100 ANNI DI TUTA, UN’INVENZIONE TUTTA ITALIANA

100 ANNI DI TUTA, UN’INVENZIONE TUTTA ITALIANA

Vi dice nulla il nome di Ernesto Michaelles? È stato proprio lui a inventare la tuta

1919. L’Italia Futurista, tra geni e creatori, scopre anche il gusto per la moda. Ed Ernesto Michaelles fa conoscere il piacere della comodità inventando la tuta.

Considerata un vero prodotto del settore moda nostrano, la tuta compie quest’anno un secolo di vita. Primo capo unisex annoverato nella storia del costume contemporaneo, la jumpsuit conserva inalterato il suo fascino cosmopolita.

Ernesto Michaelles, in arte Thayaht.

Thayaht è stato un artista poliedrico, capace di addentrarsi in diverse discipline artistiche come la scultura, la pittura, la fotografia, la gioielleria e anche la moda.

Un vero esponente del Futurismo arruolato nel gruppo dallo stesso Tommaso Marinetti, fondatore del movimento futurista.

Il suo abito democratico, abbozzato velocemente su un foglio, divenne un urlo di protesta nei riguardi della borghesia nostrana.

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Questo capo d’abbigliamento, dalla forma caratteristica a “T“, venne ricavato con un unico lembo di stoffa e realizzato in tessuto di cotone o tela d’Africa.

Il cartamodello ebbe una pubblicazione sul quotidiano “La Nazione” per permettere a chiunque di poter confezionare la tuta con le proprie mani abbattendo, così, la spesa.

Sul quotidiano furono, peraltro, pubblicati alcuni consigli utili per confezionarla come la stoffa da utilizzare (tela di cotone Masawa) e le tonalità da prediligere (kaki o blu).

Fu Madeleine Vionnet, ad ogni modo, a introdurre la tuta all’interno delle collezioni femminili. Questo accadde, però, dopo accordi ben precisi con l’artista fiorentino, che per Madame firmò un contratto come disegnatore.

Tra il 1919 e il 1925, Thayaht tradusse le creazioni della sarta francese in schizzi meravigliosi tanto da meritarsi, in svariate occasioni, le pagine della “Gazette du Bon Ton“.

Rodchenko e la sua “Varst” che imita la tuta

Nel 1923, ossia quattro anni dopo la fortunata invenzione di Ernest Michaelles, un’analoga creazione costruttivista conquista il mercato russo con il nome di “Varst“.

La tuta “proletaria” disegnata da Aleksandr Rodchenko e dalla moglie Stepanova fu il vero abito rivoluzionario del dopoguerra.

Negli anni 2000 la tuta è diventata un capo must have, vantando sostenitrici di tutto rispetto come la popstar Madonna che si è fatta realizzare da Dolce&Gabbana una versione in smoking.

Ma se guardiamo a ritroso negli anni, impossibile dimenticare la bellissima Lauren Hutton con la sua versione in lana spazzolata (1975) e l’icona della TV italiana, Raffaella Carrà, con una jumpsuit in tessuto lurex luminescente (1975).

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Stefania Carpentieri
Articoli dell'Autore / Stefania Carpentieri

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