebbe puntato anche sulla scelta dell’azienda di concedere in leasing sei dei suoi ventitré piani del One World Trade Center di Manhattan, quartier generale di Condé Nast dal 2015. A pagarne le spese, in New Yorker e Vanity Fair.

E se la notizia dellallontanamento di Anna Wintour da Vogue fosse stata solo speculativa?

È la domanda che, nell’ultime ore, sta rimbalzando da più parti nel web e che ha fatto riflettere anche gli autori della notizia lanciata  dal The New York Times.

Annunciando il ritiro dalle scene, dell’agguerrita direttrice di Vogue America, l’attenzione sul gruppo sarebbe stata maggiore. In verità, escludendo questa manovra, le sorti di Condé Nast sarebbero tutte nelle mani delle grandi aziende di moda.

La causa del problema, infatti, è imputabile alle mancate entrate economiche derivanti dalle pubblicità, oggi riversatesi sulle edizioni online. Giocano a sfavore dell’editoria anche i social Network – Instagram fra tutti – che hanno spalleggiato le influencer anziché i veri guru della moda e del lifestyle.

Questi nuovi tagli saranno in grado di sostenere la crisi di Condé Nast?

 

 

 

La storia dell’azienda è consultabile sul Dizionario della Moda di MAM-e.it

Condé William (1873-1942). Editore statunitense. Anche se comprò la testata da Arthur B. Turnure diciassette anni dopo la sua fondazione, è il vero padre di Vogue che del resto era, prima del suo intelligentissimo intervento editoriale, una rivista di costume e di mondanità attestata su una tiratura di 10-15 mila copie.”

 

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Stefania Carpentieri
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