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AUTOCOSCIENZA DEI ROBOT, NON È PIÙ FANTASCIENZA

AUTOCOSCIENZA DEI ROBOT, NON È PIÙ FANTASCIENZA

L’autocoscienza dei robot sarà una vera e propria rivoluzione per la scienza, il primo passo è stato realizzare il primo robot con coscienza di se.

L’autocoscienza dei robot sembra più il titolo di un film di fantascienza, ma oggi possiamo considerarla realtà.

Grazie alla ricerca dei Creative Machine Lab, guidata da Hod Lipson e
Robert Kwiatkowski della Columbia University (New York), è stata creata la prima unità robotica al mondo, in grado di percepire se stessa.

Ovvero in grado di imparare autonomamente che cos’è, senza alcuna conoscenza pregressa di geometria, fisica o meccanica e completamente ignara della sua forma, del suo stato o del contesto circostante.

Il concetto di autocoscienza

A noi sembrerà un concetto banale, ma fino ad oggi non esiste nessuna macchina capace di percepire se stessa.

 autocoscienza dei robot, adesso è realtà
L’ autocoscienza dei robot, mito fantascientifico o realtà?

Un robot non si percepisce nello spazio, non sa che forma ha o immaginarsi nel futuro o ancora collocarsi all’interno di uno scenario.

Avere coscienza di sé è un concetto molto complesso, una delle prove di autocoscienza è il riconoscersi davanti ad uno specchio, non tutti gli animali ci riescono e i bambini cominciano a farlo solo da una certa età.

Il robot che impara da solo

Questo robot è simile ad un braccio meccanico utilizzato in ambito industriale.

All’inizio dello studio questa macchina compie movimenti casuali, compiendo migliaia di traiettorie nello spazio e immagazzinando dati.

 autocoscienza dei robot, creato un robot che impara da solo
L’ autocoscienza dei robot, adesso possono imparare da soli

Utilizzando un processo di machine learning, ha interpretato i dati raccolti creando un rudimentale modello di sé, ma è solo l’inizio e il robot non sa ancora cos’è o come siano collegate le sue parti.

Così i ricercatori hanno chiesto al robot di spostare un oggetto in uno spazio chiuso e riporlo in una zona bersaglio, utilizzando solo le informazioni del modello autocostruito.

L’apprendimento rapido

La macchina dopo aver eseguito questo semplice gesto centinaia di migliaia di volte, dopo 35 ore ha rielaborato un nuovo modello di sé, così preciso questa volta che differisce dall’originale di soli 4 cm.

Per quanto riguarda la percentuale di riuscita dell’obbiettivo, il robot ha ottenuto il 100%.

Anche fuori dallo spazio delimitato, quindi valutando anche fattori esterni, è riuscito a completare l’obbiettivo il 56% delle volte.

Un risultato a dir poco incredibile!

“Per un essere umano sarebbe come riuscire a prendere e spostare un bicchiere con gli occhi bendati”, commenta Kwiatkowski.

E se potesse ripararsi da solo?

Per testare fino in fondo l’autocoscienza dei robot, hanno sostituito alla nostra macchina un componente, con uno danneggiato.

Il robot si è accorto del malfunzionamento ed è riuscito a ricalibrare i suoi movimenti, compensando il guasto in modo da non perdere efficienza.

Secondo i ricercatori, questa percezione di sé, il sapersi collocare all’interno di un contesto, per una macchina è il primo passo verso un’autocoscienza.

Alla fine dello studio vediamo un robot che mette a punto da solo un modello che lo descrive, ovvero capisce che cos’è e com’è fatto.

Sulla base di questo impara a muoversi e ad adattarsi alle diverse situazioni, compresa l’autoriparazione quando necessario.

Implicazioni etiche

I ricercatori sottolineano l’incredibile potenziale che una scoperta del genere possa avere per il futuro. Ma cosa implica l’autocoscienza dei robot?

Di certo abbiamo visto tutti i film di fantascienza, tipo: Terminator, Io Robot, Transformers e moltissimi altri.

Di certo potrebbe portare ad una svolta tecnologica, ma siamo pronti, come Umanità, ad affrontarla?

 autocoscienza dei robot, etica e moralità
L’ autocoscienza dei robot e le implicazioni etiche

Come farebbe una fredda razionalità come quella dei robot a distinguere tra bene e male, ma soprattutto, un autocoscienza non implica anche un minimo istinto di conservazione?

Adesso, consapevoli di quanto letto sopra, di certo guarderemo quei film con occhi diversi, consapevoli che, quel futuro non è poi così tanto lontano.

Speriamo solo che si arrivi a piccoli passi e ci trovi pronti, anche se già fra intelligenze artificiali, auto che si guidano da sole e tecnologie smart, il cammino ci sembra tracciato.

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Stefano Sirchia
Articoli dell'Autore / Stefano Sirchia

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