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28 ANNI DALLA STRAGE DI CAPACI. LE FRASI PIU’ BELLE DI GIOVANNI FALCONE

28 ANNI DALLA STRAGE DI CAPACI. LE FRASI PIU’ BELLE DI GIOVANNI FALCONE

Ricorre il 23 maggio l’anniversario di uno dei più sanguinari e dolorosi eventi della storia italiana: la strage di Capaci, in cui persero la vita il magistrato Giovanni Falcone, sua moglie e gli agenti della scorta.

Gli antecedenti: il Maxiprocesso

Una tragedia calcolata a tavolino da Cosa Nostra tra il settembre e il novembre del 1991. A presiedere ogni riunioni c’era Totò Riina, il noto boss mafioso. Nello stesso periodo, furono organizzati attentati contro Claudio Martelli e Maurizio Costanzo. E, naturalmente, anche contro Giovanni Falcone, il magistrato antimafia che non temeva nessuno. Così fu decisa la strage di Capaci, che stroncò le vite di uomini giusti e leali. Ma perché successe tutto proprio in quei giorni?

Innanzitutto, ci furono degli antecedenti legati alla giustizia. Avviato il 10 febbraio 1986, il Maxiprocesso si estese fino al 30 gennaio 1992. Nel giorno della sentenza finale, la Cassazione confermò gli ergastoli per alcuni mafiosi. Per questo motivo, Cosa Nostra pianificò degli attentati come segno di ribellione. I mafiosi di Brancaccio e della provincia di Trapani, di conseguenza, furono inviati a Roma per uccidere Falcone, Martelli o, in alternativa, Costanzo. Tuttavia, Riina richiamò i suoi seguaci perché voleva che Falcone morisse in Sicilia, terra natia di entrambi.

La strage di Capaci

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Un’immagine della terribile strage di Capaci

Una vita dedicata alla lotta contro la mafia, a qualunque costo. E, purtroppo, quel costo è stato alto, troppo alto, per il magistrato Giovanni Falcone, per sua moglie Francesca Morvillo e per gli agenti della scorta Vito Schifani, Rocco Dicillo e Antonio Montinaro. Inoltre, ci furono altri 23 feriti. Un tratto dell’autostrada A9, che collega Palermo e Mazara del Vallo, fu fatto saltare in aria alle 17.58 di sabato 23 maggio 1992. In quel momento, l’auto su cui viaggiavano Falcone e sua moglie stava passando. La strage avvenne poco prima del cartello che segnala lo svincolo per Capaci. Di conseguenza, il nome dell’orribile evento prese quello di quel comune siciliano. E fu così che si compì la tragedia. Fu così che uomini giusti diedero la vita per un mondo migliore, per un’Italia migliore.

Giovanni Falcone

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Giovanni Falcone

Nato a Palermo nel 1939, Giovanni Falcone entrò nella magistratura italiana nel 1964. Divenne pretore a Lentini a soli 26 anni e, a poco a poco, coltivò la passione per il diritto penale. Collaborò alla creazione del pool antimafia insieme a Rocco Chinnici (ideatore dell’iniziativa), Paolo Borsellino e Giuseppe di Lello. Niente infatti spaventava Falcone, nemmeno la temutissima mafia. Lui sapeva quale prezzo avrebbe pagato per la sua integrità morale e professionale. Eppure, non esitò a pagarlo, lasciando a tutto il mondo i suoi ideali di libertà, giustizia e onestà. Per questo motivo, proponiamo i suoi aforismi più celebri, in modo da commemorare un uomo coraggioso, ma anche profondamente saggio.

  • «L’importante non è stabilire se uno ha paura o meno, è saper convivere con la propria paura e non farsi condizionare dalla stessa. Ecco, il coraggio è questo, altrimenti non è più coraggio, è incoscienza.»
  • [Alla domanda “Ma chi glielo fa fare?”]: «Soltanto lo spirito di servizio.»
  • «È tutto teatro.Quando la mafia lo deciderà, mi ammazzerà lo stesso.»
  • «Io credo che occorra rendersi conto che questa non è una lotta personale tra noi e la mafia. Se si capisse che questo deve essere un impegno – straordinario nell’ordinarietà – di tutti nei confronti di un fenomeno che è indegno di un paese civile, certamente le cose andrebbero molto meglio.»
  • «Certo dovremo ancora per lungo tempo confrontarci con la criminalità organizzata di stampo mafioso. Per lungo tempo, non per l’eternità: perché la mafia è un fenomeno umano e come tutti i fenomeni umani ha un principio, una sua evoluzione e avrà quindi anche una fine.»
  • «Si muore generalmente perché si è soli o perché si è entrati in un gioco troppo grande. Si muore spesso perché non si dispone delle necessarie alleanze, perché si è privi di sostegno. In Sicilia la mafia colpisce i servitori dello Stato che lo Stato non è riuscito a proteggere.»
  • «Possiamo sempre fare qualcosa: massima che andrebbe scolpita sullo scranno di ogni magistrato e di ogni poliziotto.»

 

 

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Alessandro Dalai
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