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La crisi (profonda) della ristorazione e #Ioapro1501

La crisi (profonda) della ristorazione e #Ioapro1501

Non c’è dubbio alcuno che la crisi nella ristorazione si faccia sentire profondamente e non bastano certo i “ristori” a risolvere le cose.  Apri, chiudi, asporto sì, asporto no, Dpcm e stretta anti-movida. Tra indecisioni e le decisioni drastiche del governo Conte nei confronti dei ristoratori, è nato il movimento di “disobbedienza civile” #Ioapro1501. Disobbedienza si, ma “gentile” come sottolineano gli aderenti. Una protesta in toni cordiali, senza negazionismo, che lancia un appello al massimo rispetto e collaborazione con le Forze dell’Ordine in caso vadano a visitare le strutture aperte.

 

La crisi (profonda) della ristorazione e #Ioapro1501
l direttore generale di Fipe Confcommercio, Roberto Calugi, ha ricordato che la ristorazione, una delle categorie colpite maggiormente dalle restrizioni anti-Covid, ha già perso 38 miliardi nel 2020.

 

I numeri della ristorazione

Il settore è in forte difficoltà e alla ricerca di risposte chiare, veloci, in grado di sostenere. Molti, ristoranti ma anche bar, rischiano di non riaprire mai più.

l direttore generale di Fipe Confcommercio, Roberto Calugi, ha ricordato che la ristorazione, una delle categorie colpite maggiormente dalle restrizioni anti-Covid, ha già perso 38 miliardi nel 2020.Stiamo parlando – ha dichiarato a Repubblicadi imprese in buon numero già fallite.  Di 300 mila persone che rischiano di perdere il posto di lavoro […] C’è gente che si è tolta la vita, tanti non reggono più a livello psicologico, non si può scherzare sulla pelle delle persone in questa maniera”.

“La ristorazione italiana non ha pace: ogni volta che si avvicina la scadenza delle misure restrittive, ne vengono annunciate di nuove e si riparte da zero”, ha sbottato Lino Enrico Stoppani, presidente di Fipe-Confcommercio, commentando l’ultimo decreto emanato dal Consiglio dei Ministri.

Con più agenti di polizia per le strade che clienti ai tavoli anche la ripartenza post lockdown si era rivelata una penosa continuazione della quarantena sanitaria. Sono tantissimi i ristoratori che hanno preferito tenere chiuso per non aggiungere alle ingenti perdite anche i costi di gestione.

Inoltre i conti di fine anno elaborati dall’Ufficio Studi di Fipe,  hanno messo in luce come il colpo più duro al settore sia arrivato dalle chiusure di novembre e dicembre. Storicamente, nel periodo delle festività dicembrine per una parte rilevante dei locali si arriva a generare fino al 20% del fatturato annu. Nel quarto trimestre 2020, invece, le perdite registrate hanno superato i 14 miliardi di euro. Con un meno 57,1% dei ricavi, peggio ancora di quello che era successo nel II trimestre, quello del primo lockdown.

 

La crisi (profonda) della ristorazione e #Ioapro1501
Lo chef  che finora ha accumulato ben 9 stelle Michelin, non ce la fa più e sbotta.

 

Lo sfogo di Enrico Bartolini

Enrico Bartolini è lo chef a capo di un polo della ristorazione composto da Mudec e Mudec Bistrot al Museo delle Culture di Milano, più altri 5 locali. Poggiorosso in provincia di Siena, Casual a Bergamo, Glam a Venezia, La Trattoria a Castiglione della Pescaia, Locanda del Sant’Uffizio nel Monferrato.  Lo chef  che finora ha accumulato ben 9 stelle Michelin, non ce la fa più e sbotta. E chi  è più titolato di lui a parlare dello stato di crisi in cui versano i ristoranti a causa del virus, e delle misure anti-Covid decise dal governo?

Appresa la notizia della Lombardia in zona arancione dall’11 gennaio, ha rilasciato un’intervista di fuoco.

Enrico Bartolini già non aveva digerito il comportamento schizofrenico del governo che l’11 dicembre dice ai ristoratori che potranno aprire dal 13 fino a fine mese. Poi, improvvisamente, comunica che saranno di nuovo chiusi dalla Vigilia di Natale.  L’avesse saputo non avrebbe aperto solo a pranzo per una settimana. E come lui, statene certi, avrebbero ristoratori più e meno stellati . Perché sono state più le spese dei guadagni.

Cosa chiede allo Stato? Chiarezza e coerenza nel comportamento del governo e un piano di investimento a tassi agevolati. Ovviamente sgravi rilevanti sugli affitti e una spinta per il ritorno in sicurezza dei turisti.

 

La crisi (profonda) della ristorazione e #Ioapro1501
I ristoranti che aderiranno a  #ioapro1501 dal prossimo 15 gennaio apriranno, anche a cena, e lo annunciano su social, da nord a sud Italia

 

La crisi della ristorazione e #Ioapro1501

I ristoranti che aderiranno a  #ioapro1501 dal prossimo 15 gennaio apriranno, anche a cena, e lo annunciano su social, da nord a sud Italia .Con lo slogan “Io apro per non chiudere mai più”. 

Nessun negazionismo, anzi, i ristoratori che aderiscono vogliono dimostrare di poter aprire in sicurezza, senza sminuire la gravità della pandemia che sta costringendo alla chiusura il mondo. Ma soprattutto, c’è la voglia di urlare la grave sofferenza dei pubblici esercizi che chiedono risposte tangibili e rapide.

Gli organizzatori che fanno capo a una pagina Facebook chiamata IoApro1501 (la data in cui appunto comincerà la disobbedienza civile)  sostengono che saranno migliaia. E che saranno tutelati legalmente estendendo la tutela anche ai clienti. Si vedrà. Certo è un segnale forte di un settore penalizzato.

 

I ristori

In molti casi le cifre stanziate non hanno coperto nemmeno le scorte sprecate per i mesi in cui i ristoranti sono stati chiusi. I ristoratori stranieri, invece,  sono stati più fortunati. Perché hanno ricevuto dai rispettivi governi ristori ben più consistenti di quelli riconosciuti ai ristoratori italiani.

Quando la fine della pandemia  arriverà quanti saranno i ristoranti ancora aperti ? E quanti, invece, avranno chiuso per sempre? 

 

Leggi anche: La lunga notte della ristorazione in crisi; la reazione degli addetti ai lavori

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Bruna Meloni
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