Moda

About Time: Fashion and Duration, torna la mostra al MET

Torna About Time: Fashion and Duration. La mostra al MET era stata chiusa a maggio a causa del Covid-19

About Time: Fashion and Duration. Torna in grande stile la mostra annuale del Metropolitan Museum di New York dopo quasi sei mesi di attesa dopo le restrizioni causa pandemia. Torna la moda. Ritorna lo stile. Il passato che ha ancora tanto da raccontare. Quanto dura la moda? Essa non ha mai fine.

Attesa, dunque, per il prossimo 29 ottobre quando le porte del MET si apriranno in tutta sicurezza. Sei mesi lunghissimi dove si è intercorsa la paura di non aprire durante il 2020. “L’ora nella tua testa è così fuori sincronia con l’ora dell’orologio”, racconta Andrew Bolton, curatore della mostra.

Abiti luttuosi di fine Ottocento. © The Metropolitan Museum of Art

About Time: Fashion and Duration: la mostra che festeggia i 150 anni dalla fondazione del MET

Nel 2020 ricorre il 150° anniversario dalla fondazione del Metropolitan Museum di New York, chiamato anche il Miglio dei Musei. La sua sua storia si interseca con l’Europa di fine Ottocento (esattamente nel 1866) quando a Parigi una delegazione di americani giungono nella città per creare una “istituzione nazionale e galleria d’arte” per portare l’arte e l’educazione artistica al popolo americano.  Il 13 aprile 1870, il Metropolitan Museum of Art fu incorporato, aprendo al pubblico nel Dodworth Building al 681 della Fifth Avenue.

Vista della seconda sala della mostra. © The Metropolitan Museum of Art

Il 20 novembre dello stesso anno il Museo acquisisce il suo primo oggetto, un sarcofago romano per poi continuare nel 1871 con l’importazione di opere internazionali firmate da Giovanni Battista Tiepolo, Anthony van Dyck e Nicolas Poussin. Seguiranno, successivamente, le opere di Matisse, Renoir e Vermeer e una ricca collezione di arte antica, dai fenici sino agli egiziani, greci e romani.

Tutto quello che c’è da sapere sulla mostra

Virginia Woolf. La voce ideologica di una narrazione lungo secoli. Il tempo, come esposizione visiva. Una cronistoria dal 1870 ad oggi che traccia, su una linea temporale astratta ma logica, il progresso e la rivoluzione estetica che ha compiuto la moda, negli anni.

Dress Viktor & Rolf collezione haute couture SS20. © The Metropolitan Museum of Art

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La mostra esplora l’abbigliamento come sintesi di comunicazione. Un linguaggio effimero che racconta, con dovizia, ogni passo della vita. Si inizia, così, con un abito nero, luttuoso, per poi sospirare dinanzi ad una creazione vivace, eclettica, firmata Elsa Schiaparelli datato 1939.

In mostra anche una creazione del dannato della moda, Alexander McQueen che con la sua gonna bumster, a vita ultra bassa tanto da far scorgere parte delle natiche, ha scritto parte della storia del settore.

Giacca bar, Dior. © The Metropolitan Museum of Art

La prima galleria si conclude, poi, con gli abiti di Chanel, Dior, Lanvin, Givenchy, Virgil Abloh e Jonathan Anderson.

Nella seconda stanza, interamente ricoperta da vetri, restart al 1958 sino a giungere alle indimenticabili minigonne in plastica firmate dal futurista Paco Rabanne. E ancora l’abito con zip di Rudi Gernreich, un completo del 1966 firmato Yves Saint Laurent e un Halston con il suo jersey in armatura a rete.

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Per Bolton, questa mostra è “non cronologica, frammentata, non lineare”. Un pasticcio visivo unico e ricco di storia. Un salto nel passato e nel presente. Un saltello istruttivo che spiega l’evoluzione della società. A questo proposito, in mostra non può mancare il celeberrimo abito firmato da Gianni Versace con la spilla da balia, il jersey second skin di Azzedine Alaïa e l’abito plissettato che imita un disco volante, firmato Issey Miyake.

 

 

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