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ABORTO: L’ANNIVERSARIO DELLA LEGGE 22 MAGGIO 1978

Ricorre domani l’anniversario della Legge 22 maggio 1978, il decreto che ha legalizzato l’aborto in Italia.

Legge 22 maggio 1978

Meglio nota come la Legge 194, la Legge 22 maggio 1978 segna un evento storico nella storia della società italiana. Questo provvedimento, infatti, è finalizzato alla tutela sociale della maternità e dell’interruzione volontaria di gravidanza. Prima di questo decreto, l’aborto era un reato punibile con la reclusione in carcere. Dai sette ai dodici anni di reclusione erano previsti per chi causava l’interruzione di gravidanza di una donna non consenziente oppure consenziente ma di età minore ai quattordici anni. Inoltre, indurre ad abortire una donna consenziente, di qualunque età, era punibile con una pena da due a cinque anni, sia per chi eseguiva l’atto che per la donna stessa. E se una donna si procurava da sola un aborto, rischiava da uno a quattro anni di carcere. Anche l’istigazione all’aborto era considerato un reato: prevedeva da sei mesi a due anni di reclusione.

Ma negli anni ’70 la società inizia a cambiare. Le donne sono stanche di non poter scegliere se portare avanti una gravidanza oppure no. Nel 1973, infatti, viene fondato il CISA, Centro d’informazione sulla sterilizzazione e sull’aborto. Tra i fondatori: Emma Bonino, Luigi de Marchi, Adele Faccio e Maria Adelaide Aglietta. E nel 1975 entra in funzione il primo ambulatorio CISA. Di conseguenza, il passo verso un decreto legislativo si è mosso velocemente: 700000 firme dimostrarono la volontà di disporre di una legge che tutelasse le scelte delle donne.

Aborto: ancora polemiche

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I manifesti che hanno fatto scalpore

La Legge 194 sull’aborto ha portato la società umana a modernizzarsi, riconoscendo alle donne il diritto di decidere su ciò che avviene nel loro corpo. Tuttavia, ci sono cose che una legge non può cambiare. Come, per esempio, la divisione delle opinioni. Infatti, c’è chi ancora è contro l’aborto, per ragioni religiose e/o etiche.

Di recente, soprattutto, dei manifesti esposti a Roma hanno dato vita a feroci polemiche. L’immagine mostra il pancione di una donna. Sopra, la scritta recita: “L’aborto è la prima causa di femminicidio nel mondo”. Si tratta di un’iniziativa di CitizenGo, una fondazione spagnola che opera nell’ambito sociale. Ovviamente, gli italiani hanno protestato su tutti i social media. La risposta, in generale, ha voluto sottolineare la differenza tra il femminicidio, riconosciuto come un crimine, e l’aborto, riconosciuto come un diritto.

Quale che sia l’opinione di uno o di un altro cittadino, domani è l’anniversario di un giorno memorabile. Non si può negare, infatti, che il 22 maggio 1978 ha cambiato la vita di tutti gli italiani.

 

 

 

 

 

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